12/06/2021
La tecnologia digitale semplifica la vita, ma non i rapporti sociali.
Accelerazione: è il fenomeno che, fra gli altri, la pandemia ha messo in evidenza e costituisce un (nuovo) paradigma dello sviluppo. Non che prima la nostra esistenza non fosse caratterizzata dalla velocità, anzi. Tuttavia, quell’evento ha dato una ulteriore spinta alla celerità. Basti solo pensare che i vaccini anti-Covid sono stati realizzati nell’arco di un anno, mentre in precedenza il tempo utile si aggirava attorno ai 10 anni.
Gli strumenti tecnologici della rivoluzione digitale ne sono stati il veicolo. Viviamo una realtà crescentemente interconnessa, dove i confini fisici tradizionali tendono ad annullarsi. Lo vediamo soprattutto nell’organizzazione del lavoro e delle imprese. I periodi di chiusura forzata dai contagi del virus hanno reso le case private in degli uffici. Le connessioni tramite le piattaforme Skype, Zoom, ecc. hanno svelato le privacy delle persone. Una parte del lavoro è traslocato al di fuori delle imprese. La stessa strumentazione digitale applicata alla produzione e ai servizi sta ridefinendo i profili professionali e le competenze richieste. Così come è cambiato il modo di apprendere, oltre che di insegnare. Insomma, siamo di fronte non solo a nuove forme di organizzazione, ma a un cambio culturale dello sviluppo sociale ed economico.
La vecchia società novecentesca, industriale e analogica, sta lasciando il passo a una nuova società post-industriale: smart, accelerata e iper-connessa.
In una parola, digitale.