23/04/2026
USO DEL RAME IN VITICOLTURA, BIO CANTINA SOCIALE ORSOGNA HA PRESENTATO AL VINITALY UNO STUDIO SU INNOCUITÀ NEI TERRENI RICCHI DI SOSTANZA ORGANICA GRAZIE A PRATICHE BIOLOGICHE E BIODINAMICHE
L’utilizzo del rame in viticoltura biologica e biodinamica non comporta accumuli dannosi di residui nei terreni. Occorre dunque aprire una riflessione, basata su evidenze scientifiche, in merito al divieto dell’Unione europea che dovrebbe scattare dopo la proroga concessa fino al giugno del 2029. Questi i concetti espositi al Vinitaly di Verona, alla presenza del sottosegretario di Stato al Masaf, con delega al Biologico, Luigi D’Eramo e del vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, con delega all’Agricoltura, nel convegno “Rame in Viticoltura: strategie rigenerative, ricerche scientifiche e il futuro della difesa biologica e biodinamica”, organizzato, in partnership con Coldiretti nazionale da Bio Cantina Sociale Orsogna.
I lavori, moderati dal giornalista del Sole 24/Agrisole Giorgio Dell’Orefice,
hanno presentato l’esito di uno studio condotto dal 2022 al 2024 in partnership con le Università di Perugia, Teramo e Napoli, sull’impatto del rame utilizzato entro i limiti di legge di 4 kg annui per ettaro, studiato in terreni della Bio Cantina Sociale Orsogna, dove la fertilità e vitalità del suolo viene mantenuta attraverso letamazioni, pascolamento di greggi, sovescio, compost di letame, residui della vinificazione, senza l'uso di pesticidi, per preservare un agrosistema ricco di forme di vita vegetali, animali e microbiche.
Camillo Zulli, direttore e enologo della Bio Cantina Sociale Orsogna: “Il risultato dello studio scientifico quadriennale è che nei vigneti coltivati secondo i principi del biologico e del biodinamico le analisi hanno dimostrato che non si è registrato alcun incremento nell'accumulo di rame nel suolo”.
A confermarlo il professor Alessandro Piccolo, ordinario di Chimica agraria dell'Università di Napoli Federico II, e presidente della Società italiana di scienze biodinamiche: “I terreni, quando sono arricchiti di sostanza organica, sono in grado di ‘rapire’ il rame e renderlo per così dire meno ‘trasportabile’ e quindi non pericoloso per catena alimentare”.
Sulla non pericolosità del rame non ha dubbi nemmeno il professor Alberto Palliotti, dell’Università di Perugia: "Non ho mai riscontrato sintomi di ecotossicità, nei vigneti che abbiamo studiato".
Per Rosanna Tofalo, docente dell’Università di Teramo, ”I nostri studi hanno confermato che i microrganismi associati al suolo possono mettere in atto una serie di meccanismi per 'detossificare' il rame aggiunto, e stabilire una resilienza che è alla base di una viticoltura rigenerativa".
Ha concluso Maria Letizia Gardoni, delegata nazionale di Coldiretti Giovani Impresa: “l’iniziativa condotta da Bio Cantina Sociale Orsogna e dalle tre università, in una virtuosa partnership pubblico-privato è preziosa”.