Radioguide per Visite Guidate

Radioguide per Visite Guidate NOLEGGIO RADIOGUIDE per Visite Guidate nelle province di NAPOLI e CASERTA

08/12/2020
07/12/2020

Un eucalipto rostrato di 200 anni proveniente dall’Australia.
Si narra che sia il primo messo a dimora in Italia.
È nel Registro degli Alberi Monumentali d’Italia ed è protetto da tutela.
Le sue radici sono in Villa Comunale a Napoli, all’altezza di Largo Pignatelli.
Poi si slancia con le sue chiome per ben 25 metri toccando il cielo di Napoli.
Nella Villa Comunale di Napoli, tra i più bei giardini storici pubblici nella disponibilità dei napoletani e dei turisti, vi sono 112 specie arboree, appartenenti a ben 55 famiglie ed 86 generi.
Si segnala la presenza di un gran numero di specie esotiche (72,3 % del totale), provenienti soprattutto dal Nuovo Mondo e dall'Asia, ma ci sono anche specie provenienti dall'Oceania, dall'Africa e da altre regioni europee.
A questo eucalyptus Tiziano Fratus, narratore e poeta di alberi e paesaggi verdi, dedica alcune pagine del libro "I giganti silenziosi - Gli alberi monumento delle città italiane". Lo definisce “il ciclope”.
La Villa Comunale è un Museo Verde con un patrimonio arboreo di inestimabile valore che dobbiamo considerare al pari di una collezione museale e per questo curare, tutelare, conoscere e valorizzare.
Tiziano Fratus

16/11/2020

NAPOLI, IL REGNO DEI VACCINI NELL'EUROPA NO-VAX

Se oggi è il SARS-CoV-2, causa del , a mettere in ginocchio il mondo, nel Settecento il flagello endemico era il variola, causa del , la malattia infettiva più diffusa e più grave nell'Europa di quel tempo. Spaventava tutti, dacché colpiva giovani e bambini, e una persona malata su sei moriva, mentre chi non lo contraeva in forma maligna e letale facilmente restava cieco o deforme. Alla metà del secolo si contavano 60 milioni di morti, soprattutto bambini, e solo negli stati italiani ne risultavano colpiti sei giovani su dieci.

Anche Filippo di Borbone, primogenito di Carlo III di Spagna, morì a 30 anni, nel settembre del 1777, affetto dalla malattia. Il fratello Ferdinando, re di Napoli e Sicilia, scosso dal lutto, seguì l'esempio della suocera Maria Teresa d'Asburgo, illuminata imperatrice che aveva fatto immunizzare i figli attraverso la "variolizzazione". Si trattava di un metodo di prevenzione anti-vaiolo sperimentato in terra ottomana mediante inoculazione di materiale pustoloso prelevato da lesioni vaiolose o dalle croste di pazienti non gravi e in via di guarigione. La pratica era ostacolata dalla superstizione di certi ambienti religiosi, per i quali infettarsi da persona sana significava andare contro la volontà di Dio, ed era anche di difficile accettazione visto che non era immune da rischi: le persone inoculate, oltre a divenire veicolo di contagio, potevano contrarre la malattia in forma grave e morire. Tra i primissimi a validare l'inoculazione c'era il medico pugliese Domenico Cotugno, che a Napoli, nel 1769, aveva pubblicato il 'De sedibus variolarum syntagma', in cui aveva sostenuto l'ancora delicata pratica.
Ferdinando, con grandissimo coraggio e sfidando le paure diffuse, incaricò il medico pisano Angelo Maria Gatti, esperto della pratica, di "variolizzazarlo", suscitando da Madrid la contrarietà di suo padre, il cattolicissimo Carlo III. Cattolico era pure Ferdinando, ma aveva sposato una figlia di Maria Teresa d'Asburgo, la giovane Maria Carolina, persona assai colta e ben disposta ai progressi della scienza; e così, nel marzo del 1778, a 26 anni, il Re si fece inoculare, al pari della quasi coetanea consorte, scrivendo poi al padre che, dopo un bel po' di pustole comparse sul viso e sul corpo, le cose procedevano bene e si sentiva più tranquillo.

Le inoculazioni divennero sempre più una priorità per Ferdinando e Maria Carolina dopo l'ancor più dolorosa morte dell'amato primogenito, il piccolo Carlo Tito, scomparso per il vaiolo nove mesi dopo, a soli tre anni. E dunque la coppia reale fece variolizzare il piccolo Francesco, nuovo erede al trono di un anno di età, e le sorelle maggiori Maria Teresa e Maria Luisa, per poi ordinare l'inoculazione obbligatoria per i ragazzi dell'appena costituita Real colonia delle Seterie di San Leucio, dove esisteva una vaccheria per l'allevamento delle vacche sarde. Il virus infettava non solo gli uomini ma anche i bovini, i quali la trasmettevano alle mungitrici, in forma più blanda e con lesioni limitate alle mani.

Nella primavera del 1801, durante un'epidemia di vaiolo a Palermo che mieteva migliaia di vittime, e su richiesta di Maria Carolina che aveva perso una sorella sempre per la malattia, l'impavido Ferdinando sfidò lo scetticismo generale e si avvalse di due medici inglesi, Joseph Marshall e John Walker, recatisi in Sicilia per immunizzare i marinai britannici di stanza sull'Isola, e avviò quello che è da considerarsi il primo programma di vaccinazione su larga scala dei territori italiani. Dopo aver fatto variolizzare i suoi figli, ordinò ai medici delle province di fare lo stesso con le centinaia di migliaia di orfanelli e trovatelli delle loro giurisdizioni. Furono coinvolti oltre diecimila bambini in meno di un anno.

Nell’agosto del 1802, il Re istituì un apposito organismo sanitario, la Direzione Vaccinica, con sede nel Real Albergo dei Poveri di Napoli e succursali nelle altre province del regno.

Tra il 1803 e il 1810, il giovane medico napoletano Gennaro Galbiati, chirurgo ostetrico dell’Ospedale degli Incurabili e allievo di Domenico Cotugno, perfezionò l'inoculazione, rendendola più sicura ed efficace. Il suo metodo si rifaceva alla scoperta dal medico inglese Edward Jenner, il quale aveva intuito che inoculando il più blando vaiolo degli animali anziché quello umano si sarebbe ottenuta ugualmente l’immunità, e aveva iniziato a sperimentare la scoperta, deducendo che da tale immunizzazione il virus si presentava nella forma bovina, quindi senza gravi conseguenze, e non in quella umana più pericolosa. Il metodo, definitivamente verificato nel 1796 e conosciuto come "inoculazione jenneriana", utilizzava il virus vaccinico come agente virale, ed era di fatto il primo "vaccino", nome derivante appunto dall'aggettivo latino "vaccinus", derivato di v***a. Domenico Cotugno, ne era divenuto convinto sostenitore.
Cosa fece di innovativo Galbiati? Con il metodo Jenner, il materiale infetto dei bovini veniva trasferito da animali infetti a uomini sani, come nella variolizzazione, e ciò aveva lo svantaggio di poter trasmettere, nel successivo trasferimento da uomo a uomo, altre patologie infettive umane, soprattutto la sifilide. Galbiati introdusse il trasferimento del materiale infetto in vacche giovani e sane, e da queste ritrasferito all'uomo. Inoltre eliminò il trasferimento da uomo infetto a uomo sano ed introdusse il passaggio attraverso un bovino, che aveva anche il vantaggio di produrre quantità maggiori e standardizzate di materiale da trasferire ai bambini da vaccinare.

La vaccinazione animale ideata da Jenner e perfezionata da Galbiati venne avversata dagli ambienti più conservatori perché considerato un insulto alla natura, data la commistione tra animale e uomo. L'opposizione venne soprattutto dalla Commessione Centrale di Vaccinazione, il nuovo nome dato nel 1807 da Giuseppe Bonaparte alla Direzione Vaccinica dopo l'invasione francese a Napoli. L'istituto, tra il 1808 e il 1819, nonostante gli scetticismi e le paure della popolazione, registrò 280.000 immunizzazioni, la maggior parte eseguite utilizzando il di derivazione umana.

Fu poi con il Decreto n. 141 del 6 novembre 1821 "riguardante la inoculazione del vaccino vajuolo" che lo stesso Ferdinando di Borbone, una volta recuperato il trono di Napoli, rese obbligatoria con severe norme la vaccinazione dei bambini del regno, per la prima volta negli stati d'Italia. Il sovrano operò per scoraggiare il fronte antivaccino e per persuadere gli scettici proprio con l'arma della fede e con l'incentivo di una lotteria nazionale. I parroci, tenuti a mantenere aggiornati i loro registri dei vaccinati, avrebbero dovuto "minacciare" di disgrazie i più riluttanti e ogni anno avrebbero messo tutti i nomi dei vaccinati in un’urna, da cui sarebbe stato estratto il nome di un fortunato vincitore di un cospicuo premio in denaro.

Con i Regolamenti emanati il 10 settembre 1822, commutando la Commessione Centrale di Vaccinazione in Istituto Centrale Vaccinico, fu definita dettagliatamente l’organizzazione dei diversi livelli amministrativi insediati nelle province.

Nel 1843, l'istituzione vaccinica di Napoli fu insignita di un prestigioso riconoscimento dall'Accademia Reale delle Scienze di Francia per il lavoro compiuto in quarant'anni di proficua attività, tra organizzazione e diffusione dei regi decreti, a testimonianza di quanto fosse stato esemplare in tutt'Europa per la prevenzione e la lotta contro il vaiolo.

In prossimità dell'unificazione politica d'Italia, il torinese Massimo d’Azeglio, governatore della provincia di Milano, scrisse al patriota Diomede Pantaleoni: "Ma in tutti i modi la fusione coi napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso!". Faceva davvero paura quella malattia, anche a chi dai napoletani otteneva la soluzione, visto che nel frattempo la retrovaccinazione con l'utilizzo di bovini ideata da Galbiati iniziava ad affermarsi. Nel 1864, durante un convegno medico a Lione, un brillante allievo di Gennaro Galbiati, Ferdinando Palasciano, rese nota in ambito internazionale l’ormai sessantennale esperienza napoletana, invitando a Napoli chiunque volesse visitare gli stabilimenti sorti per produrre il vaccino industriale di derivazione animale messo a punto dal suo maestro, quello che fu poi adottato dall'intera comunità scientifica mondiale mentre la ‫variolizzazione‬ finiva per essere vietata.

L'ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente eradicata questa malattia nel 1980. Un risultato straordinario reso possibile dal prezioso contributo della medicina napoletana, un vero modello nella storia dei vaccini che andrebbe studiato da chi oggi, in tempo di , pur essendo napoletano, si dice stupito che l'eccellenza delle cure arrivi incredibilmente da Napoli e da quell'ospedale che porta il nome di Domenico , il medico che fu tra i primi ad appoggiare l'inoculazione jenneriana, aprendo la strada del perfezionamento al suo allievo Gennaro Galbiati.

29/10/2020
27/10/2020
27/10/2020
26/10/2020

EMERGENZA COVID-19

Vi informiamo che la nostra Procedura di Sanificazione delle Radioguide in base alle linee guida della Circolare Ministeriale n. 5443 del 22.02.2020 è la seguente:

1) il nostro deposito-laboratorio dopo aver eseguito gli interventi di igienizzazione ordinaria, viene sanificato usando prodotti a base di ipoclorito di sodio al 0,5 % o etanolo al 72 %

2) due volte al giorno i locali vengono sottoposti ad irraggiamento di potenti lampade UVC a lunghezza d'onda corta che distruggono virus, batteri e altri microorganismi eventualmente presenti agendo sul loro DNA.

3) muniti di guanti monouso e mascherine FFP2 decontaminiamo accuratamente le radioguide con un panno di carta casa monouso imbevuto di alcol puro al 90%.

4) successivamente ogni singolo ricevitore e trasmettitore viene protetto in busta di PVC nella quale viene inclusa la bustina, già sigillata all’origine, dell’auricolare monouso.

5) infine i kit così composti vengono inseriti in una Sterilizzatrice per un ciclo di irradiamento di 8 minuti di raggi UVC-UVGI di 254 nm. Lo stesso procedimento viene effettuato per i microfoni, ai quali sostituiamo la spugnetta antivento con una nuova.

Forniamo copie del Certificato di Sanificazione Iniziale, del Registro di Sanificazione Quotidiana, del Responsabile del Procedimento Anti COVID-19, delle Schede Tecniche Lampade UVC e delle Schede Tecniche materiali detergenti usati.

Noleggio Radioguide Dicon

26/10/2020

Radioguide Dicon
Piccole Ricetrasmittenti utilissime per le visite guidate all’interno dei Musei, all’aperto nei Siti Archeologici, nei Centri Storici e nei percorsi di trekking. Leggerissime, dal peso di solo 45 grammi e con una acustica perfetta. Hanno batterie che durano 30 ore ed una distanza utile di 150 metri.

OFFERTA NOLEGGIO RADIOGUIDE EMERGENZA COVID-19
Tutto perfettamente sterilizzato come da Circolare Ministeriale
n. 5443 del 22.02.2020

Busta sigillata contenente :

Radioricevitori e relativi Auricolari Individuali Monouso
1 Trasmettitore per la Guida + 1 altro Trasmettitore di riserva
1 Microfono a clip + 1 Microfono ad Archetto
Eventuali Caricabatterie e Auricolari di riserva

Il costo del noleggio è di € 1,00 + IVA cadauno al giorno

Ritiri e consegne sempre gratis presso i ns. punti di ritiro a Napoli.
Eventuali richieste di consegne e/o ritiri presso altre ubicazioni verranno conteggiate a parte in base alla distanza e agli orari.

Enrico 333 2571828 081 7527159 [email protected]

Indirizzo

Naples

Telefono

+393332571828

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