17/05/2026
Ci hanno insegnato parole come “tolleranza”, “accettazione”, “diversità”.💬
Ma alcune parole, anche quando sembrano giuste, continuano
a creare distanza.
Le persone non si tollerano.
Non hanno bisogno di essere accettate.
Non devono sentirsi “diverse” per poter esistere.
Il 17 maggio esiste perché ancora oggi troppe persone LGBTQIA+ vivono discriminazioni, esclusioni e violenze nei luoghi che dovrebbero essere più sicuri: famiglia, scuola, lavoro, relazioni quotidiane.
Secondo i dati della Gay Help Line in Italia, il 65% delle persone che ha chiesto supporto ha subito episodi di violenza o discriminazione.
E quasi 1 volta su 2 la violenza arriva proprio dalla famiglia.
Nel 2026 non dovrebbe essere necessario ricordare che ogni persona merita rispetto, sicurezza e libertà di essere sé stessa.
Eppure siamo ancora qui.
Per questo il contrasto all’omolesbobitransfobia non riguarda solo i diritti civili.
Riguarda il linguaggio che usiamo, gli spazi che costruiamo e le persone che scegliamo di proteggere.
Le parole educano.
E possono ferire oppure liberare.
Quali sono le parole che secondo te dovremmo smettere di usare quando parliamo di inclusione?