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LM Consulting comunica la chiusura per le festività Natalizie!
16/12/2022

LM Consulting comunica la chiusura per le festività Natalizie!

LM Consulting informa che gli uffici saranno chiusi da venerdì 23 dicembre 2022 e riapriranno lunedì 2 gennaio 2023. Cogliamo…

I movimenti ripetitivi risultano un rischio troppo spesso sottovalutato per il lavoratore, specie in termini di sovracca...
25/02/2022

I movimenti ripetitivi risultano un rischio troppo spesso sottovalutato per il lavoratore, specie in termini di sovraccarico degli arti.

I lavoratori risultano spesso soggetti ai rischi connessi ai movimenti ripetitivi relativi alla loro mansione.

Andando nello specifico, i casi più frequenti riguardano un sovraccarico degli arti superiori, che spesso comporta l’insorgenza di patologie e disturbi.

Il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

Una mansione che preveda un movimento ripetuto nel tempo può condurre ad un sovraccarico biomeccanico degli arti superiori.

Questa eventualità riguarda principalmente: gli addetti all’assemblaggio, gli addetti alla levigatura manuale e gli addetti alle pulizie. Tale sovraccarico può dare origine a vere e proprie patologie o disturbi, come tendiniti, epicondilite, borsite e sindrome del tunnel carpale.

Tra gli aspetti critici che hanno concorso ad una diffusa sottovalutazione dei rischi connessi alle lavorazioni caratterizzate da movimenti ripetitivi vi sono, principalmente, il numero relativamente ridotto di soggetti operanti tali mansioni e la difficile determinazione della causalità lavoro-patologia connessa.

Generalmente, in riferimento a quest’ultimo aspetto, le patologie vengono normate dividendole in: malattia tabellata e in malattia non tabellata.

Nel primo caso le patologie sono raccolte e organizzate in un elenco presente nel DM 9 aprile 08 GU 21 luglio 08; mentre nel secondo diventa necessario dimostrare la causalità tra il lavoro e l’insorgenza patologica, questione tutt’altro che scontata.

Il datore di lavoro, al fine di ridurre il rischio di tali insorgenze, dovrebbe investire nella progettazione di un luogo di lavoro adatto ed ergonomico, con particolare attenzione alla tipologia di mansione sopracitata.

Determinante, in tal senso, diviene assumere una prospettiva d’insieme che non si limiti alla valutazione del rischio specifico della mansione ma che, anzi, organizzi il lavoro in modo da ridurre i rischi, considerando le variabili in termini sistemici.

La formazione dei lavoratori e manuale di autocontrollo HACCP, i due assi portanti del sistema di garanzia del prodotto ...
24/02/2022

La formazione dei lavoratori e manuale di autocontrollo HACCP, i due assi portanti del sistema di garanzia del prodotto in ambito alimentare.

L’Operatore del Settore Alimentare – OSA – ha l’obbligo di redigere un manuale di autocontrollo applicando il metodo HACCP. I lavoratori sono parte integrante di questo sistema finalizzato alla tutela del consumatore finale.

Il ruolo della formazione dei lavoratori

Che rapporto c’è tra il manuale di autocontrollo HACCP e l’operato dei lavoratori? Lo scopo del manuale è quello di garantire la sicurezza alimentare a tutela dei consumatori finali. In esso sono raccolte le misure di autocontrollo messe in atto dall’azienda che lo redige, e tra queste figura la formazione dei lavoratori.

Quest’ultima, infatti, ha un duplice obiettivo: da una parte insegnare al lavoratore ad operare in sicurezza, per sé e per gli altri, mentre dall’altro di indicargli le misure da mettere in atto per la sicurezza alimentare a tutela del consumatore.

Il lavoratore, quindi, diventa strumento per la tutela della sicurezza del prodotto, grazie alle competenze che è stato in grado di acquisire grazie alla formazione, che figurerà a tutti gli effetti come misura preposta alla sicurezza e alla qualità.

Il sistema HACCP fornisce delle direttive finalizzate al raggiungimento dell’obiettivo della sicurezza alimentare, pertanto l’OSA, attraverso il manuale di autocontrollo stabilisce delle prassi operative da mettere in atto nella sua azienda.

Egli ha quindi l’obbligo di formare i lavoratori per perseguire tale risultato, considerando la formazione in sé come effettiva misura per la tutela dell’igiene e della sicurezza del prodotto finale.

La sicurezza del settore alimentare, quindi, è strettamente collegata alla componente umana operante nelle diverse realtà produttive, che deve essere messa nella condizione di lavorare per l’ottenimento di un prodotto, per il consumatore finale, di alta qualità.

Inoltre, le autorità competenti, attraverso la valutazione del personale e di quanto registrato nel manuale di autocontrollo saranno in grado di valutare l’adeguatezza della formazione dei lavoratori.

Il nuovo Modello OT23 2022 è stato pubblicato dall’INAIL con alcune novità e le indicazioni sulle scadenze di presentazi...
23/02/2022

Il nuovo Modello OT23 2022 è stato pubblicato dall’INAIL con alcune novità e le indicazioni sulle scadenze di presentazione.

L’INAIL ha pubblicato il nuovo modello OT23 2022 con il quale è possibile inviare le domande per la riduzione del tasso medio di tariffa per le aziende.

Il nuovo modello OT23 2022 e la guida alla compilazione sono disponibili sul sito web dell’INAIL.

Cos’è il modello OT23

Il modello OT23 permette alle aziende di comunicare all’INAIL, previa presentazione della documentazione probante prevista, gli interventi di miglioramento in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro effettuati l’anno precedente. Ogni intervento, a seconda della tipologia, permetterà all’azienda di guadagnare dei punti che, una volta sommati, se raggiungeranno la cifra di 100, le garantiranno uno sconto del tasso medio di tariffa.

Gli interventi presentabili attraverso il modello OT23 2022 riguardano:

- La prevenzione degli infortuni mortali (non stradali) (Sezione A)
La prevenzione del rischio stradale (Sezione B)
- La prevenzione delle malattie professionali (Sezione C)
- La formazione, addestramento, informazione (Sezione D)
- La gestione della salute e sicurezza: misure organizzative (Sezione E)
- La gestione delle emergenze e DPI (Sezione F).

Ogni area riguarda aspetti centrali per la promozione della sicurezza e la tutela dei lavoratori.

Quanto si risparmia con il modello OT23

Lo sconto a cui le aziende possono accedere raggiunti i 100 punti e presentata la domanda, varia in percentuale in relazione al numero di lavoratori dipendenti:

- Fino a 10 lavoratori il risparmio sarà del 28%
- Da 10 a 50 lavoratori il risparmio sarà del 18%
- Da 50 a 200 lavoratori il risparmio sarà del 10%
- Oltre i 200 lavoratori il risparmio sarà del 5%

Il modello OT23 permette alle aziende di ottenere un risparmio importante, incentivandole inoltre a migliorare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le differenze di genere possono avere un impatto significativo in fase di valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro.La...
22/02/2022

Le differenze di genere possono avere un impatto significativo in fase di valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro.

La necessità di un approccio non neutrale alla valutazione dei rischi

Un approccio non neutrale alla valutazione dei rischi deve tener conto delle differenze di genere e biologiche tra i lavoratori.

Fatta questa specificazione, vi sono aspetti che biologicamente distinguono uomini e donne e che possono avere un’influenza in tema sicurezza nei luoghi di lavoro:

- Statura: spesso più elevata nei maschi;
- Superficie cutanea esposta a i rischi: più estesa nei maschi;
- Capacità polmonare: inferiore nelle donne;
- Metabolismo: generalmente diverso nei due sessi, specialmente rispetto all’assimilazione e smaltimento di sostanze chimiche;
- Risposte al microclima: la percezione della temperatura e delle caratteristiche ambientali è differente nei due sessi, comportando diversi riferimenti per il comfort;
- Effetti dell’invecchiamento: molto diversi nei due sessi.

Va poi considerato che l’organismo maschile o femminile possono rispondere in maniera molto diversa a una stessa fonte di rischio.

Il sesso femminile, biologicamente inteso, è poi interessato in termini esclusivi a gravidanza e allattamento, aspetti da considerare per la tutela del genitore e del neonato.

Le differenze di genere influiscono comunque in fase di valutazione dei rischi, anche quando propriamente intese in termini di ruolo sociale e culturale. I ruoli mediamente ricoperti da uomini e donne, comportano dei potenziali effetti sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel dettaglio, le donne:

- Si occupano maggiormente del lavoro domestico;
- Sono maggiormente incaricate della cura dei figli;
- Sono maggiormente incaricate della cura degli anziani;
- Sono generalmente più prudenti e rispettose delle norme di sicurezza.

Tutti questi aspetti, comportano esposizioni differenti al rischio tra i generi.

Il piano di manutenzione degli impianti elettrici è un fattore determinante per garantirne il corretto funzionamento e l...
21/02/2022

Il piano di manutenzione degli impianti elettrici è un fattore determinante per garantirne il corretto funzionamento e la sicurezza.

Tra gli aspetti centrali a cui si fa riferimento nella linea guida “Verifica e controllo impianti elettrici” del D.Lgs 81/08 vi è il piano di manutenzione degli impianti elettrici. Si tratta di una serie di controlli atti ad assicurare il buono stato dell’impianto, la sua piena funzionalità e la sicurezza relativa al suo utilizzo.

Piano di manutenzione degli impianti elettrici, uno strumento di sicurezza

Il piano di manutenzione degli impianti elettrici ha come fine quello di instaurare un’attività di vigilanza tecnica che tenga sotto controllo lo stato effettivo degli impianti. Parlando di procedure, il primo aspetto da considerare, a monte di qualsivoglia verifica, è l’esame del progetto e del manuale dell’impianto elettrico.

Il passo di successivo, prima di iniziare l’effettivo Piano di manutenzione dell’impianti elettrico, prevede la presa di contatto con l’impianto stesso attraverso un sopralluogo preliminare e la documentazione fotografica.

Questo serve a comprendere se vi siano discrepanze rispetto a quanto trovato nel progetto e nel manuale. In questa fase ci si assicura anche del grado di stress operativo e ambientale a cui sono sottoposte le varie componenti.

A quest’ultima analisi preliminare dovrebbe seguire anche uno studio di affidabilità che tenga conto: della disponibilità dei ricambi; del tempo necessario a un eventuale ripristino a seguito di un danno e al costo di un’eventuale interruzione di servizio.

Le fasi indicate nelle linee guida per il piano di manutenzione degli impianti elettrici sono 11:

1. Esame a vista;
2. Prove di funzionamento;
3. Prove differenziali con tasto;
4. Prove differenziali con strumento;
5. Controllo del dispersore di terra;
6. Prove di continuità;
7. Condutture elettriche;
8. Manutenzione quadri elettrici;
9. Serraggio dei morsetti;
10. Attività di pulizia;
11. Componenti.

Particolare risalto hanno i primi quattro punti in cui si verifica l’integrità generale dell’impianto elettrico per poi controllarne il funzionamento globale.

Di seguito si procede alla prova del cosidetto “salvavita” o, più correttamente “interruttore differenziale”, tramite il tasto e successivamente con l’apposito strumento.

Chi è l’HSE managerL’HSE manager è la figura professionale di riferimento che supporta le organizzazioni nel raggiungime...
18/02/2022

Chi è l’HSE manager

L’HSE manager è la figura professionale di riferimento che supporta le organizzazioni nel raggiungimento dei proprio obiettivi in termine di Salute, Sicurezza e Ambiente.

In tal senso, si occupa della progettazione e del coordinamento delle attività, così come di fungere da consulente e da supporto tecnico. Per quanto, nel nostro paese, non regolamentata dal quadro normativo, i confini della sua competenza vengono individuati dalla norma UNI 11720, che compie l’ulteriore distinzione tra HSE manager operativo e strategico.

Il primo è dotato di autonomia decisionale in merito agli aspetti operativi definiti strategicamente ad un livello superiore; mentre il secondo dotato di un’autonomia decisionale nella definizione strategica di tali aspetti, al fine di raggiungere obiettivi organizzativi negli ambiti di salute, sicurezza e ambiente.

La figura dell’HSE manager viene spesso confusa con quella del RSPP, nonostante abbiano funzioni non totalmente sovrapponibili.

I compiti dell’HSE manager

- Supportare i vertici organizzativi valutando gli effetti, nei suoi ambiti di competenza, delle scelte di business intraprese, così come nell’individuazione delle figure di riferimento in azienda.
- Promuovere e comunicare una cultura di salute, sicurezza e rispetto dell’ambiente all’interno dell’ organizzazione.
- Rapportarsi con le figure di riferimento – interne o esterne – al fine di coordinare l’operato e raggiungere gli obiettivi individuati.
- Individuare e stanziare le risorse necessarie per l’aggiornamento ai requisiti normativi richiesti.

Differenze tra HSE manager e RSPP

Le differenze tra HSE manager e RSPP esistono e riguardano, principalmente, la funzione e la natura dei due ruoli. l’HSE manager non è una figura ufficialmente regolamentata per legge e il suo ruolo è prettamente gestionale. Mentre, la presenza di un RSPP – interno o esterno – è un obbligo per le organizzazioni e il suo ruolo può essere inteso con finalità di consulenza e vigilanza.

Le responsabilità dell’addetto antincendio in azienda non sono di carattere penale, bensì relative alla vigilanza e al m...
17/02/2022

Le responsabilità dell’addetto antincendio in azienda non sono di carattere penale, bensì relative alla vigilanza e al monitoraggio.

Il ruolo dell’addetto antincendio in azienda

Prima di addentrarsi nel tema delle responsabilità dell’addetto antincendio in azienda va specificato che questa figura viene nominata dal datore di lavoro, il quale deve provvedere alla sua formazione e al suo aggiornamento e che resterà, in ogni caso, il responsabile della sicurezza antincendio dell’azienda, con tutto quello che ne segue.

Al datore di lavoro compete quindi assicurarsi che le attrezzature e le procedure all’interno dell’azienda siano in linea con quanto indicato dalla normativa antincendio. Per le aziende con meno di cinque dipendenti potrà essere il datore di lavoro stesso ad assumersi il compito di addetto antincendio.

L’addetto antincendio non può, salvo per valido motivo, rifiutare la nomina del datore di lavoro. Nonostante questo e la formazione a cui è stato sottoposto, egli non viene considerato una figura non specializzata, il che limita le sue responsabilità all’interno dei luoghi di lavoro.

Tra le responsabilità dell’addetto antincendio in azienda vi sono dunque quella di vigilare e attuare eventuali segnalazioni rispetto allo stato delle attrezzature e delle vie di fuga. In caso di incendio egli dovrà allertare i colleghi del pericolo; dove concesso dalle condizioni di sicurezza interrompere l’erogazione dei servizi e/o l’attivazione – dove richiesto – dei dispositivi antincendio. Questa figura potrà inoltre svolgere la funzione di agevolare l’intervento di enti esterni come i Vigili del Fuoco e l’assistenza medica.

Come ogni altro cittadino l’addetto antincendio in azienda ha il dovere di prestare soccorso alle altre persone, purché la situazione lo permetta. In ogni caso, i suoi compiti non comportano alcuna responsabilità penale, la quale in tutti i casi rimane del datore di lavoro.

Il rischio rapina va inserito nel DVR considerando alcuni aspetti relativi all’attività in oggetto e i rischi per i lavo...
16/02/2022

Il rischio rapina va inserito nel DVR considerando alcuni aspetti relativi all’attività in oggetto e i rischi per i lavoratori.

Quando si inserisce il rischio rapina nel DVR

Il rischio rapina si inserisce nel DVR quando l’attività impegnata nella redazione del documento sia interessata da variabili che ne favoriscano l’occorrenza.

Tra queste: i fattori socio economici, il contesto in cui l’attività è inserita e i fattori che potrebbero istigare un tale crimine, come, per esempio, la presenza cospicua di preziosi o denaro contante.

L’interazione di questi aspetti va considerata e comporta la necessità o meno, da parte del datore di lavoro, di inserire anche il rischio rapina tra quelli riportati nel DVR.

Cosa comporta la valutazione del rischio rapina

Le possibili conseguenze da associare al rischio rapina sono di diverso tipo: dal danno provocato all’attività, sia esso economico e tangibile o di immagine, fino alle gravi conseguenze fisiche e psicologiche che potrebbero interessare i lavoratori.

Una rapina, infatti, può comportare danni gravi alla componente umana interessata, talvolta anche invisibili. Si tratta infatti di un evento dalla grande e negativa carica emotiva, capace di lasciare dei segni indelebili nell’interiorità delle persone.

Anche questi aspetti, infatti, vanno presi in attenta considerazione nel corso della redazione del DVR, insieme alle conseguenze più tangibili di tale atto criminoso.

Tra le azioni che il datore di lavoro può mettere in atto per far fronte a tale evenienza vi sono, naturalmente, la predisposizione delle adeguate misure di sicurezza atte a scongiurare e/o a scoraggiare una rapina, e un’attenta formazione e preparazione dei dipendenti.

Chiaro è che non vi siano soluzioni definitive per eventuali conseguenze psicologiche, ma resta possibile, tuttavia, insegnare ai lavoratori delle buone prassi di condotta capaci, in via teorica, di limitare i possibili danni associati ad un tale evento, qualsiasi essi siano.

Lo stipendio del preposto è un tema molto dibattuto, in riferimento a un eventuale riconoscimento in busta paga delle nu...
15/02/2022

Lo stipendio del preposto è un tema molto dibattuto, in riferimento a un eventuale riconoscimento in busta paga delle nuove responsabilità.

I lavoratori chiamati a ricoprire la figura di preposto si chiedono spesso se la presa in carico del ruolo e l’assunzione delle conseguenti responsabilità comporti un riconoscimento in busta paga e/o un nuovo inquadramento. Un aumento di stipendio per il preposto non è automatico, ma resta possibile.

Quando è previsto un aumento in busta paga
Lo stipendio del preposto non è definito per legge, ma viene rimandato alla contrattazione collettiva.

L’assunzione del nuovo ruolo comporta, infatti, per il lavoratore una serie di responsabilità e funzioni ulteriori, per le quali è ragionevole prevedere un riconoscimento in busta paga.

La legge altresì stabilisce che il preposto non possa subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento delle sue mansioni.

Questo significa che il lavoratore incaricato della funzione di preposto non debba essere vittima di ritorsioni in caso di sospensione di un’attività rischiosa, nel corso della sua vigilanza.

Meglio fare un ripasso prima di accendere le candele stasera! ❤️ 🕯️🧯Estintori ad acquaGli estintori ad acqua sono, proba...
14/02/2022

Meglio fare un ripasso prima di accendere le candele stasera! ❤️ 🕯️🧯

Estintori ad acqua
Gli estintori ad acqua sono, probabilmente, i più semplici e i primi ad essere stati ideati e utilizzati, per lo più sui principi di incendio. Col tempo sono stati parzialmente abbandonati in favore di strumenti più efficaci (come gli estintori a schiuma, dal funzionamento simile) anche se più di recente, in risposta a un’attenzione crescente verso le dinamiche ambientali, stanno venendo recuperati, con l’aggiunta di additivi e sostanze filmanti per aumentarne l’efficacia. Questi estintori, oggi, sono composti da un serbatoio pressurizzato contenente per il 90% acqua e per il 10% additivi. L’erogatore nebulizza la miscela per aumentare lo scambio termico generato a contatto con la superficie in fiamme.

Estintori a polvere
Gli estintori a polvere contengono una miscela di sostanze estinguenti – in forma di polvere – miscelate con additivi che ne garantisce la fluidità di espulsione e l’idrorepellenza. Queste sostanze vengono contenute in un serbatoio pressurizzato e applicate sul fuoco attraverso un apposito erogatore. Il funzionamento di questi tipi di estintori è legato alla capacità di inibizione delle polveri del materiale ancora incombusto, combinata alla capacità di soffocamento della fiamma e di riduzione della temperatura.

Estintori a idrocarburi alogenati
Gli estintori a idrocarburi alogenati risultano simili per struttura a quelli a polvere. In origine, contenevano sostanze del tipo Halons (idrocarburi alogenati, appunto) le quali, però, avevano un effetto dannoso sull’ambiente, in particolare sullo strato di ozono atmosferico. Più di recente, queste sono state sostituite con idroclorofluorocarburi (HCFC) e gli idrofluorocarburi (HFC). Tra quest’ultimi, particolarmente, interessanti risultano i tipi di estintori a Forex, una sostanza inerte adatta all’utilizzo in tutti gli ambienti e non dannosa per gli impianti elettrici. Il funzionamento degli estintori a idrocarburi alogenati si rifà alla capacità di queste sostanze di ridurre drasticamente il quantitativo di ossigeno della zona interessata dall’incendio, eliminandone così l’elemento comburente.

Estintori a CO2
Gli estintori a CO2 sono costituiti da un resistente serbatoio in acciaio, in cui è contenuta l’anidride carbonica (Biossido di carbonio) pressurizzata in forma liquida. Questi estintori sono normalmente riconoscibili per la presenza di un cono diffusore al termine dell’erogatore, la cui funzione è quella di favorire l’espansione, e quindi il raffreddamento del gas fino a -78 °C, con la conseguente formazione di ghiaccio secco o neve carbonica. Il loro funzionamento è legato alla capacità di raffreddamento del gas e dalla riduzione della concentrazione dell’ossigeno (comburente) nell’area interessata dalle fiamme.

Estintori a schiuma
Gli estintori a schiuma possono essere di due diverse tipologie:

- Estintori a schiuma meccanica, in cui una sostanza schiumogena miscelata con l’acqua, al momento dell’espulsione, si combina con l’aria formando una densa schiuma;
- Estintori idrici a schiuma chimica, in cui solfato di alluminio e bicarbonato di sodio a contatto reagiscono producendo CO2 che, confinata nel serbatoio, si pressurizza espellendo il composto schiumogeno.

In assenza di adeguate condizioni di sicurezza un lavoratore possa rifiutarsi di lavorare o rischia il licenziamento per...
11/02/2022

In assenza di adeguate condizioni di sicurezza un lavoratore possa rifiutarsi di lavorare o rischia il licenziamento per insubordinazione?

Quando è legittimo rifiutarsi di lavorare se mancano le condizioni di sicurezza

In primo luogo è necessario specificare che il lavoratore, generalmente, non può rifiutarsi di sua iniziativa di lavorare se ritiene che il comportamento del datore di lavoro non sia legittimo. Dovrà invece rivolgersi a un giudice e attendere quanto stabilito in tribunale.

Tuttavia esistono delle eccezioni riguardanti le condotte del datore di lavoro in cui vengano a mancare i principi di buona fede e correttezza. Nel concreto, secondo quanto espresso in diverse sentenze della Cassazione, il lavoratore può rifiutarsi di lavorare se:

- Viene assegnato a mansioni incompatibili con il suo stato di salute, potendo però chiedere lo spostamento verso mansioni compatibili, senza però potersi rifiutarsi di essere sottoposto a legittimi controlli medici;
- Sussistano delle condizioni di insalubrità e pericolosità per la salute nel luogo di lavoro;
Il datore di lavoro non adotta tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e le condizioni di salute dei prestatori di lavoro;
- Si presentano degli inadempimenti del datore di lavoro tali da ledere dei diritti fondamentali suoi o d’altri.

La sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro è frutto di un impegno di squadra che riguarda il datore di lavoro, i lavoratori, il RSPP, il medico competente e il RLS.

Nel caso in cui si presentino delle situazioni che preoccupano il lavoratore in tema salute e sicurezza e non sia stato possibile risolverle tramite un confronto diretto con il datore di lavoro, il lavoratore può fare riferimento al suo RLS che potrà fare da tramite tra le figure precedentemente elencate.

Indirizzo

Via Monte Conche 10/B
Nave
25075

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 18:00
Martedì 08:00 - 18:00
Mercoledì 08:00 - 18:00
Giovedì 08:00 - 18:00
Venerdì 08:00 - 18:00

Telefono

+39030300195

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