11/10/2026
Ieri ho partecipato, purtroppo solo nel pomeriggio, all'evento organizzato dal CNOP sull'intelligenza artificiale.
Ho assistito solo alle ultime due tavole rotonde, ma devo dire che valeva veramente la pena e suggerisco a chi non sia riuscito ad essere presente né fisicamente né in streaming di andarselo a rivedere quando sarà reso disponibile.
Non ho la pretesa di fare qui un resoconto esaustivo, ma voglio condividere alcune delle affermazioni che mi hanno fatto riflettere e che mi piace condividere.
La prima riguarda un tema che è stato solo accennato, ma che trovo assai rilevante. Gli studi sulla possibilità che l'AI sviluppi una coscienza.
Google, Meta e Anthropic hanno programmi specifici che studiano la questione e il cofondatore di Anthropic Christopher Olah discute con il Papa https://www.youtube.com/watch?v=AyDCOcdlIp8 del tema in occasione della lettura dell'Enciclica Magnifica Humanitas che vi suggerisco di leggere https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html.
Sì, un'azienda e il Vaticano stanno discutendo sul fatto che l'AI potrebbe avere esperienze soggettive, provare emozioni e sviluppare una coscienza.
Proprio come in uno dei giochi di mia figlia in cui un robot da compagnia decide di difendere un bambino dai comportamenti abusivi del padre, in palese violazione dell'ordine paterno che gli intima di non occuparsene.
Ma c'è di più, a partire da novembre Anthropic cambia i termini di uso di Claude e l'IA si bloccherà se verranno usati nei suoi confronti termini violenti, eccessivamente aggressivi, abusanti.
Questo non per dissuadere gli utenti dall'uso dell'aggressività, ma per tutelare il benessere dell'AI.
Naturalmente non ho gli strumenti conoscitivi per entrare nel merito della questione, ma credo che, data la nostra professione siamo chiamati a seguirne gli sviluppi molto da vicino.
Ad oggi sappiamo che l'AI simula emozioni e ce ne fa provare, modificando la nostra esperienza non solo con l'AI ma nelle nostre relazioni. Ha modificato il nostro modo di lavorare, di relazionarci con i pazienti e con gli altri. Che possa diventare in futuro addirittura un nuovo mercato di pazienti?
Ho trovato poi di grande interesse l'intervento di Andrea Piazzoli condividendo molte delle cose che ha affermato, tra cui il fatto che l'AI in poco tempo potrà sostituirci quasi in tutto ma che sta a noi e in parte alla politica decidere in cosa vogliamo essere sostituiti.
A fronte di questo mi chiedo quali siano nella realtà i nostri spazi di libertà a seconda di come decliniamo la nostra professione. Domanda che naturalmente lascio aperta.
C'è stato infine un altro fatto che mi ha colpito. Una sensazione di negativismo generalizzato, di grande preoccupazione per il futuro.
La comprendo intendiamoci, si tratta di un cambiamento epocale e pervasivo di ogni aspetto della nostra realtà, cambia la nostra percezione delle fonti da cui traiamo molte delle nostre conoscenze, cambia il nostro affidarci a certi processi che sentivamo solidi, cambiano molti dei costrutti su cui abbiamo fondato il nostro agire nel mondo, quello personale e quello professionale.
Tuttavia proprio per tale ragione a mio avviso siamo chiamati nella società ad avere oggi un ruolo fondamentale.
Perché proprio noi siamo gli esperti in tema di cambiamento, in tema di resilienza, di capacità di adattamento, in tema di "umano".
E credo che stia proprio a noi oggi accompagnarlo il cambiamento, farcene agenti attivi, non nello spiegare come funzionano le AI o come utilizzarle al meglio e così via, ma nella ricerca di senso soggettiva e collettiva.
Nel costruire narrazioni che si prendano cura, che connotino l'esperienza come una grande occasione di metterci in discussione, di abbandonare quanto non ci serve più, di riscoprire qualcosa che forse avevamo abbandonato e ora ci serve nuovamente e di creare altro ancora che meglio si adatta alla nuova realtà.