01/09/2026
1° settembre.
Si ricomincia.
Essere insegnanti, oggi, non è semplice.
È una professione che chiede molto.
A volte, forse, troppo.
Chiede competenza, preparazione, responsabilità.
Chiede di stare dentro una scuola che cambia, tra burocrazia, scadenze, richieste sempre nuove e risorse che non sempre bastano.
Chiede di accogliere fragilità che spesso arrivano in classe prima ancora dei quaderni.
Chiede di ascoltare, mediare, spiegare.
E, tante volte, di ricominciare.
Chiede anche di fare i conti con un riconoscimento sociale che, negli anni, sembra essersi fatto più fragile.
Con la necessità, qualche volta, di dover spiegare il valore di un lavoro che non sempre si vede.
Eppure...
..entreremo di nuovo nelle nostre scuole.
Sposteremo sedie.
Sistemeremo libri e quaderni.
Prepareremo aule.
Ma soprattutto penseremo ai bambini e ai ragazzi che incontreremo.
A come accoglierli.
A come accompagnarli.
A come riuscire ad arrivare anche a quello che farà più fatica.
Ed è forse proprio qui che continua ad abitare la bellezza del nostro mestiere.
Nel privilegio silenzioso di esserci mentre qualcuno cresce.
Nell'assistere a un “non sono capace” che, un giorno, diventa “ce l'ho fatta”.
In una mano che finalmente si alza.
In una domanda che non ci aspettavamo.
In uno sguardo che, poco alla volta, comincia a fidarsi.
In quella parola detta nel momento giusto che forse noi dimenticheremo, ma che un bambino potrebbe portare con sé molto più a lungo.
Perché insegnare non significa soltanto trasmettere ciò che sappiamo.
Significa creare le condizioni perché un altro possa scoprire ciò che sa, ciò che può fare e, forse, anche ciò che può diventare.
È una responsabilità enorme.
Ma è anche una straordinaria bellezza.
Per questo, alla vigilia di un nuovo anno scolastico, il mio augurio va a tutti noi insegnanti.