Parla con me

Parla con me Ho creato questa pagina per dare a quanti vogliono saperne di più sui temi della psicologia in generale...in particolare giuridica e dell'emergenza.

18/05/2021

"Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te".

Franco Battiato, La Cura

Ciao Maestro 🌹

22/03/2021
Ruanda un trauma
28/09/2017

Ruanda un trauma

19/09/2015

La musica è emozione

17/05/2015

E allora cosa è scattato nella mente di Giulio Murolo?
«La storia psicologica di un uomo è com- posta da tre “strati”: la base biologica del- la persona, le esperienze del sociale e le esperienze della famiglia. Aveva un vissu- to sicuramente che lo avrà segnato ed ha determinato quanto accaduto».
LA PSICOLOGA Maria Grazia Santucci: «Nessuno è in grado di anticipare un gesto del genere» «Questo è un omicidio di massa,
la sua condanna? Sarà vivere»
NAPOLI. «Non è un raptus, non è follia, quello di ieri, ha un nome preciso, si trat- ta di un vero e proprio “delitto di massa”. L’assassino non ha identificato nessun vol- to, non ha capito chi aveva sotto tiro, ma ha fatto fuoco a chiunque gli si parasse contro: fratello, cognata, sconosciuti. Tut- to ciò non può essere previsto, non era una strage annunciata». È quanto sostiene la dottoressa Maria Grazia Santucci (nella fo- to) psicologa, psicoterapeuta della fami- glia, criminologo ed esperta in psicologia dell’emergenza che ha raccontato le dina- miche che possono portare ad un delitto del genere, così efferato, crudo.
Secondo lei era un malato di mente?
«L’infermiere è una professione cosiddet- ta “d’aiuto” che presuppone un forte stress da carico continuato, il lavoro che lui fa- ceva avrà influito sulla sua condizione psi- chica. La professione “d’aiuto”, come quel- la dei medici, degli psicologici, dei poli- ziotti, di vigili urbani, dei vigili del fuoco, degli insegnati, vive di un “carico” molto forte. Hanno a che fare con le persone che vivono un momento grave nella loro vita o un momento di sicuro importante. E quando si vive di questi lavori e non si ha il sostegno della famiglia, degli amici, di “strutture” specializzare, si corre il rischio di essere più vulnerabili».
C’è poi il problema del porto d’armi. Possibile che una persona così “fragile” possa avere un’arma in casa? «Purtroppo non viene fatto un esame psi- cologico, non vengono valutati i profili del- le persone che hanno pistole in casa e que- sto è gravissimo. Sia chiaro, non è una bat- taglia contro la caccia, o contro chi va a sparare al Poligono, questa è una batta- glia per la vita. Le persone che chiedono il porto d’armi devono essere sottoposte ad un controllo continuo».

Parola d'ordine: Prevenzione!
06/05/2015

Parola d'ordine: Prevenzione!

NAPOLI. «Purtroppo la situazione è sempre la stessa: gli uomini non reggono più la pressione. Il militare che si è tolto la vita forse aveva i genitori anziani e si è trovato in una condizione di pressione psicologica, probabilmente ha compreso che il recipiente era oramai colmo ed ha pensato in cuo…

L’INTERVISTA Maria Grazia Santucci: «Genitori distanti, gli adolescenti faranno di tutto per attirare l’attenzione» «Sal...
19/04/2015

L’INTERVISTA Maria Grazia Santucci: «Genitori distanti, gli adolescenti faranno di tutto per attirare l’attenzione» «Salvate i vostri figli, ascoltateli»
DI FABIO POSTIGLIONE
NAPOLI. «Ai genitori, ma più in generale agli adulti, direi: “Ascoltate i vostri figli, accom- pagnateli, stategli vicini». È Ma- ria Grazia Santucci, psicologa, psicoterapeuta della famiglia, cri- minologa ed esperta in psicologia dell’emergenza, che intervista dal “Roma” ha raccontato alcune del- le dinamiche che possono porta- re i preadolescenti e gli adole- scenti a compiere azioni molto pe- ricolose, come ubriacarsi, drogarsi e più in generale trasgredire.
Qual è l’età nella quale un ge- nitore dovrebbe preoccuparsi per il comportamento del figlio? «Un figlio va seguito sin da quan- to è piccolo ma il problema di adesso è che si è spostata verso il basso l’età nella quale si diventa adolescenti. I genitori, e più in ge- nerale gli adulti, sono poco vigi- li, non accompagnano i loro figli. Il problema è che si tende a con- trollare e quando si controlla un ragazzo si fa si che lui poi possa scappare al controllo e commet- tere azioni al limite della lega- lità».
Bisogna essere amici, accondi- scendenti o duri?
__
«Duri, no. Si finirebbe per otte- nere l’effetto contrario a quello desiderato. Ma discreti. Attenti ma discreti. Di sicuro non biso- gna essere amici del proprio fi- glio ma genitori. Occorre impa- rare a non imporre regole ma a dare regole, perché le regole so- no dei “contenitivi”, nei quali un
ragazzino deve stare. Quando ini- zia l’adolescenza e prima ancora la preadolescenza, che noi indi- viduiamo tra la prima e la secon- da media, il ragazzo ha voglia di differenziarsi dai genitori, di fare lo “svincolo” e se non riceve la giusta attenzione tenderà a fare qualcosa di grosso per attirare su di se l’attenzione. Vive una “ri- voluzione” e tenderà a violare le regole imposte. Quante volte di- ciamo: “Mio figlio non lo rico- nosco più”, ed è così. Nostro fi- glio sta diventando un’altra per- sona. Mi viene in mente un libro dal titolo emblematico e che tutti possono leggere. È di Umberto Galiberti e si chiama, “L’ospite inquietante”».
I ragazzini possono commette- re qualcosa di “grosso”, tipo ubriacarsi?
«Sì, qualcosa di “grosso” che possa creare attenzione, che pos- sa stabilire una relazione col ge- nitore. Anche se negativa purché si possa interagire con papà e mamma. Il ragazzino pensa: “Se arrivo a casa e sto sbronzo, qual- cuno si accorgerà di me”. Posso sentirmi parte della famiglia an- che io, avere l’attenzione che me- rito. Anche un “caziatone” pur- ché si interagisca».
Perché i genitori sono distanti?
«Adesso l’età di un genitore che ha un figlio preadolescente è at- torno ai 40 anni, in un’età nella quale si punta alla propria rea- lizzazione professionale, o maga- ri si sta affrontando una separa- zione, o la cosiddetta crisi di “mezz’età”. Si tende a ritenere un adolescente un ragazzino che può cavarsela da solo, non più un bimbo che ha bisogno di atten- zioni, ma invece lui rivendica l’at- tenzione che merita e lo fa in ogni modo possibile: mangiando tan- to, non mangiando affatto, tor- nando a casa tardi, non studian- do, ubriacandosi, sfasciando gli oggetti. Sono tutti segnali che cer- ca di lanciarci. Tutte le trasgres- sioni sono messaggi chiari: “Ascoltatemi”, ci dicono».
Cosa dovrebbe fare allora un genitore per rassicurare suo fi- glio?
«Ascoltarlo, non chiedergli solo cosa abbia fatto a scuola, inte- ressarsi della sua vita, che è una vita immensamente complicata. Ce ne accorgiamo magari quan- do apriamo il diario “segreto” e leggiamo cose che nemmeno ci aspettavamo potesse pensare no- stro figlio, e invece le vive. Invo-
Maria Grazia Santucci

domenica 19 aprile 2015 quotidiano.romawww.ilroma.net3PRIMO PIANOL’INTERVISTA Maria Grazia Santucci: «Genitori distanti,...
19/04/2015

domenica 19 aprile 2015 quotidiano.roma
www.ilroma.net
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PRIMO PIANO
L’INTERVISTA Maria Grazia Santucci: «Genitori distanti, gli adolescenti faranno di tutto per attirare l’attenzione» «Salvate i vostri figli, ascoltateli»
DI FABIO POSTIGLIONE
NAPOLI. «Ai genitori, ma più in generale agli adulti, direi: “Ascoltate i vostri figli, accom- pagnateli, stategli vicini». È Ma- ria Grazia Santucci, psicologa, psicoterapeuta della famiglia, cri- minologa ed esperta in psicologia dell’emergenza, che intervista dal “Roma” ha raccontato alcune del- le dinamiche che possono porta- re i preadolescenti e gli adole- scenti a compiere azioni molto pe- ricolose, come ubriacarsi, drogarsi e più in generale trasgredire.
Qual è l’età nella quale un ge- nitore dovrebbe preoccuparsi per il comportamento del figlio? «Un figlio va seguito sin da quan- to è piccolo ma il problema di adesso è che si è spostata verso il basso l’età nella quale si diventa adolescenti. I genitori, e più in ge- nerale gli adulti, sono poco vigi- li, non accompagnano i loro figli. Il problema è che si tende a con- trollare e quando si controlla un ragazzo si fa si che lui poi possa scappare al controllo e commet- tere azioni al limite della lega- lità».
Bisogna essere amici, accondi- scendenti o duri?
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«Duri, no. Si finirebbe per otte- nere l’effetto contrario a quello desiderato. Ma discreti. Attenti ma discreti. Di sicuro non biso- gna essere amici del proprio fi- glio ma genitori. Occorre impa- rare a non imporre regole ma a dare regole, perché le regole so- no dei “contenitivi”, nei quali un
ragazzino deve stare. Quando ini- zia l’adolescenza e prima ancora la preadolescenza, che noi indi- viduiamo tra la prima e la secon- da media, il ragazzo ha voglia di differenziarsi dai genitori, di fare lo “svincolo” e se non riceve la giusta attenzione tenderà a fare qualcosa di grosso per attirare su di se l’attenzione. Vive una “ri- voluzione” e tenderà a violare le regole imposte. Quante volte di- ciamo: “Mio figlio non lo rico- nosco più”, ed è così. Nostro fi- glio sta diventando un’altra per- sona. Mi viene in mente un libro dal titolo emblematico e che tutti possono leggere. È di Umberto Galiberti e si chiama, “L’ospite inquietante”».
I ragazzini possono commette- re qualcosa di “grosso”, tipo ubriacarsi?
«Sì, qualcosa di “grosso” che possa creare attenzione, che pos- sa stabilire una relazione col ge- nitore. Anche se negativa purché si possa interagire con papà e mamma. Il ragazzino pensa: “Se arrivo a casa e sto sbronzo, qual- cuno si accorgerà di me”. Posso sentirmi parte della famiglia an- che io, avere l’attenzione che me- rito. Anche un “caziatone” pur- ché si interagisca».
Perché i genitori sono distanti?
«Adesso l’età di un genitore che ha un figlio preadolescente è at- torno ai 40 anni, in un’età nella quale si punta alla propria rea- lizzazione professionale, o maga- ri si sta affrontando una separa- zione, o la cosiddetta crisi di “mezz’età”. Si tende a ritenere un adolescente un ragazzino che può cavarsela da solo, non più un bimbo che ha bisogno di atten- zioni, ma invece lui rivendica l’at- tenzione che merita e lo fa in ogni modo possibile: mangiando tan- to, non mangiando affatto, tor- nando a casa tardi, non studian- do, ubriacandosi, sfasciando gli oggetti. Sono tutti segnali che cer- ca di lanciarci. Tutte le trasgres- sioni sono messaggi chiari: “Ascoltatemi”, ci dicono».
Cosa dovrebbe fare allora un genitore per rassicurare suo fi- glio?
«Ascoltarlo, non chiedergli solo cosa abbia fatto a scuola, inte- ressarsi della sua vita, che è una vita immensamente complicata. Ce ne accorgiamo magari quan- do apriamo il diario “segreto” e leggiamo cose che nemmeno ci aspettavamo potesse pensare no- stro figlio, e invece le vive. Invo-
gliarlo a parlare. Come? Inizian- do noi stessi, magari a tavola, mentre si pranza, fornirgli i buo- ni esempi».
Perché l’adolescenza è un’età così difficile?
«Perché è il momento nel quale il ragazzo pensa a cosa vuole esse- re da grande e si ha come l’inca- pacità di sentirsi a posto, troppo grandi per fare delle cose e trop- po piccole per farne altre. In mez- zo a questo turbinio di idee ci so- no le prime pulsioni sessuali e le delusioni d’amore. Ed è in questo percorso che può durare anche anni che i genitori devono capire lo stato d’animo del figlio. Cer- care di ricordarsi come erano lo- ro a sedici anni».
Quando un figlio torna ubria- co come dovrebbe reagire un genitore?
«Innanzitutto molto caffè amaro per smaltire la sbornia, lasciarlo dormire e poi farsi raccontare co- sa è successo, non un interroga- torio, ma una chiacchierata. Far- gli capire che ubriacarsi non è sa- no ma non imputargli che è uno sciagurato, un deficiente, un ma- leducato, un fallito, perché se pen- sa che i genitori lo vedono così lui così si comporterà».
Maria Grazia Santucci

Riconosciuta l'affiliazione alla cosca di tutti i 23 imputati. Trenta anni a Salvatore Liccardi detto “pataniello”, dieci anni al presidente della Quarto Calcio, Castrese Paragliola

...quando c'è un incidente stradale ci sono i Vigili del Fuoco
18/04/2015

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..tre le macerie...ci sono i Vigili del Fuoco
18/04/2015

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