Claudio Chisu - SocialMe

Claudio Chisu - SocialMe Vuoi imparare il funzionamento dei social in maniera molto pratica e molto veloce? Sei sulla pagina giusta!

In poche ore, perché non hai tempo da perdere e non ti interessano i social ma ti servono solo per ampliare il tuo giro di affari?

La prima generazione nata e cresciuta sotto l'occhio elettronico (e dall'altra parte c'è sempre qualcuno che guarda). Ri...
12/11/2021

La prima generazione nata e cresciuta sotto l'occhio elettronico (e dall'altra parte c'è sempre qualcuno che guarda). Riflessioni:

Le persone nate in questo secolo, praticamente, sono cresciute sotto l’occhio delle telecamere. Sempre, costantemente, davanti a una telecamera. C’è la telecamera del pc, la cosiddetta we**am; la telecamera del telefonino; la telecamera di sicurezza della banca, del benzinaio, della posta del negozio di giocattoli, la telecamera messa dal Comune… in strada, in casa, fuori casa, in camera, all’aperto e al chiuso: i ragazzi dai 20 anni in giù sono sempre, costantemente vissuti sotto il riflettore. In alcuni momenti della giornata, hanno scelto di farlo. Tramite appunto il telefono, il pc e così via. In altri casi, trattasi di esposizione passiva ma non per questo meno efficace. Insomma, gli adolescenti di oggi sono la prima generazione nella storia dell’umanità a essere sempre ripresi.

È il sogno della Ferragni o è l’incubo di Truman Burbank (quello del film)? Dipende. Io mi astengo dal giudizio. Però… però ho 43 anni e mi ritengo fortunato ad aver passato i primi 25 senza la presenza costante dell’occhio a volte indiscreto. Noi, cioè io e miei coetanei e i miei genitori e i miei nonni e via andare, abbiamo avuto la possibilità di evitare il Grande Fratello… o il Truman Show, come preferite! per tanti e tanti anni. I nostri figli, no.

Alt, riflettiamo un attimino su questo concetto: il film ce l’avete presente, no? Alla fine, Truman aveva la possibilità di scegliere: andar via dal set e dalla sua finta vita oppure rimanere nelle tv di mezzo mondo. E Truman va via. Sceglie di sparire, sceglie l’anonimato. E noi tutti, ad applaudire. Bravo, giusto, fatto bene! Vai via! Che schifo quella vita! Alla fine degli anni 90, a tutti noi sembrava assolutamente impensabile rinunciare alla privacy, no? 30 anni dopo…

Ma torniamo alla generazione Z. A proposito: conoscete la classificazione merceologica delle generazioni nate negli ultimi 70 anni? Allora: quelli nati nel dopoguerra sono i baby boomer. Anni 50-60, primissimi anni 70. Poi, da metà anni settanta a metà anni 80, c’è la generazione X, Ossia, la mia. Poi c’è la mia preferita, forse la migliore generazione di sempre nel versante occidentale del mondo: i millennials. A cavallo del 2000, sono nati i giovani di oggi che appartengono, appunto, alla generazione Z. Eeee. Si ho divagato. Torniamo alle telecamere.

Questa generazione di ragazzi è dunque la prima a essere quasi 24 ore su 24 sotto l’occhio di un apparato che può registrare immagini. Essendo la prima, la domanda fondamentale, secondo me, è la seguente: è sufficientemente attrezzata a livello psicologico e comportamentale a questo tipo di intrusione costante? Ha gli anticorpi? Cioè: è consapevole che questo fatto comporta opportunità, ma anche rischi? Insomma: i nostri ragazzi sanno come usare lo strumento che la tecnologia ha imposto loro? Risposta: per lo più, no. Però, stanno imparando. E imparano velocemente guardando noi. Noi sì, che non abbiamo proprio idea di quanto possa essere socialmente letale questa esposizione costante. Noi adulti non abbiamo potuto contare su una generazione-cavia: i nostri figli si.

Se si guasta il pc, chiamerai il tecnico del pc. Ma se invece non funzionano i tuoi social? Ci sono io! 😊 scrivimi su wh...
16/10/2021

Se si guasta il pc, chiamerai il tecnico del pc. Ma se invece non funzionano i tuoi social? Ci sono io! 😊 scrivimi su whatsapp

Questo articolo l'ho scritto alcuni anni fa come tesina per l'esame da giornalista professionista. Non è mai stato pubbl...
06/10/2021

Questo articolo l'ho scritto alcuni anni fa come tesina per l'esame da giornalista professionista. Non è mai stato pubblicato, pertanto è un inedito. Buona lettura!

Centenari da esportazione: la longevità sarda tra scienza e marketing

Lo stile di vita dei centenari sardi è diventato un modello da esportazione di incredibile e inaspettato successo negli Stati Uniti. Negli ultimi 15 anni, in America, sono stati pubblicati e commentati migliaia di reportage, articoli, servizi, interviste in tv e sui giornali con la Sardegna assoluta e inconsapevole protagonista della scena. È la blue zone – mania: un fenomeno tuttora in evoluzione, che ha coinvolto decine di milioni di cittadini statunitensi e di cui, in Sardegna, non si sa praticamente nulla.

Blue zone project.
L’isola è una delle cinque zone del pianeta in cui si vive più a lungo. In particolare, la zona dell’Ogliastra detiene un record mondiale: è l’area in cui si trova la maggiore concentrazione di centenari. I vecchi più vecchi del mondo. Circa venti anni fa il fenomeno è stato studiato a fondo da tre ricercatori e divulgatori scientifici: Gianni Pes, dell’università di Sassari, Michel Poulain, demografo belga di fama internazionale e lo statunitense Dan Buettner, firma del National Geographic e del New York Times. La loro ricerca è servita per individuare le “zone blu”, ovvero le cinque aree in cui si vive più a lungo nel mondo: la Sardegna, l’isola Okinawa in Giappone e Ikaria in Grecia, la pen*sola di Nicoya in Costa Rica e il villaggio di Loma Linda in California.



Il bestseller di Buettner.
Nel 2005, al termine della ricerca, Dan Buettner ha pubblicato un libro intitolato: “Le zone blu – lezioni di lunga vita”. Negli Stati Uniti è diventato un bestseller. Il primo di una lunga serie, tutti incentrati sullo stesso argomento. Nei suoi testi, Buettner ha raccolto alcuni elementi che accomunano i centenari delle cinque zone blu: una dieta alimentare basata su legumi, verdure e poca carne; una vita sociale fondata sulla famiglia; attività fisica; e infine, poco fumo, tanto sesso e la siesta pomeridiana. Per quanto riguarda la vendita dei libri, la ricetta ha funzionato. Negli ultimi 13 anni il divulgatore è stato intervistato dai maggiori quotidiani americani. È stato ospite delle più popolari trasmissioni tv alla Cbs, alla Fox, alla Abc (tra cui l’Oprah Winfrey show) e in numerose università. Anche la psicologa Susan Pinker, firma del Wall Street Journal, ha tenuto una serie di conferenze di assoluto successo negli Usa. “Il segreto della lunga vita dei sardi non è solo la genetica, che incide appena per il 25 per cento. Il restante 75 per cento deriva da una vita sociale attiva e coinvolgente. Altri elementi necessari: il vaccino contro l’influenza, l’ambiente incontaminato e l’esercizio fisico”.

La blue zone mania.
In pratica, circa dodici anni fa negli States è scoppiata una vera “bluezone – mania”. A totale insaputa della Sardegna. Tuttora, nell’isola, si ignorano gli effetti che il progetto ha generato nella società americana. La definizione “blue zone” è entrata a far parte del linguaggio comune. Nel gergo dei “millennials”, la frase “BZ style” significa “vivere in modo sano”. Anche il resto del mondo si è accorto dell’esistenza dei centenari sardi: la Bbc ha costruito un intero reality show sui trisnonni sardi e greci, intitolato “How to live to one hundred”; Al Jazeera ha trasmesso alcuni documentari sulla “zona blu” in Sardegna e lo stesso hanno fatto la coreana Sbs e la Ndtv, dell’India. Lo chef Anthony Bourdain ha dedicato una serie di puntate al cibo sardo. Meredith Grey, la protagonista di Grey’s Anatomy, in una puntata della serie tv ha citato la Sardegna definendola “il posto ideale in cui vivere. Non c'è il cancro, né l'Alzheimer, per cui non ci sarebbe nessuno da salvare e nessuno morirebbe sotto il mio sguardo". Anche la Chanel ha scommesso sulla longevità: due anni fa è nata la linea “Blue serum”. Sono stati creati dei cosmetici basati su prodotti naturali originari delle blue zone. Per quanto riguarda la Sardegna, le olive di Bosa sono state trasformate in creme “in grado di rendere la pelle più tonica, giovane e con un colorito più uniforme” come recita il sito ufficiale della linea.

Gli scaffali della longevità.
In America il marketing ha trovato un nuovo prodotto perfetto per le campagne anti-obesità. In molti supermercati Usa sono stati allestiti gli “scaffali della blue zone”. Il problema è che la maggior parte dei cibi e dei vini esposti, non provengono solo dalla Sardegna, ma da tutta l’Italia. Negli “scaffali della longevità” si possono trovare i pomodori pelati coltivati e prodotti a livello industriale nella valle del Sarno, in Campania. Un contesto ben diverso dalla realtà bucolica e “blue zone style” del piccolo podere di zio Gavino a Desulo. “Molti americani tendono a considerare l’intero Mediterraneo una sorta di grande “blue zone” e non fanno distinzioni tra la Sardegna e le altre regioni italiane” spiega Marco Saba, cinquantenne originario di Buddusò, da 15 anni residente a Forth Worth, in Texas, dove svolge l’attività di consulente per una azienda di importazione di cibi italiani. Saba racconta: “Ma al di là di queste confusioni geografiche, c’è sempre più consapevolezza verso i prodotti sardi. Fino a qualche anno fa, quando parlavo di vino Cannonau mi dicevano: “Cannu-what?”. Ora lo cercano nei negozi”.

Marketing e dna.
I pastori sardi, dopo una vita vissuta in totale povertà, sono diventati un caso da studiare, un modello da emulare. Lo slogan dato in pasto agli americani è: “Mangia e bevi sardo. Vivrai fino a cento anni”. Ma c’è chi dissente. Il ricercatore dell’Università di Sassari, Luca Deiana, ha iniziato gli studi sulla longevità nel 1996. Ha coordinato i lavori di Gianni Pes e Michel Poulain, agli inizi degli anni 2000. Ora avverte: “Sbaglia chi pensa che basti solo uno stile di vita sano per vivere a lungo. Il lavoro e il buon cibo rappresentano un fattore importante ma sono comunque indispensabili i giusti cromosomi sardi”.

Le foto dei due centenari sono di Andreina Spiga. Mentre la foto del parcheggio "blue zone" e dello scaffale blue zone sono di Marco Saba

🆘 Instagram rende insicuri i ragazzi, fino a portarli alla depressione. Lo scrive il Wall Street Journal. Anzi. Lo dimos...
17/09/2021

🆘 Instagram rende insicuri i ragazzi, fino a portarli alla depressione. Lo scrive il Wall Street Journal. Anzi. Lo dimostra.

⚠️ Bene, è esattamente il focus delle mie lezioni nelle scuole, iniziate nel 2017. Già da allora parlo di “comunicazione responsabile” ai ragazzi. A svariate centinaia di loro. Ai ragazzi spiego quali sono i meccanismi pericolosi dei social, e come difendersi, e come sfruttare le potenzialità dei social senza farsi sfruttare. Un rapporto univoco, non bidirezionale, a vantaggio dell’utente e non della piattaforma (per quanto possibile, e per quanto realizzabile). Ah, faccio lo stesso con gli adulti, per quanto riguarda l’utilizzo di Facebook: gli effetti e le dinamiche sono diverse, ma il problema è simile.

🤔 2017. Perciò sapevamo già tutto senza che ce lo dimostrasse il Wall Street Journal? E niente di nuovo sotto il cielo?

👉 No. Sarebbe presuntuoso sostenerlo. A breve, approfondirò il discorso.

Una giovane utente su tre sviluppa disturbi di percezione del proprio corpo

17/08/2021

Di presentazioni, di vicoli ciechi e di Scuola Holden!

Spero possa interessarvi, da oggi questa pagina inizia un nuovo percorso…

Vuoi imparare il funzionamento dei social in maniera molto pratica e molto veloce? In poche ore, perché non hai tempo da...
20/07/2021

Vuoi imparare il funzionamento dei social in maniera molto pratica e molto veloce? In poche ore, perché non hai tempo da perdere e non ti interessano i social ma ti servono solo per ampliare il tuo giro di affari?
ALT! Fermati un secondo e leggi qui sotto.
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In una sola mattinata, io posso spiegarti come funzionano i social. Vengo nella tua azienda e ti trasformo nel tuo social media manager preferito.
Sono un social media manager senior e sono un formatore in comunicazione – con focus sui social network.
Insegno social a chiunque e ovunque; dagli alunni nelle scuole, ai tavoli di riunione nelle grandi aziende. Questa ormai vasta mole di ore e di alunni mi ha consentito di creare un metodo formativo nuovo, estremamente pratico, e iper concentrato. Pensato per chi deve monetizzare e non ha tempo per la teoria.
Scrivimi alla mail [email protected] o su whatsapp - c'è il bottone apposito proprio qui sotto

5 buoni motivi per imparare i social con me:1 - A mio parere, il tempo è il bene più prezioso che possediamo, perciò io ...
15/07/2021

5 buoni motivi per imparare i social con me:

1 - A mio parere, il tempo è il bene più prezioso che possediamo, perciò io ricerco la concretezza. A me piace l’efficacia unita alla rapidità: la mia consulenza si basa sul massimo sfruttamento del tempo a disposizione.

2 - Ho esperienza. In 7 anni di gestione professionale dei social, ho scritto decine di migliaia di post. In che modo la mia esperienza può esserti utile? Beh, in tanti anni ho dovuto sperimentare molte soluzioni, sbagliando e azzeccando le scelte. Adesso ho quindi una buona casistica di attività che funzionano e che non funzionano e questo importantissimo bagaglio è a tua disposizione

3 - So costruire delle campagne di sponsorizzazione molto efficaci!

4 - Studio tanto. Mi aggiorno costantemente per capire i movimenti di un settore - quello della comunicazione- che si evolve con una rapidità sbalorditiva.

5 - Io non insegno teoria, io insegno pratica attraverso un metodo che ho costruito nell’arco degli anni. Un metodo sviluppato grazie a tante ore di consulenza con persone che partivano dal livello 0: alcune non avevano mai aperto i social. La mia attività è pensata proprio per dare efficacia e consapevolezza a chi parte da 0, e riesco a farlo in poche ore.

5 bis - Domanda: se si rompe l’antenna della tv, per ripararla chiamerai l’antennista. Se non ti funziona il pc, puoi chiamare il tecnico del pc. Ma se riscontri un problema con i social, a chi ti rivolgerai? Da oggi lo sai: ci sono io. Sono il tecnico dei social
In questa pagina, sotto la foto di copertina, c’è il tasto whatsapp: scrivimi...

Chi sono? Un esperto in comunicazione  Cosa faccio? Molte cose, in particolare: insegno l’utilizzo dei social in maniera...
13/07/2021

Chi sono? Un esperto in comunicazione
Cosa faccio? Molte cose, in particolare: insegno l’utilizzo dei social in maniera professionale.
In poche ore, partendo dal livello 0.
A chi insegno? A tutti, dagli studenti delle scuole, agli imprenditori non nativi digitali.
Come insegno? Tramite la lunga esperienza di formatore, sono riuscito a creare un modo nuovo di insegnare i social in maniera molto semplice, diretta e veloce. Pratica e concreta, soprattutto.
Scrivimi

Vuoi imparare il funzionamento dei social in maniera molto pratica e molto veloce? In poche ore, perché non hai tempo da...
12/07/2021

Vuoi imparare il funzionamento dei social in maniera molto pratica e molto veloce? In poche ore, perché non hai tempo da perdere e non ti interessano i social ma ti servono solo per ampliare il tuo giro di affari?
ALT! Fermati un secondo e leggi qui sotto.
Hai deciso di lanciare la tua azienda sui social perché ti sei reso conto che il sito web non basta più?
Però non puoi, o non vuoi, assumere qualcuno che gestisca i social per conto tuo.
Quindi lo devi fare tu stesso, o qualcuno della tua azienda che ha un altro ruolo e che dovrà farsi carico anche di questo.
Ma nessuno ha le competenze per farlo.
In una sola mattinata, io posso spiegarti come funzionano i social. Vengo nella tua azienda e ti trasformo nel tuo social media manager preferito.
Sono un social media manager senior e sono un formatore in comunicazione – con focus sui social network.
Insegno social a chiunque e ovunque; dagli alunni nelle scuole, ai tavoli di riunione nelle grandi aziende. Questa ormai vasta mole di ore e di alunni mi ha consentito di creare un metodo formativo nuovo, estremamente pratico, e iper concentrato. Pensato per chi deve monetizzare e non ha tempo per la teoria.
Scrivimi alla mail [email protected] o su whatsapp - c'è il bottone apposito proprio qui sotto!

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