16/05/2026
Più tempo per il concordato e pagamenti PA: la stretta sui professionisti viene allentata
Nel corso dell’esame parlamentare del decreto fiscale collegato alla manovra 2026, una delle modifiche che sta attirando maggiore attenzione riguarda il sistema dei pagamenti della Pubblica Amministrazione ai professionisti con debiti fiscali iscritti a ruolo.
Dopo le forti critiche provenienti dagli ordini professionali e dalle associazioni di categoria, il legislatore sembra orientato a un parziale ripensamento della disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che aveva previsto un meccanismo particolarmente rigido di controllo e trattenuta automatica dei compensi professionali corrisposti dalla PA.
La misura originaria aveva infatti introdotto, attraverso il nuovo comma 1-ter dell’art. 48-bis del DPR 602/1973, un sistema radicalmente diverso rispetto al regime ordinario applicato alle imprese e agli altri creditori della Pubblica Amministrazione.
La disciplina originaria: controlli senza soglia minima
Dal 15 giugno 2026, secondo il testo attualmente vigente, le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero verificare la posizione fiscale dei professionisti prima di procedere a qualsiasi pagamento, indipendentemente dall’importo della parcella.
La vera novità consiste nell’eliminazione della storica soglia di 5.000 euro: anche compensi di modesto importo potrebbero essere sottoposti a verifica preventiva presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
In presenza di cartelle esattoriali non regolarizzate, la PA non sospenderebbe più il pagamento in attesa dell’intervento dell’Agente della riscossione, ma procederebbe direttamente a un “pagamento biforcato”:
* una parte del compenso verrebbe versata all’ADER fino a concorrenza del debito;
* l’eventuale residuo sarebbe liquidato al professionista.
Il sistema avrebbe quindi trasformato ogni fattura verso la PA in una sorta di compensazione coattiva automatica tra credito professionale e debito tributario.
Le critiche del mondo professionale
La norma ha suscitato immediate contestazioni.
Le associazioni dei commercialisti e delle professioni ordinistiche hanno evidenziato come il nuovo meccanismo introducesse una disparità di trattamento rispetto alle imprese, per le quali continua invece a operare la soglia dei 5.000 euro prevista dal regime ordinario dell’art. 48-bis.
Le principali criticità evidenziate riguardano:
* l’assenza di una soglia minima di tutela;
* il rischio di blocco della liquidità degli studi professionali;
* la possibilità di trattenute automatiche anche per importi modesti;
* l’assenza di un vero contraddittorio preventivo;
* la penalizzazione dei professionisti che operano prevalentemente con enti pubblici.
Particolarmente delicato appare il caso dei professionisti che vantano crediti verso la PA ma, contestualmente, risultano destinatari di cartelle ancora contestate o oggetto di procedure di rateizzazione non ancora perfezionate.
La possibile correzione: ritorno alla soglia dei 5.000 euro
Nel corso dei lavori parlamentari sarebbe emersa la volontà di attenuare la rigidità della disciplina, reintroducendo almeno una soglia minima di rilevanza.
Secondo le anticipazioni circolate in Commissione Finanze, il meccanismo automatico di trattenuta per i professionisti dovrebbe scattare soltanto in presenza di debiti fiscali superiori a 5.000 euro, riallineando almeno in parte il sistema a quello già previsto per gli altri soggetti creditori della PA.
La modifica avrebbe un impatto operativo rilevante:
* verrebbero esclusi i piccoli debiti iscritti a ruolo;
* si ridurrebbe il rischio di paralisi finanziaria degli studi;
* si eviterebbe di sottoporre a verifica automatica parcelle di importo contenuto;
* si limiterebbero gli effetti distorsivi sui rapporti economici con la Pubblica Amministrazione.
Una stretta che resta comunque significativa
Anche con l’eventuale allentamento della misura, il nuovo impianto normativo rimane molto più incisivo rispetto al passato.
La filosofia della riforma resta infatti quella di trasformare la PA in uno strumento di riscossione anticipata, intercettando i flussi finanziari prima che il compenso entri nella disponibilità del professionista.
Per questa ragione, il tema della regolarità fiscale diventa sempre più centrale nella gestione degli studi professionali che lavorano con enti pubblici, soprattutto per avvocati, commercialisti, consulenti tecnici, progettisti e professionisti coinvolti negli appalti pubblici.
In prospettiva, appare quindi fondamentale monitorare costantemente:
* la presenza di cartelle esattoriali;
* eventuali ruoli sospesi;
* i piani di rateizzazione;
* le posizioni contributive previdenziali;
* le procedure pendenti presso l’ADER.
Il collegamento con il concordato preventivo biennale
Non è casuale che il dibattito sulla stretta dei pagamenti PA si intrecci con la proroga dei termini del concordato preventivo biennale.
L’orientamento emerso in Parlamento sembra infatti muoversi lungo una duplice direttrice:
* da un lato incentivare l’adesione spontanea agli strumenti di compliance fiscale;
* dall’altro rafforzare i meccanismi di recupero forzato nei confronti dei soggetti inadempienti.
In questa logica, concedere più tempo per aderire al concordato e, parallelamente, attenuare la rigidità delle trattenute automatiche sui compensi professionali rappresenta un tentativo di bilanciamento tra esigenze di gettito e sostenibilità economica delle attività professionali.