Forse soltanto un puzzle è l'immagine adeguata a rendere l'idea dei nostri vigneti: aree piccole, anche piccolissime, con caratteristiche diverse e precise che solo l'esperienza di molti anni e di molte vendemmie permette di riconoscere e valorizzare in quell'insieme complesso che è un vino. Al Palazzone siamo circondati dalle viti. Piantate sul versante della collina tra la Rocca Ripesena e il Ro
mitorio a due passi da Orvieto, tra i 210 e 340 mt. S.l.m., esposte a seconda delle pendenze ad E o E-NE. Ai 18 ettari di Orvieto Classico piantati tra il 1970 e 1976 abbiamo aggiunto nel 1986 il piccolo vigneto di Cabernet da dove nasce l'Armaleo; a quel tempo nessuno di noi pensava all'enorme potenziale di quel pezzetto di terra rimasto incolto dopo la gelata degli olivi del 1985! E nel 1991 altri 4 ettari per produrre nuove uve: Sauvignon per la Muffa Nobile, Viognier per l'Ultima Spiaggia, Grechetto un vitigno autoctono molto importante. Le viti di questi vigneti le abbiamo piantate ad intervalli molto più ravvicinati rispetto a quelli degli impianti tipici della zona; tale disposizione obbliga le piante a gareggiare tra loro per assorbire gli elementi nutritivi e l'umidità del terreno inibendo così la crescita vegetativa; il frutto che se ne ricava è quindi più intenso e complesso di quello prodotto da piante più vigorose. Altri 3 ettari nel 1999-2000 per la produzione anche di uve rosse (Sangiovese e Cabernet S.) a completamento della gamma dei vini. Vigneti ancora più innovativi dove la necessità di non effettuare lavorazioni al terreno per evitare enormi rischi di erosione superficiale viene supportata da un sofisticato sistema di irrigazione a goccia. Sperimentazione e innovazione sono in atto al Palazzone per sfruttare le potenzialità del terreno grazie ai reimpianti che stanno interessando i vigneti più vecchi perchè siamo certi i grandi vini si fanno anzitutto nella vigna. Un antico fascino. L’agriturismo Il Palazzone è una residenza storica di epoca medievale ubicata non lontano da Rocca Ripesena nella zona a nord-ovest della rupe orvietana, tra Umbria e Lazio; la peculiarità più significativa di questo edificio risiede nel costituire un esempio abbastanza eccezionale di residenza extraurbana, possedendo tutti i caratteri del palazzo urbano, pur trovandosi isolato sopra un poggio nell’aperta campagna umbra. La sua struttura architettonica ed i suoi elementi costruttivi, in effetti, nonché i particolari decorativi che l’abbelliscono, trovano puntuali riscontri nelle architetture civili orvietane più significative del tardo Duecento -come il Palazzo del Popolo e il Palazzo Papale- e concorrono tutti a precisare la tipologia e la datazione dell’edificio facendole corrispondere, appunto, a quelle di palazzi simili costruiti in città nell’ultimo quarto del secolo XIII. Più stimolante è risultato stabilire quale destinazione funzionale (al di là di quella semplicemente residenziale), poteva avere la Residenza Il Palazzone nel contesto territoriale, ma la ricerca storica ha fornito in tal senso una risposta attendibile. Dalla documentazione raccolta risulta infatti che Monaldo Monaldeschi della Cervara, storico orvietano della nobile famiglia che aveva dominato la città nel XIV secolo, scrive nei suoi Comentari historici stampati a Venezia nel 1584, che Bonifacio VIII nominò “…Cardinale Teodorico di Ranieri, e Capitano del Patrimonio l’anno 1299, questo Cardinale fece fare il Palazzo nella piazza di Santa Christina di Volsena e il Palazzo sotto Rocca di Ripeseno…”. Tenuto conto della sua tipologia residenziale e della sua ubicazione di relativo isolamento nel contado in prossimità di Orvieto, si può pensare che l’edificio possa essere stato costruito come “hospitalis”, nel senso di ostello per prelati e viandanti o stazione di posta per pellegrini diretti a Roma, visto che proprio nel 1300 Bonifacio VIII ufficializzò il primo Giubileo. Giovanni Dubini