Geologo.giuliodifiore

Geologo.giuliodifiore Servizio geologico e pagina dedicata alla divulgazione delle Scienze della Terra. Tratteremo di geologia, rischi geologici e geofisica.

La vita ordinaria di un geologo. A cura di Giulio Di Fiore, editor e geologo abilitato alla libera professione.

Il vicino trova acqua a 10 metri. Tu a 60. Ti hanno truffato?Non necessariamente.L’acqua sotterranea NON è un grande lag...
12/07/2026

Il vicino trova acqua a 10 metri. Tu a 60. Ti hanno truffato?

Non necessariamente.

L’acqua sotterranea NON è un grande lago continuo nascosto sotto il terreno. Circola nei pori di sabbie e ghiaie, nelle fratture delle rocce e, in particolari contesti, nei condotti dei calcari carsificati.
Per questo due pozzi vicini possono avere profondità e portate completamente differenti.
Nel Cilento possiamo incontrare:
⛰️ calcari carsificati, nei quali l’acqua si concentra in fratture e condotti;
🪨 alternanze di arenarie e argille, che possono formare piccole falde sospese e sorgenti stagionali;
🏞️ depositi alluvionali, costituiti da livelli irregolari di ghiaia, sabbia, limo e argilla;
🌊 acquiferi costieri, nei quali un pompaggio eccessivo può favorire l’ingresso di acqua salata.

Il pozzo del vicino è quindi un dato utile, ma non una garanzia. Potrebbe intercettare una frattura produttiva, uno strato ghiaioso o una falda diversa dalla tua.
E la geofisica?
Non “vede” direttamente l’acqua. Misura proprietà fisiche del sottosuolo che dipendono anche da argilla, salinità, porosità e fratturazione. Deve quindi essere interpretata insieme alla geologia e verificata mediante la perforazione.
Dopo aver trovato acqua bisogna ancora stabilire:
quanta ne è realmente disponibile;
quanto si abbassa il livello durante il pompaggio;
se il pozzo recupera;
quale qualità possiede;
se il prelievo è sostenibile e autorizzabile.

📌 La domanda corretta non è soltanto “dove c’è acqua?”.
È: Dove posso captare una risorsa sufficiente, utilizzabile e sostenibile nel tempo?
Ed è qui che entra in gioco l’idrogeologia.

Secondo voi, prima di perforare un pozzo si studia abbastanza il sottosuolo o si sceglie ancora il punto “a sensazione”?

La pioggia provoca davvero le frane?🌧️ Dopo un temporale si sente spesso dire:«A causa delle intense piogge si sono veri...
11/07/2026

La pioggia provoca davvero le frane?

🌧️ Dopo un temporale si sente spesso dire:

«A causa delle intense piogge si sono verificate frane e dissesti».

Vero, ma solo in parte.

La pioggia è frequentemente il fattore di innesco. Il versante, però, può essere già predisposto a causa della presenza di argille, strati inclinati, fratture, falde, erosione alla base o vecchi movimenti franosi, per non parlare degli interventi antropici non regolamentati e molto diffusi sul territorio!

Quando l’acqua penetra nel terreno aumenta il suo peso specifico e la pressione nei pori e può ridurre la resistenza lungo una superficie di scorrimento oppure se ne possono formare delle nuove anche in zone differenti. Il pendio perde così parte del proprio equilibrio.

Nel Cilento il problema è particolarmente articolato perché non esiste un unico tipo di sottosuolo:

🟤 nei terreni argilloso-marnosi possono svilupparsi scivolamenti e colamenti;

🪨 nelle alternanze di arenarie e argille l’acqua può accumularsi sopra gli strati meno permeabili;

⛰️ nei rilievi calcarei fratture e giunti possono favorire crolli di blocchi;

🌊 sulle falesie costiere l’erosione marina può contribuire a destabilizzare la base delle pareti.

Una crepa su una strada o su un edificio, però, non dimostra automaticamente la presenza di una frana. Può dipendere anche da cedimenti, perdite idriche, erosione o problemi strutturali. È necessario ricostruire la causa, non limitarsi a coprirne gli effetti.

Il geologo analizza tutta l'area e il versante, la circolazione delle acque e la geometria del sottosuolo; consulta le cartografie PAI e IFFI, programma le indagini e verifica se il fenomeno è attivo o può evolvere.

La pioggia può essere la scintilla. La geologia nel suo complesso spiega perché il versante cede proprio in quell'area.

Secondo voi, nel nostro territorio si investe abbastanza nella prevenzione o si interviene soltanto dopo l’emergenza?

Il Cilento è nato sul fondo di antichi mariPrima dei borghi, degli uliveti e delle spiagge, nel Cilento esistevano piatt...
11/07/2026

Il Cilento è nato sul fondo di antichi mari

Prima dei borghi, degli uliveti e delle spiagge, nel Cilento esistevano piattaforme carbonatiche, bacini marini profondi e correnti sottomarine capaci di trasportare enormi quantità di sedimenti.

Le rocce che oggi formano questo territorio raccontano quella storia.

I calcari della dorsale carbonatica del monte Chianello (IMMAGINE 1), degli Alburni, del Cervati e del Monte Bulgheria derivano in gran parte da sedimenti accumulati in antichi ambienti marini. Le arenarie, le argille e le marne diffuse nel Cilento centrale e occidentale testimoniano invece bacini più profondi, deformati durante la formazione dell’Appennino.

Anche il famoso “Flysch del Cilento” è più complesso di quanto suggerisca il suo nome. I moderni studi geologici e le moderne carte geologiche distinguono diverse unità tettoniche e successioni sedimentarie. Il Gruppo del Cilento propriamente detto comprende soprattutto le Arenarie di Pollica e la Formazione di San Mauro, depositate durante il Miocene (tra circa 23 e 5 milioni di anni fa) anche attraverso correnti di torbida: vere e proprie valanghe di sedimenti che scorrevano sul fondo del mare.

Successivamente, compressione, sovrascorrimenti, sollevamento ed erosione hanno trasformato questi sedimenti nel paesaggio che vediamo oggi.

Ma questa storia non riguarda soltanto il passato.

Le rocce carbonatiche controllano grotte, sorgenti e circolazione carsica. Le successioni ricche di argilla possono essere maggiormente predisposte all’erosione e ai movimenti franosi. Le alternanze di arenarie e marne influenzano la stabilità dei versanti e la comparsa di sorgenti stagionali.

Ecco perché conoscere la geologia è fondamentale prima di costruire, scavare un pozzo, sistemare un versante o pianificare il territorio.

🪨 Il Cilento non è soltanto un paesaggio da osservare: è una storia geologica da leggere.

Secondo voi, quanto conosciamo davvero il terreno sul quale sono costruiti i nostri paesi?

A cosa serve davvero un geologo?Non soltanto a studiare rocce, fossili e terremoti.Il geologo analizza e ricostruisce qu...
11/07/2026

A cosa serve davvero un geologo?

Non soltanto a studiare rocce, fossili e terremoti.

Il geologo analizza e ricostruisce quello che si trova intorno e sotto i nostri piedi: terreni, rocce, falde acquifere, faglie e superfici di frana. Informazioni che possono cambiare completamente il modo di progettare una casa, un muro, una strada, un pozzo o una sistemazione agricola.

Un terreno, infatti, non è mai semplicemente “terra”.

Può essere costituito da argille sensibili, sabbie permeabili, riporti artificiali, ghiaie, rocce fratturate o livelli saturi. Materiali diversi possono produrre cedimenti, infiltrazioni, instabilità degli scavi o movimenti dei versanti.

Uno dei compiti del è trasformare rilievi e indagini in un modello geologico del sottosuolo, individuando le criticità prima che diventino problemi di cantiere, danni agli edifici o spese impreviste.

Nel Cilento, dove rilievi rocciosi, successioni argilloso-arenacee, fondovalle e coste convivono in uno spazio relativamente ristretto, conoscere il territorio non è un dettaglio burocratico: è il punto di partenza per progettare correttamente.

📌 La geologia non serve soltanto a spiegare ciò che è accaduto.

Serve soprattutto a capire cosa potrebbe accadere dopo aver scavato, costruito o modificato il territorio.

Secondo voi, il geologo viene coinvolto abbastanza presto nei progetti o soltanto quando compare un problema?

10/01/2026

Il terremoto in Calabria non è un’anomalia: ecco cosa ci sta dicendo la Terra.
Un terremoto in mare, percepito sulla costa, che riaccende domande e paure.
Ma cosa significa davvero un Mw 5.1 in Calabria?
Niente allarmismi, solo geologia, dati e realtà fisica della crosta terrestre.
Ascoltare la Terra è il primo passo per convivere con essa.



tutti

Durabilità e innovazione nelle pavimentazioni stradali di BolognaLa realizzazione della   di Bologna rappresenta un inte...
14/12/2025

Durabilità e innovazione nelle pavimentazioni stradali di Bologna

La realizzazione della di Bologna rappresenta un intervento infrastrutturale complesso che, oltre alla costruzione della sede tranviaria e alla sostituzione dei sottoservizi interferiti, comporta il rifacimento di circa 23 km di sedi carrabili urbane.

Progettare e realizzare una struttura stradale realmente duratura è una sfida particolarmente delicata in un contesto di pianura alluvionale come quello bolognese.
I rilevati viari poggiano spesso su terreni limosi o limoso-sabbiosi debolmente argillosi, sensibili alle variazioni del regime idrico e caratterizzati da livelli piezometrici superficiali.

La continua interazione tra acque meteoriche infiltrate e falda freatica provoca oscillazioni dell’umidità, incremento delle pressioni neutre e riduzione dei parametri di portanza.
Nel tempo, questi fenomeni si traducono in cedimenti differenziali che compromettono la regolarità e la durabilità delle sedi carrabili.

Per affrontare in modo rigoroso tali condizioni, gli interventi più recenti — come quelli legati alla tramvia di — si basano su una lettura geotecnica più accurata.
puntuali e valutazioni dinamiche eseguite con FWD (Falling Weight Deflectometer) sulle fondazioni preesistenti hanno consentito di caratterizzare il comportamento strutturale delle fondazioni dei corpi stradali preesistente e di definire soluzioni progettuali più affidabili.

Dalle risultanze delle indagini è emersa la possibilità, adottando materiali più adeguati, di una riduzione degli spessori necessari a garantire le le giuste prestazioni senza comprometterne la . Come ad esempio una fondazione in misto cementato di almeno 20 cm, elemento essenziale per garantire un adeguato modulo di portanza e una distribuzione più uniforme delle sollecitazioni sul sottofondo eterogeneo della pianura alluvionale.

A completamento della fondazione vengono impiegati conglomerati bituminosi modificati ad alte prestazioni, organizzati in più strati con differenti proprietà meccaniche.
Questi materiali assicurano una maggiore resistenza alle deformazioni permanenti, una riduzione della quantità deinmateriali impiegati e una più elevata stabilità termica e strutturale, soprattutto in presenza di carichi variabili e terreni sensibili alla saturazione e alle variazioni piezometriche stagionali.

Questa evoluzione tecnologica si integra con un principio fondamentale: la geologia come strumento di pianificazione urbana.
La gestione dell’uso del suolo, la prevenzione dei fenomeni di subsidenza, la mitigazione del rischio idraulico e la tutela della falda richiedono una progettazione infrastrutturale che dialoghi con il territorio.

Una struttura stradale non è soltanto un’opera funzionale: è un elemento della sicurezza territoriale e della resilienza urbana.

Infine, un ruolo decisivo è svolto dalla cultura del controllo:
prove di laboratorio, verifiche in sito e monitoraggi costanti in fase di realizzazione garantiscono la conformità ai requisiti prestazionali e agli standard del Sistema di Gestione Qualità UNI EN ISO 9001:2015.

Realizzare una pavimentazione oggi significa comprendere l’interazione tra contesto geologico, idrologia e qualitá dei materiali.
Solo così è possibile consegnare infrastrutture sicure, durevoli e sostenibili, capaci di resistere nel tempo e di integrarsi in modo equilibrato con il territorio.
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