18/07/2020
Per chi esercita la mia professione, quello che segue è superfluo. Le mie righe, però, potrebbero essere utilizzate per spiegare ai non addetti ai lavori i motivi per i quali, chi governa, deve sentirsi, per usare un eufemismo, in serio imbarazzo. A prescindere e, in ogni caso, finché non concederà la proroga al 30 settembre per pagare le tasse.
Non esiste un lavoro che abbia maggiore dignità rispetto agli altri. Quello che fa la differenza è l’onestà, la dedizione, lo spirito di sacrificio, la professionalità, la disponibilità a soddisfare le esigenze altrui, la capacità di sopportare carichi e impegni crescenti aggiornandosi costantemente. Senza mai guardare l’orologio né il calendario. Ebbene, se esiste una categoria che, negli ultimi 30 anni, ha visto aumentare a dismisura e in maniera torrentizia adempimenti, scadenze e, nello stesso tempo, ha dovuto subire lo tsunami di una legislazione fuori controllo, spesso contraddittoria e confusa, scritta pessimamente e ancora peggio interpretata, è sicuramente quella delle professioni economico contabili. Non solo: lo Stato ha nascosto le sue clamorose inefficienze utilizzando i professionisti come front e back office, a costo zero, pretendendo tempi di risposta rapidissimi e, al contrario, mostrando gravissimi ritardi quando, invece, il diritto è dalla parte del contribuente. Niente di nuovo, peraltro: una storia che, appunto, si ripete da decenni. Ora, però, si è raggiunto il punto di non ritorno. Il Covid-19 (e pensare che qualcuno ne ha teorizzato una funzione “punitiva-educativa” salutare … magari perché vive di rendita o può contare su entrate garantite) ha messo a n**o l’ipocrisia di una classe politica che tratta una categoria professionale come sudditi, che vede come fumo negli occhi le partite Iva, che racconta di immaginifiche misure efficaci come un’aspirina somministrata a un malato terminale. I commercialisti e i consulenti del lavoro sono stati costretti a lavorare anche nel periodo emergenziale, fra difficoltà enormi, subissati dai provvedimenti annunciati dall’ansiogeno Conte e dalle telefonate di imprenditori e cittadini smarriti. I commercialisti sono stati, dopo i medici e il personale sanitario, davvero in prima linea, subendo oltretutto una ghettizzazione: sono stati esclusi – per legge! – dalla concessione dei contributi a fondo perduto, essendo “persone” e non “imprese” (“perla” di Gualtieri, ministro dell’economia). Hanno profuso energie altre ogni limite per fare ottenere bonus, contributi e finanziamenti ai loro clienti, così tralasciando le attività correnti e accumulando ritardi incolmabili nel predisporre bilanci e dichiarazioni dei redditi. La proroga al 30 settembre non è una gentile risposta a sterili lamentele, ma un atto dovuto, un segno di rispetto e di riconoscenza a chi, senza mai lesinare impegno e applicazione, ha sopportato l’insopportabile. Inutile parlare di “bazooka” da 750 miliardi se, poi, non è possibile differire al 30 settembre un gettito (atteso ma assai velleitariamente sperato …) di (alla fine, miserevoli) soli 8,4 miliardi. Era un “bazooka” o, forse, è un fucile a tappi? Per questo la proroga deve arrivare. E arriverà …