Studio Galardo & Partners

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Studio Galardo & Partners Studio professionale specializzato nei seguenti settori:
Contabilità e Fisco
Consulenza Aziendale Lo studio Galardo nasce nel luglio del 1987.

La prima sede storica è stata nel cuore di Posillipo a Via Manzoni 115. Il titolare dello Studio è il Dott. Francesco Galardo, affermato Dottore Commercialista a Napoli e Milano. Gli ambiti di applicazione sono molteplici, ma da oltre un trentennio, il Dott. Galardo e lo staff di studio, si sono concentrati e specializzati nella consulenza aziendale integrata. Il nostro Studio raccoglie professionalità e familiarità, innalzando il rapporto con il cliente a un livello superiore di consulenza globale. Ci dedichiamo principalmente alle società di capitali con i nostri servizi specializzati di Controllo di Gestione e Organizzazione delle risorse, ma ogni categoria di cliente è seguita e coccolata dal nostro staff formato da 3 commercialisti: Dott. Francesco Galardo (fondatore), Dott. Luca Galardo, Dott. Ciro Russo; un avvocato in sede: Avv. Gianfranco Costa, consulenti del lavoro: Dott. Costanzo Giosuè, elaboratori cedolini paghe: Dott.ssa Francesca Maria Galardo, e notai con possibilità di stipula presso la nostra sede. Siamo a Salita Arenella 9, all'interno della prestigiosa casina Vanvitelliana del Parco Garzilli, a pochi passi dal cuore del quartiere Vomero. Noi, da 35 anni, per il cliente, ci siamo, sempre!

PRESSIONE FISCALE IN AUMENTO? ATTENZIONE A NON CONFONDERLA CON L’AUMENTO DELLE TASSE.Negli ultimi giorni si è parlato mo...
14/10/2026

PRESSIONE FISCALE IN AUMENTO? ATTENZIONE A NON CONFONDERLA CON L’AUMENTO DELLE TASSE.

Negli ultimi giorni si è parlato molto dei dati ISTAT: nel secondo trimestre 2026 la pressione fiscale italiana ha raggiunto il 43,5%, in aumento di 0,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2025.

Ma cosa significa realmente?

La pressione fiscale misura il rapporto tra il totale delle imposte e dei contributi sociali e il PIL nazionale.

L’aumento delle tasse, invece, riguarda l’inasprimento del prelievo fiscale, a esempio attraverso aliquote più elevate o nuove imposte.

Sono due concetti differenti.

Se aumentano gli occupati, aumentano anche i redditi imponibili e i contributi versati. Lo Stato può quindi incassare di più senza necessariamente aumentare le aliquote.

Ed è proprio un elemento da considerare nella lettura degli ultimi dati: nel secondo trimestre 2026 l’ISTAT registra 246.000 occupati in più rispetto all’anno precedente.

Più lavoratori significano una base imponibile potenzialmente più ampia e, dunque, maggiori entrate fiscali e contributive. Naturalmente, per spiegare l’intero aumento della pressione fiscale occorre considerare anche l’andamento dei redditi, del PIL e le modifiche normative.

Ma c’è un’altra questione, forse ancora più importante.

Troppo spesso, nel dibattito politico, i dati economici vengono estrapolati dal loro contesto, interpretati in maniera parziale e trasformati in slogan, pur di screditare una parte politica o esaltarne un’altra.

È un’abitudine che impoverisce il confronto pubblico e, soprattutto, impedisce ai cittadini di comprendere ciò che accade realmente.

I dati economici non appartengono né alla maggioranza né all’opposizione. E non dovrebbero essere piegati alle convenienze del momento.

Criticare le scelte di un governo è legittimo, anzi necessario in una democrazia. Tuttavia, la critica dovrebbe partire dalla corretta interpretazione dei fatti, non dalla loro manipolazione.

Perché, come ama ripetere Giovanni Santoro, il protagonista dei miei thriller:
«I numeri non mentono mai. Vanno solo conosciuti.»

E aggiungerei: soprattutto quando si pretende di usarli per raccontare la verità agli altri.

Francesco Galardo
Dottore Commercialista
Economista

Perché l'Europa aspira ai nostri risparmi?E perché l'Olanda sposta le riserve d'oro a Londra (uscita con la Brexit) e no...
04/09/2026

Perché l'Europa aspira ai nostri risparmi?

E perché l'Olanda sposta le riserve d'oro a Londra (uscita con la Brexit) e non a Francoforte (sede della Banca centrale europea)?

Leggi l'articolo... non ci stanno dicendo tutto!

L'annuncio è passato quasi inosservato, ma il suo significato politico merita attenzione. De Nederlandsche Bank (DNB), la banca centrale dei Paesi Bas

Gli amici del Sole 24 Ore, con questa menzione, mi ricordano che tra due giorni, precisamente il 24 giugno 2026, saranno...
22/06/2026

Gli amici del Sole 24 Ore, con questa menzione, mi ricordano che tra due giorni, precisamente il 24 giugno 2026, saranno 40 anni di carriera da Economista - Aziendalista.

21/05/2026
Un pozzo senza fondo.
24/04/2026

Un pozzo senza fondo.

Buongiorno a tutti.Se qualche collega commercialista fosse interessato, ho ancora 10 inviti a partecipare sulla piattafo...
21/04/2026

Buongiorno a tutti.
Se qualche collega commercialista fosse interessato, ho ancora 10 inviti a partecipare sulla piattaforma Sole 24Ore, anche per i non iscritti al circuito Partner.
Saluti

✒️ L’Italia “Parco giochi d’Europa”: da profezia a modello implicito.Una dozzina d’anni fa scrissi che, dentro l’archite...
09/02/2026

✒️ L’Italia “Parco giochi d’Europa”: da profezia a modello implicito.

Una dozzina d’anni fa scrissi che, dentro l’architettura economica europea, l’unica certezza sulla presenza italiana sembrava essere la spinta – più o meno consapevole – verso una trasformazione del Paese in un grande “parco giochi”: turismo, ristorazione, servizi a basso valore aggiunto. Oggi quel timore appare meno una provocazione e più una traiettoria, perché i pilastri che reggono la sovranità economica di una nazione – industria, filiere, logistica, produzione agricola – sono stati progressivamente indeboliti, spesso in nome di obiettivi nobili perseguiti con strumenti sbagliati o, peggio, con un’asimmetria competitiva strutturale.

⚠️ 1) Deindustrializzazione: l’acciaio come cartina di tornasole
Il caso dell’ex Ilva è diventato un simbolo: oltra al drammatico conflitto tra salute, ambiente e lavoro, racconta la difficoltà di tenere insieme transizione e capacità produttiva. La produzione è scesa su livelli storicamente depressi e il dossier resta il paradigma di un Paese che fatica a definire “che industria vuole” e con quali tempi e investimenti.
Quando una grande economia perde massa critica in settori di base (acciaio, chimica, componentistica), non perde solo fabbriche. Perde potere contrattuale nelle catene del valore e, alla lunga, gettito, salari e capacità tecnologica.

⚠️ 2) Automotive: transizione guidata male, competitività lasciata sola.
Nell’auto, la transizione è stata impostata con obiettivi stringenti senza una protezione efficace della manifattura europea nella fase intermedia. Il “ban 2035” sulle nuove auto a benzina e diesel è stato per anni la bandiera politica; oggi persino Bruxelles valuta arretramenti e flessibilità, segno che la traiettoria era stata disegnata senza considerare appieno domanda, prezzi, infrastrutture e concorrenza extra-UE.
Intanto, i numeri italiani raccontano una contrazione pesante: la produzione Stellantis in Italia nel 2025 è stata indicata ai minimi da decenni, con un calo anno su anno e livelli di output che riportano indietro l’orologio industriale.
Qui non è “green sì / green no”. È strategia. Se imponi una riconversione accelerata ma non governi il costo dell’energia, non proteggi la filiera, non investi su batterie, infrastrutture e domanda (fleet, incentivi mirati), il risultato è semplice e drammatico insieme: delocalizzi valore e importi tecnologia.

⚠️ 3) Commercio di prossimità: dopo la crisi, il cambio di struttura
Sulla grande distribuzione, il tema non può limitarsi a una narrazione identitaria “contro lo straniero”, perché è l’ennesima trasformazione del mercato. Negli anni scorsi operatori francesi sono stati molto presenti; poi alcune insegne hanno ridotto l’impronta o sono uscite lasciando macerie economiche tra IVA e contributi per i dipendenti (Auchan attraverso cessione, Carrefour con vendita del business italiano a un gruppo nazionale).
Ma il punto resta: quando la struttura distributiva si concentra, il commercio di prossimità soffre e la formazione del prezzo si sposta verso pochi grandi compratori, con effetti a cascata su produttori e fornitori. In pochi decenni, i negozi di prossimità hanno chiuso a vantaggio degli ipermercati. Oggi gli ipermercati chiudono a vantaggio dei colossi online. E domani? Senza strategia, un domani non ci sarà.

⚠️ 4) Agricoltura: standard alti in casa, concorrenza “a regole diverse” fuori
Ora, dopo le macerie ancora da raccogliere di industria e commercio, il fronte più esposto è l’agricoltura, perché è il settore dove l’asimmetria regolatoria si trasforma più rapidamente in differenziale di costo. Negli ultimi anni l’UE ha oscillato tra irrigidimento e “semplificazioni” dopo le proteste: dalla ritirata su norme chiave (come la proposta sulla riduzione dei pesticidi) fino ad accordi per alleggerire vincoli ambientali nella politica agricola.
Il nodo competitivo però rimane troppo pressante. Le importazioni da Paesi terzi possono arrivare con costi inferiori anche perché soggette a standard e controlli non equivalenti a quelli imposti ai produttori europei. Non a caso, in Europa si discute sempre più di “mirror clauses”, cioè clausole di reciprocità per imporre ai prodotti importati requisiti comparabili.
Intanto che si parla, si discute, gli agricoltori italiani subiscono costi di produzione più alti dei costi d’importazione di prodotti privi dei controlli imposti in Europa. Un paradosso che sta ammazzando, giorno dopo giorno, la filiera economica dell’agricoltura al punto che è sconveniente fare i raccolti.

❌ L'Europa che fa? Regola molto e governa poco.
Il problema non è “l’Europa” come idea. Il problema è l’Europa come pratica economica: un sistema che eccelle nel produrre vincoli (adempimenti, standard, compliance), ma mostra debolezza nel costruire potenza industriale e simmetria competitiva.

Per un Paese come l’Italia 🇮🇹, questa combinazione è tossica:
• se l’industria arretra, diventi dipendente da import e tecnologia esterna;
• se l’energia resta cara e instabile, la manifattura non regge;
• se imponi costi regolatori senza reciprocità sulle importazioni, premi chi produce fuori e punisci chi produce dentro;
• se la transizione è fatta a slogan e poi corretta in corsa, semini incertezza e blocchi investimenti.
Il risultato finale è l’esatto contrario della “competitività europea”, è una progressiva specializzazione dei Paesi più fragili in attività meno produttive, come il turismo.

E sì: assomiglia parecchio a quel “parco giochi” che, dodici anni fa, sembrava solo una provocazione.

REGALI DI NATALE?❗️Occhio alla tracciabilità.L'art. 1, comma 81, lett. d) della L. 207/2024 introduce l'obbliglo di trac...
09/12/2025

REGALI DI NATALE?

❗️Occhio alla tracciabilità.

L'art. 1, comma 81, lett. d) della L. 207/2024 introduce l'obbliglo di tracciabilità per le spese di rappresentanza e quelle per omaggi, pena indeducibilità del costo.
La nuova disposizione si applica dal 2025 per i soggetti con esercizio coincidente con l'anno solare.

Mezzi di pagamento tracciabili ammessi:
☑️Versamenti bancari o postali
☑️Carte di debito, credito e prepagate
☑️Assegni bancari e circolari
☑️App di pagamento

L’obbligo riguarda le spese sostenute sia in Italia che all'estero, diversamente da quanto previsto per le spese di trasferta che restano limitate al solo territorio nazionale.

Domani pomeriggio, sarò ospite della Wolters Kluwer.Se vi va, siamo online dalle 15:00
15/10/2025

Domani pomeriggio, sarò ospite della Wolters Kluwer.
Se vi va, siamo online dalle 15:00

Indirizzo

Salita Arenella 9
Naples
80129

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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