26/10/2016
Partecipazione come tokenism. Informazione senza processi partecipativi e controllo.
Milano
I dieci anni perduti per cambiare faccia a cinque quartieri
Mai terminati gli interventi da 244 milioni a San Siro, Calvairate, Ponte Lambro, Mazzini e Gratosoglio
ORIANA LISO
ERANO stati inaugurati più di dieci anni fa, con l’ambizione di cambiare faccia a cinque quartieri periferici, inaugurando un nuovo modello di collaborazione tra istituzioni che avrebbe dovuto velocizzare pratiche e realizzazioni. Da allora, però, nessun contratto di quartiere è stato interamente completato: in dieci anni sono cambiate le esigenze, si sono succedute amministrazioni e sono cambiate le governance. E adesso, con un bagno di realismo, il Comune ammette: bisogna cercare di chiudere in fretta, completando quello che si può delle opere rimaste sulla carta, perché ormai troppo tempo è passato.
San Siro, Molise-Calvairate, Ponte Lambro, Mazzini, Gratosoglio: nel 2005, sindaco Gabriele Albertini, la giunta annuncia un cofinanziamento di Comune, Regione, Aler e altri soggetti per 224 milioni — che poi diventano quasi 244 — per «interventi diversificati rivolti al miglioramento e al potenziamento delle strutture sociali, della mobilità locale e dei servizi », si legge nei comunicati dell’epoca. Si riqualificano le case popolari (per 164 milioni), si rifanno strade e servizi (per 64,5 milioni), si mettono in campo progetti di sviluppo sociale. Qualcosa parte, ma la macchina va a rilento: mancano i soldi (Aler traccheggia sui 67 milioni di sua competenza), vengono fuori man mano intoppi burocratici e situazioni che non si possono spazzare via con un tratto di penna (come gli occupanti abusivi).
Così, nel 2014, una nuova cabina di regia decide per il taglio di una parte dei progetti: inutile, insomma, continuare a portare avanti tutto sapendo di non potercela fare. Vengono stralciati o ridotti interventi, concentrando le risorse su quelli già aperti. Ma anche questo depotenziamento non basta. L’assessore alla Casa Gabriele Rabaiotti, ieri, ha mostrato in commissione consiliare la situazione a oggi: al Gratosoglio sono stati completati gli interventi di manutenzione ordinaria sugli edifici di un lotto, ma sull’altro (14 condomini popolari) sono fermi al 45 per cento dei lavori; nel quartiere Mazzini i progetti sulle case sono fermi al 75 per cento (dello stato di avanzamento lavori), quelli sulle infrastrutture al 60 (bisogna completare il polo Ferrara, il nuovo mercato comunale, la residenza universitaria), e la situazione è simile nel quartiere Molise-Calvairate, dove bisogna risolvere la situazione di 15 famiglie di occupanti senza titolo per poter continuare i lavori.
Percentuali invertite a Ponte Lambro e San Siro: nel primo sono completati i lavori Erp e fermi al 75 per cento quelli su infrastrutture e servizi. Il caso particolare, qui, è il progetto Laboratorio Unesco di Renzo Piano in via Ucelli di Nemi: nato 16 anni fa, prevedeva la realizzazione di alloggi di edilizia sociale, alloggi protetti per anziani, poliambulatori, ludoteche e centri di avviamento al lavoro. Un’opera ancora incompleta, modificata più volte perché, come in altri contratti di quartiere, le funzioni previste in origine non erano più attuali rispetto al contesto.
Adesso il Comune cercherà di avviare con le altre istituzioni coinvolte un dialogo per ricollocare i fondi solo su alcuni programmi. Sempre che i fondi ci siano, visto che la dilatazione dei tempi comporta anche un aumento dei costi di realizzazione. Tra le opere indicate da Rabaiotti c’è la nuova residenza universitaria di piazza Ferrara: soltanto coinvolgendo un privato per completare l’intervento e gestire l’immobile si potranno trovare i soldi per realizzare il nuovo mercato comunale.