Quanti; di questi cartacei bianchi e neri;
qualunque segno tu possa sognare, LUMA...
è coraggio. Lo strappo, reca in sè genialità, virtù e sensibile
magia... Comincia da qui.”
“Lo guardi; ti prende, lo ascolti, è nel suo coraggio che alla fine lo vedi tanto uguale a te; i tuoi natali le sue visioni espressioni, pure di un fare ciclico, talmente al di sopra delle parti che naturalmente stenti
quasi a coglierle. Quanto sia audace tutto questo, ti è noto, e sai; alla fine lo ritrovi il luogo irreale dove quasi tutto si cela; in quel quotidiano che ha segnato per noi…in un gesto che rimane da sempre lo stesso ma come sempre si avvicina e allontana, questo bianco tanto totalitario e questo nero forse più colorato perché inteso a raccogliere i più larghi linguaggi della nostra immaginazione. Una carezza per farlo crescere… audace per quella riconosciuta qualità dell’animo che gli permette di affrontare pericoli celati e vecchi retaggi visivi. Quando LUMA si osserva e ci si espone al suo fare, l’oggetto-progetto, che finemente racconta; la sua struttura complessa, segnata, costruita, ridefinita, segue un naturale processo vitale; per il giusto passaggio da tenue e bidimensionale palinsesto di racconto e deposito; ad aulico e costruito cantiere spaziato pluridimensionato. Il volume che volutamente si traccia, quello segnato e sagomato con fine maestria occupa presenza e spessore reale, il dialogo cromatico posto in essere è notevolmente legato tra emittente e ricettore, dal teso al sereno, un susseguirsi di presenze e latenze, di positivi e negativi; di solidi e soffusi bianchi, e specifici e dominanti neri; concetto “espressivo” per il suo astratto concettuale, ed “espresso”, per la sua valenza morale. E si ritrova il gesto ed il suo effetto; dove il tempo dell’odierno si rallenta e quello che pensavi avesse una forma ed una misura, solo adesso, varia. In questa voluta migrazione i suoi pesi e le sue masse cosi costruite si addolciscono in una materia nota di cui è facile farne forma, da cui è semplice ottenerne vita. Il creare di questo visionario padre; vede il mondo e la dialettica che lo caratterizza, in un suo intimo meta-codice processato; dove è molto evidente nella lettura complessiva di tale operare la chiara e repentina necessità di collimare con il visivo un’attenta ricerca condivisa. È su questo palco della mera visione che lo sguardo e il pensiero dell’osservatore sono messi in scena in un pluridimensionale intento progettuale; “il riciclo e la passione per l’elemento cartaceo”, inteso fortemente nella sua accezione nobilitata, è pertanto suggerito come strumento di creazione labile e strutturalmente radicato nelle esperienze sensoriali che ci accomunano sin dalla nostra infanzia, di figli e di uomini. Andando a ripercorrere le origini; quelle volute e comuni; il foglio di carta era ed è si strumento depositario di creazione; ma anche specchio e scrigno custodito, dove l’idea della speranza e il suo racconto si argomentavano e protendono a nuova dominante sperata misura. Pertanto in LUMA l’esistenza dei Cartani, figure mitiche chissà quanto stanziali, o quanto impavidi migratori, militi di un nobile pensiero che reca retaggi imperiali; protesi ad un disegno di colore ampiamente espansionistico, quasi astrattamente bellico. Li si riprende nell’arena oggettiva dei luoghi odierni, ora uniti in gruppo ora volutamente distinti. La sua personale tenacia; la loro forza, non è purtroppo nota e non ha origini; ma è essa stessa decisa origine di pensiero, di voluta vita,...&...grande coraggio.”
Arch.