19/04/2015
domenica 19 aprile 2015 quotidiano.roma
www.ilroma.net
3
PRIMO PIANO
L’INTERVISTA Maria Grazia Santucci: «Genitori distanti, gli adolescenti faranno di tutto per attirare l’attenzione» «Salvate i vostri figli, ascoltateli»
DI FABIO POSTIGLIONE
NAPOLI. «Ai genitori, ma più in generale agli adulti, direi: “Ascoltate i vostri figli, accom- pagnateli, stategli vicini». È Ma- ria Grazia Santucci, psicologa, psicoterapeuta della famiglia, cri- minologa ed esperta in psicologia dell’emergenza, che intervista dal “Roma” ha raccontato alcune del- le dinamiche che possono porta- re i preadolescenti e gli adole- scenti a compiere azioni molto pe- ricolose, come ubriacarsi, drogarsi e più in generale trasgredire.
Qual è l’età nella quale un ge- nitore dovrebbe preoccuparsi per il comportamento del figlio? «Un figlio va seguito sin da quan- to è piccolo ma il problema di adesso è che si è spostata verso il basso l’età nella quale si diventa adolescenti. I genitori, e più in ge- nerale gli adulti, sono poco vigi- li, non accompagnano i loro figli. Il problema è che si tende a con- trollare e quando si controlla un ragazzo si fa si che lui poi possa scappare al controllo e commet- tere azioni al limite della lega- lità».
Bisogna essere amici, accondi- scendenti o duri?
__
«Duri, no. Si finirebbe per otte- nere l’effetto contrario a quello desiderato. Ma discreti. Attenti ma discreti. Di sicuro non biso- gna essere amici del proprio fi- glio ma genitori. Occorre impa- rare a non imporre regole ma a dare regole, perché le regole so- no dei “contenitivi”, nei quali un
ragazzino deve stare. Quando ini- zia l’adolescenza e prima ancora la preadolescenza, che noi indi- viduiamo tra la prima e la secon- da media, il ragazzo ha voglia di differenziarsi dai genitori, di fare lo “svincolo” e se non riceve la giusta attenzione tenderà a fare qualcosa di grosso per attirare su di se l’attenzione. Vive una “ri- voluzione” e tenderà a violare le regole imposte. Quante volte di- ciamo: “Mio figlio non lo rico- nosco più”, ed è così. Nostro fi- glio sta diventando un’altra per- sona. Mi viene in mente un libro dal titolo emblematico e che tutti possono leggere. È di Umberto Galiberti e si chiama, “L’ospite inquietante”».
I ragazzini possono commette- re qualcosa di “grosso”, tipo ubriacarsi?
«Sì, qualcosa di “grosso” che possa creare attenzione, che pos- sa stabilire una relazione col ge- nitore. Anche se negativa purché si possa interagire con papà e mamma. Il ragazzino pensa: “Se arrivo a casa e sto sbronzo, qual- cuno si accorgerà di me”. Posso sentirmi parte della famiglia an- che io, avere l’attenzione che me- rito. Anche un “caziatone” pur- ché si interagisca».
Perché i genitori sono distanti?
«Adesso l’età di un genitore che ha un figlio preadolescente è at- torno ai 40 anni, in un’età nella quale si punta alla propria rea- lizzazione professionale, o maga- ri si sta affrontando una separa- zione, o la cosiddetta crisi di “mezz’età”. Si tende a ritenere un adolescente un ragazzino che può cavarsela da solo, non più un bimbo che ha bisogno di atten- zioni, ma invece lui rivendica l’at- tenzione che merita e lo fa in ogni modo possibile: mangiando tan- to, non mangiando affatto, tor- nando a casa tardi, non studian- do, ubriacandosi, sfasciando gli oggetti. Sono tutti segnali che cer- ca di lanciarci. Tutte le trasgres- sioni sono messaggi chiari: “Ascoltatemi”, ci dicono».
Cosa dovrebbe fare allora un genitore per rassicurare suo fi- glio?
«Ascoltarlo, non chiedergli solo cosa abbia fatto a scuola, inte- ressarsi della sua vita, che è una vita immensamente complicata. Ce ne accorgiamo magari quan- do apriamo il diario “segreto” e leggiamo cose che nemmeno ci aspettavamo potesse pensare no- stro figlio, e invece le vive. Invo-
gliarlo a parlare. Come? Inizian- do noi stessi, magari a tavola, mentre si pranza, fornirgli i buo- ni esempi».
Perché l’adolescenza è un’età così difficile?
«Perché è il momento nel quale il ragazzo pensa a cosa vuole esse- re da grande e si ha come l’inca- pacità di sentirsi a posto, troppo grandi per fare delle cose e trop- po piccole per farne altre. In mez- zo a questo turbinio di idee ci so- no le prime pulsioni sessuali e le delusioni d’amore. Ed è in questo percorso che può durare anche anni che i genitori devono capire lo stato d’animo del figlio. Cer- care di ricordarsi come erano lo- ro a sedici anni».
Quando un figlio torna ubria- co come dovrebbe reagire un genitore?
«Innanzitutto molto caffè amaro per smaltire la sbornia, lasciarlo dormire e poi farsi raccontare co- sa è successo, non un interroga- torio, ma una chiacchierata. Far- gli capire che ubriacarsi non è sa- no ma non imputargli che è uno sciagurato, un deficiente, un ma- leducato, un fallito, perché se pen- sa che i genitori lo vedono così lui così si comporterà».
Maria Grazia Santucci
Riconosciuta l'affiliazione alla cosca di tutti i 23 imputati. Trenta anni a Salvatore Liccardi detto “pataniello”, dieci anni al presidente della Quarto Calcio, Castrese Paragliola