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Cleto Munari ha dimostrato che la creatività fiorisce quando si ha il coraggio di riunire attorno allo stesso tavolo per...
19/06/2026

Cleto Munari ha dimostrato che la creatività fiorisce quando si ha il coraggio di riunire attorno allo stesso tavolo personalità diverse e spesso distanti tra loro: architetti, poeti, premi Nobel, pittori e designer. Non cercava collaboratori disposti ad assecondarlo; cercava menti capaci di sorprenderlo.

In un periodo in cui il design è spesso subordinato al mercato, Cleto Munari ha sempre preferito inseguire la cultura.

Vicenza gli deve molto: non solo perché ha scelto questa città come residenza ma perché l’ha trasformata in un polo internazionale per il design d’autore.

Da qui sono stati creati oggetti destinati a viaggiare nei musei e nelle importanti esposizioni internazionali.

Cleto Munari, l'uomo che trasformò il design in un dialogo tra geni. Un articolo a un grande artista che Onestopart ha voluto dedicare.

17/06/2026
Vediamo un quadro sulla parete e pensiamo immediatamente all’arredamento. Lo consideriamo una scelta estetica, un elemen...
16/06/2026

Vediamo un quadro sulla parete e pensiamo immediatamente all’arredamento. Lo consideriamo una scelta estetica, un elemento capace di rendere più gradevole uno spazio.

In realtà, nel momento in cui un’opera entra in azienda, smette di essere soltanto un oggetto da osservare. Diventa un elemento che comunica, rappresenta e racconta.

La differenza può sembrare sottile, ma è sostanziale.

L'opera entra in azienda: cosa cambia davvero se smettiamo di vederla sotto l'aspetto estetico e la consideriamo al contrario patrimonio?

Nel mercato dell’arte, uno degli errori più frequenti è pensare che la vendita inizi quando l’opera viene proposta a una...
04/06/2026

Nel mercato dell’arte, uno degli errori più frequenti è pensare che la vendita inizi quando l’opera viene proposta a una galleria, a una casa d’asta o a un potenziale acquirente.

In realtà, a quel punto una parte importante del lavoro dovrebbe essere già stata fatta.

Un’opera non arriva al mercato soltanto con la sua immagine, la sua firma e una stima di valore. Arriva con una storia. E quella storia deve poter essere ricostruita, verificata, sostenuta.

Provenienza, documenti di autenticità, bibliografia, mostre, pubblicazioni, archiviazione, stato conservativo: sono elementi che non accompagnano semplicemente l’opera. Ne definiscono il valore.

Per questo il valore di un’opera si prepara prima della vendita.

Continua a leggere il nostro articolo cliccando 👇

Il valore di un’opera si prepara prima della vendita

Il deposito non è un luogo neutro.È uno degli spazi in cui una collezione dimostra quanto viene davvero seguita.👉 onesto...
22/05/2026

Il deposito non è un luogo neutro.
È uno degli spazi in cui una collezione dimostra quanto viene davvero seguita.

👉 onestopart.it

Ci sono opere che restano per anni appoggiate in una stanza, dentro un deposito o in un imballo chiuso troppo a lungo.E ...
20/05/2026

Ci sono opere che restano per anni appoggiate in una stanza, dentro un deposito o in un imballo chiuso troppo a lungo.

E il punto è che spesso non sembrano “abbandonate”.
Sembrano semplicemente ferme.

Nel tempo però anche ciò che appare immobile cambia: umidità, polvere, sbalzi ambientali, piccole alterazioni che si accumulano lentamente e che molte volte diventano visibili solo quando il problema è già avanzato.

Per questo il deposito non è un dettaglio secondario nella gestione di una collezione.

È uno dei luoghi in cui il valore viene davvero protetto, oppure trascurato.

Nel nostro ultimo articolo abbiamo approfondito uno degli aspetti più invisibili e sottovalutati del collezionismo.

Il deposito è il punto cieco di molte collezioni. l deposito è il luogo dove una collezione dimostra se è davvero seguita.

Umberto Zagarese di One Stop Art ha visitato la mostra "The Visitors" di Hernan Bas a Ca’ Pesaro alla La Biennale di Ven...
14/05/2026

Umberto Zagarese di One Stop Art ha visitato la mostra "The Visitors" di Hernan Bas a Ca’ Pesaro alla La Biennale di Venezia

Bas espone un’umanità sospesa, fatta di turisti, viaggiatori, figure in continuo movimento che sembrano attraversare i luoghi senza appartenervi davvero.

Venezia diventa il simbolo perfetto di una contemporaneità in cui spesso l’esperienza si trasforma in immagine, il viaggio in rappresentazione, la presenza in qualcosa di distante e quasi irreale.

Le opere di Bas sono ironiche, malinconiche, dense di dettagli e riferimenti. Ma soprattutto pongono una domanda silenziosa: quanto siamo davvero presenti nei luoghi che attraversiamo?

Abbiamo approfondito la mostra nel nostro ultimo articolo che trovi 👇

I turisti malinconici di Hernan Bas

🌍 Hernan Bas: The Visitors📍 Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia📅 7 maggio – 30 agosto 2026🎨 A c...
11/05/2026

🌍 Hernan Bas: The Visitors
📍 Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia
📅 7 maggio – 30 agosto 2026
🎨 A cura di Elisabetta Barisoni

In visita per noi di ONESTOPART Umberto Zagarese.

Trenta nuovi dipinti raccontano il turismo come specchio del presente.
Giovani viaggiatori malinconici e disorientati attraversano una Venezia sospesa tra realtà e scenografia globale.
In loro riconosciamo il nostro stesso smarrimento, turisti del contemporaneo, sempre in cerca di un altrove che forse non esiste più.

Thirty new paintings turn tourism into a mirror of our age.
Melancholic, disoriented travelers wander through a Venice poised between authenticity and spectacle.
In their dazed gazes, Hernan Bas captures the paradox of a world that is always moving, yet rarely arrives.

Venezia Art to Date | Spring 2026 is out now!24 galleries, 22 foundations, 17 museums, 24 other institutions and La Bien...
08/05/2026

Venezia Art to Date | Spring 2026 is out now!

24 galleries, 22 foundations, 17 museums, 24 other institutions and La Biennale Arte!

Per One Stop Art, ha visitato il padiglione Tanzania l’avvocato Michela Zanetti, un padiglione che rappresenta un passaggio significativo: oggi l’arte contemporanea non può più essere letta soltanto come estetica o mercato.

Sta tornando a essere uno spazio di mediazione culturale, sociale e persino antropologica.

Il Padiglione Tanzania alla Biennale Arte 2026 non prova a rappresentare una nazione in modo celebrativo.
Prova invece a raccontarne le fratture, le memorie, le trasformazioni e le contraddizioni.
“Minor Frequencies: The Inner Life of a Nation” attraversa temi come migrazione, identità, spiritualità e relazione tra uomo e ambiente attraverso un allestimento multidisciplinare costruito come una narrazione aperta e non lineare.

Il progetto curatoriale di Lorna Benedict Mashiba e Martina Cavallarin si sviluppa negli spazi della Gervasuti Foundation, a Cannaregio, attraverso un percorso multidisciplinare dove pittura, installazione, suono, tessuti, scritte poliglotte e interventi site-specific costruiscono una narrazione non lineare, quasi nomade.

Al centro resta una domanda profondamente contemporanea: come nasce il concetto di “Altro”?

La Tanzania, considerata una delle “culle dell’umanità”, diventa qui un punto di osservazione simbolico sui rapporti originari tra uomo, natura e spiritualità. Un’indagine che attraversa epoche differenti fino ad arrivare a un presente sospeso, frammentato, instabile.

Interessante anche la presenza di artisti provenienti da Europa, Africa e Asia, non come semplice apertura internazionale, ma come costruzione di un sistema di relazioni, tensioni e visioni condivise.

Tra gli artisti italiani presenti anche Ciro Palumbo e Sasha Vinci, con ricerche differenti ma accomunate da una riflessione sulla memoria, sull’invisibile e sulle geografie interiori.

9 maggio – 22 novembre 2026

08/05/2026

Venezia Art to Date | Spring 2026 is out now!

24 galleries, 22 foundations, 17 museums, 24 other institutions and La Biennale Arte!

Per One Stop Art, ha visitato il padiglione Tanzania l’avvocato Michela Zanetti, un padiglione che rappresenta un passaggio significativo: oggi l’arte contemporanea non può più essere letta soltanto come estetica o mercato. Sta tornando a essere uno spazio di mediazione culturale, sociale e persino antropologica.
Il Padiglione Tanzania alla Biennale Arte 2026 non prova a rappresentare una nazione in modo celebrativo. Prova invece a raccontarne le fratture, le memorie, le trasformazioni e le contraddizioni. “Minor Frequencies: The Inner Life of a Nation” attraversa temi come migrazione, identità, spiritualità e relazione tra uomo e ambiente attraverso un allestimento multidisciplinare costruito come una narrazione aperta e non lineare.
Il progetto curatoriale di Lorna Benedict Mashiba e Martina Cavallarin si sviluppa negli spazi della Gervasuti Foundation, a Cannaregio, attraverso un percorso multidisciplinare dove pittura, installazione, suono, tessuti, scritte poliglotte e interventi site-specific costruiscono una narrazione non lineare, quasi nomade.
Al centro resta una domanda profondamente contemporanea:
come nasce il concetto di “Altro”?
La Tanzania, considerata una delle “culle dell’umanità”, diventa qui un punto di osservazione simbolico sui rapporti originari tra uomo, natura e spiritualità. Un’indagine che attraversa epoche differenti fino ad arrivare a un presente sospeso, frammentato, instabile.
Interessante anche la presenza di artisti provenienti da Europa, Africa e Asia, non come semplice apertura internazionale, ma come costruzione di un sistema di relazioni, tensioni e visioni condivise.
Tra gli artisti italiani presenti anche Ciro Palumbo e Sasha Vinci, con ricerche differenti ma accomunate da una riflessione sulla memoria, sull’invisibile e sulle geografie interiori.
9 maggio – 22 novembre 2026

Indirizzo

Via Niccolò Tommaseo 68
Padua
35131

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