01/03/2023
Ho scelto questa foto perché trovo che racchiuda la bellezza, la dolcezza e tutto il senso di protezione di una mamma che nel sonno stringe a sé la sua bambina.
Ieri ho fatto un reel dove mi indignavo sul fatto che nel 2023 esistano ancora medici che difronte ad un ab**to “rassicurano” la paziente dicendole che ha perso il suo bambino perché non idoneo alla vita, perché la natura ha fatto il suo corso scegliendo che non portasse a termine la gravidanza.
Ecco, Marika, Michela, Francesca se lo sono sentite dire non una, ma più volte, fino a convincersi che forse erano loro a non essere “idonee” o meritevoli di mettere al mondo quella vita.
Quando ho conosciuto Marta, nella foto, ne aveva 4 di aborti alle spalle e nessun medico aveva pensato di farle fare delle indagini approfondite.
Se sei giovane l’ab**to fa parte di una percentuale statistica “normale”, se non sei giovane rientri in un’altra classifica altrettanto “normale”.
Ed è questo il tunnel in cui rischi di entrare senza via d’uscita.
Marta ha “semplicemente” eseguito una terapia di supporto che le ha permesso di mettere fine al suo più grande incubo, l’ab**to.
Non dopo le settimane a rischio, non un mese dopo l’altro, no! Solo quando le hanno messo Adele tra le braccia si è sentita mamma.
Tanto è stata la paura e il dolore provati per quei battiti interrotti che il suo ha ripreso il ritmo solo quando l’ha vista, riuscendo a svegliarsi da quel brutto sogno.
Si era dissociata per proteggersi; così, mentre la vita prendeva forma dentro di lei, lei ne prendeva le distanze, non ascoltandola, non percependola fingendo non ci fosse.
Ho visto Marta piangere e l’ho vista poi finalmente libera di amare Adele quando ha potuto tenerla in braccio, giorno dopo giorno in una nuova meravigliosa realtà.
Questo accade a chi perde un figlio che, anche se mai nato, ha occupato uno spazio importante nella nostra mente, nel nostro corpo, nella nostra casa, ma soprattutto nel nostro cuore.
Non esiste condanna peggiore che sentirsi dire “doveva andare così”.
Non si può quantificare il dolore in nessun caso; bisogna comprenderlo, rispettarlo e abbracciarlo con tutta la forza che abbiamo.