11/07/2026
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
Il pensiero si forma in bocca" diceva il dadaista Tristan Tzara. "La trama del romanzo l'ho creata da un'estrazione casuale di parole ritagliate dai giornali", affermava Raymond Roussel a proposito di "Locus Solus", la sua opera surrealista più celebre.
Assistendo ieri sera ad "Arrivano i dunque" di Alessandro Bergonzoni in Piazza Eremitani a Padova, ho ammirato la splendida "crealtà (come l'ha definita lui) che nasce dalla radiografia delle parole e dei modi di dire che usiamo, rivoltate e rivoltati come calzetti e "usati" per ri-creare tutto un altro mondo.
Anch'io da giocatore di parole congenito, amo la sua scrittura, rido per i suoi calembour e plaudo ai suoi virtuosismi da attore istrionico consumato che ti tiene incollato alla sedia. E poi è stato bravo a disegnare su questa Zabriskie Point di vocali e consonanti, un senso di impegno civile e solidale agli ultimi.
Però mi chiedo anche (e me lo chiedo spesso riguardo al mio essere copy ed autore): forzare troppo le parole a volte ti fa giocare un gioco vuoto. Il senso deve nascere da un'idea, un concetto o un'emozione e poi lo puoi farcire con la crema dei giochi di parole. Il percorso contrario spesso non riesce. Se non sei Bergonzoni.