Studio Tecnico Dott. Agronomo Graziano Asara

Studio Tecnico Dott. Agronomo Graziano Asara Consulenza per aziende agricole

Lymantria dispar L.Principale lepidottero defogliatore dei boschi di querce.Insetto caratterizzato da elevata polifagia ...
10/05/2025

Lymantria dispar L.
Principale lepidottero defogliatore dei boschi di querce.
Insetto caratterizzato da elevata polifagia che, negli anni di forti infestazioni, si manifesta con attacchi di altre specie arboree.
Nella foto una larva su Melo, in agro di Olbia.

15/11/2024
06/02/2022

È INUTILE CONTINUARE A GIRARCI INTORNO. DOBBIAMO INVESTIRE SUL NOSTRO PATRIMONIO ARBOREO PER RENDERLO PIU' SICURO, EFFICACE, EFFICIENTE, RESILIENTE, SOSTENIBILE.
SINOSSI:
a) Il patrimonio arboreo delle nostre città pone un problema gestionale inderogabile e non facile da affrontare, dal punto di vista sia tecnico, sia politico;
b) pensare non alla “città come è", ma alla "città come sarà”;
c) differenza fra albero senescente e albero monumentale;
d) soluzioni gestionali
Ormai quasi 4 anni fa ho postato una riflessione sulla gestione degli alberi. L'ho riletta e ho pensato fosse il caso di postarla nuovamente (con alcuni cambiamenti), visto il particolare momento che stanno vivendo gli alberi, "tirati per la camicia" da una parte e dall'altra da interessi che, purtroppo, qualche volta non sono proprio "disinteressati", oppure visti come il fumo negli occhi da parte di alcuni cittadini disinformati e poco propensi all'amore verso il prossimo e che li ritengono dei potenziali assassini.
È chiaro che questo è il mio punto di vista, ma mi piacerebbe fosse la base per una sana discussione e non per le solite becere "battaglie" sui social.
I benefici forniti dagli alberi sono noti e scientificamente provati ed essi sono largamente superiori ai rischi connessi alla loro presenza. Quest'ultima, tuttavia, è imprescindibile dal mantenimento (o, se possibile, dal miglioramento) di condizioni minime di vivibilità dei nostri ambienti urbani per fare in modo che i suddetti rischi siano quanto minori possibile.
Dobbiamo essere consci che il patrimonio arboreo delle nostre città, caratterizzato da piante messe a dimora in epoche passate (alcuni impianti risalgono addirittura al 1800, la maggior parte all'epoca fascista o post-bellica) pone un problema gestionale inderogabile e non facile da affrontare, dal punto di vista sia tecnico, sia politico.
Le nostre amministrazioni sono prese tra più fuochi: 1) la necessità di minimizzare il rischio e garantire la sicurezza della fruizione; 2) la congiuntura economica sfavorevole che ha determinato tagli non più compatibili con una gestione minima del patrimonio arboreo; 3) la pressione dei cittadini che, sulla base di non si sa bene quali conoscenze, pretendono che gli alberi siano gestiti come "vogliono loro" e non come dovrebbero 4) la pressione di un estremismo ambientalista, spesso miope e non disponibile al dialogo, che in alcune sue componenti ha preso una strada senza uscita, che non aiuta a migliorare l'ambiente, ma rappresenta ormai un problema aggiuntivo. Le sue iniziative, facendo leva sulla scarsa conoscenza (e anche dalla voglia di non ascoltare) della gente, invece di contribuire a risolvere i problemi ambientali, talvolta sono di ostacolo alla loro soluzione; 5) la necessità di programmare la scelta del materiale vegetale non su "la città come è", ma sulla "città come sarà".
Quest'ultimo è un concetto che deve stare alla base delle scelte sostenibili, ma non è compreso da coloro a cui pare interessare solo il presente quando, invece, dovremmo, a mio parere, agire per il futuro.
Nell'ultimo anno si è discusso molto di alberi e questo non può che fare piacere perché ha richiamato l'attenzione sul nostro patrimonio arboreo come mai prima. Purtroppo, si è molto litigato e poco dialogato perché si è creato un solco incolmabile fra coloro che con gli alberi ci lavorano e li conoscono e coloro che invece si ostinano a non voler per lo meno ascoltare il parere dei primi.
Eppure, dovrebbe essere ben chiara la differenza fra albero senescente e albero monumentale che, invece, sfugge a molti, ma è essenziale nella definizione delle strategie d'intervento. Si deve sostituire un albero giunto nella fase di senescenza, si deve invece far tutto per preservare un albero monumentale e di interesse storico e paesaggistico.
Un albero senescente non necessariamente è "vecchio"; alcuni lo possono essere semplicemente perché sono stati messi in condizioni sfavorevoli o perché non sono stati adeguatamente gestiti. Altri perché il loro ciclo vitale è breve (es. molti Prunus difficilmente superano i 25-30 anni e sono perciò senescenti già intorno ai 20). Negli alberi senescenti, purtroppo, il rapporto fra i benefici prodotti e il costo necessario per la gestione può essere, e spesso è, minore di 1, vale a dire che a fronte di un impegno economico “X” ottengo dei benefici - X (vedi figura). Vuol dire che, ad esempio, un albero può produrre direttamente o indirettamente (per gli interventi di gestione necessari), una quantità di CO2 superiore a quella stoccata, perché quest’ultima è fortemente ridotta a causa delle cattive condizioni vegetative.
È chiaro che questa è una tematica spinosa ma che, in alcuni casi, deve essere affrontata in modo purtroppo improcrastinabile e deve essere gestita non solo tecnicamente, ma anche ponendo attenzione all'aspetto comunicativo che assume un'importanza fondamentale per governare le problematiche e ve**re incontro alle aspettative e alle richieste della cittadinanza.
Detto questo, è doveroso sottolineare l'importanza "storica" e ambientale di alcuni individui (gli alberi creano un "mesoambiente" molto ombreggiato che mitiga notevolmente la temperatura estiva), per cui la rimozione di interi filari o gruppi di piante e il loro successivo reimpianto non appare una soluzione percorribile per alberature che connotano una certa parte della città.
In questi casi si può suggerire una soluzione gestionale che preveda un rinnovo graduale di questa tipologia di alberature, garantendo la continuità visiva del viale alberato nel corso del tempo. Iniziare a sostituire oggi gli alberi in condizioni più critiche, proseguendo in modo progressivo, permetterà di garantire al tempo stesso condizioni di maggiore sicurezza assieme alla presenza stabile di un viale alberato. È, perciò, ragionevole provvedere alla sostituzione in un arco di tempo non superiore a 15-20 anni di quegli alberi che evidenziano, a un'analisi visiva e strumentale, problematiche rilevanti, in modo da rimpiazzare annualmente dal 3 al 5% degli alberi considerati. Per fare un esempio pratico, se una città ha un patrimonio di 100.000 alberi e di questi 20.000 presentano problematiche varie, si dovrebbero sostituire dai 600 ai 1000 alberi per anno. Sono cifre che possono sembrare enormi (e lo sono per le casse comunali) ma che, se rifate i conti, rappresentano dallo 0,6 all'1,0% del totale del patrimonio arboreo della ipotetica città considerata.
Questo dovrebbe essere programmato in accordo con i produttori vivaisti in modo che essi possano pianificare la produzione e fornire piante già pronte e di dimensioni progressivamente maggiori in modo da garantire una certa uniformità dimensionale degli alberi che saranno messi a dimora (contratto di coltivazione).
Sono convinto che anche l'indotto economico e occupazionale per il settore del verde urbano e ornamentale non sarebbe secondario.
Figura da Widney et al. Forests 2016, 7(3), 65; doi:10.3390/f7030065

07/11/2021

STUDI E APPROFONDIMENTI
I cambiamenti climatici stanno trasformando le foreste. Questo studio mostra come la mortalità degli alberi legata alla siccità porta a una sostituzione del tipo di vegetazione presente in alcuni biomi.


📣 Forest and woodland replacement patterns following drought-related mortality

📜 ABSTRACT
Forest vulnerability to drought is expected to increase under anthropogenic climate change, and drought-induced mortality and community dynamics following drought have major ecological and societal impacts. Here, we show that tree mortality concomitant with drought has led to short-term (mean 5 y, range 1 to 23 y after mortality) vegetation-type conversion in multiple biomes across the world (131 sites). Self-replacement of the dominant tree species was only prevalent in 21% of the examined cases and forests and woodlands shifted to nonwoody vegetation in 10% of them. The ultimate temporal persistence of such changes remains unknown but, given the key role of biological legacies in long-term ecological succession, this emerging picture of postdrought ecological trajectories highlights the potential for major ecosystem reorganization in the coming decades. Community changes were less pronounced under wetter postmortality conditions. Replacement was also influenced by management intensity, and postdrought shrub dominance was higher when pathogens acted as codrivers of tree mortality. Early change in community composition indicates that forests dominated by mesic species generally shifted toward more xeric communities, with replacing tree and shrub species exhibiting drier bioclimatic optima and distribution ranges. However, shifts toward more mesic communities also occurred and multiple pathways of forest replacement were observed for some species. Drought characteristics, species-specific environmental preferences, plant traits, and ecosystem legacies govern postdrought species turnover and subsequent ecological trajectories, with potential far-reaching implications for forest biodiversity and ecosystem services.

📖 PNAS November 24, 2020 117

👇
https://www.pnas.org/content/117/47/29720

📸 Kindel Media

06/11/2021
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Si è conlcuso il primo mese di Monitoraggio Fenologico, attivato presso l’Azienda Agricola Melis di Bari Sardo, grazie all’intraprendenza del titolare Alessandro Melis. I primi risultati sono a dir poco sorprendenti: dall’emissione dei nuovi germogli allo sviluppo dell’apparato fogliare, co...

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