21/04/2015
"La sindrome da burnout"
Avere un "burnout" sembra essere diventato un fenomeno di massa. Sempre più persone hanno problemi lavorativi legati alla cosiddetta "sindrome del burnout". Ma qual è la differenza tra burnout e depressione?
Il termine "burnout" è stato coniato nel 1970 dallo psicologo americano Herbert Freudenberger che lo ha usato per descrivere le conseguenze dello stress combinato agli alti ideali vissuti da persone che lavorano in professioni legate alla cura: medici e infermieri, per esempio, che si sacrificano per gli altri, finiscono spesso per sentirsi "bruciati", esauriti, svogliati e incapaci di far fronte agli impegni. Al giorno d'oggi, il termine non è più utilizzato solo per queste professioni. Sembra poter colpire chiunque, dai professionisti agli impiegati alle casalinghe.
Gli esperti non hanno ancora trovato un accordo su come definire il burnout e, contrariamente alla depressione, non esiste ancora un criterio diagnostico condiviso. Tutte le definizioni di “sindrome da burnout” hanno però degli elementi comuni, raggruppabili in tre aree principali:
- Esaurimento emotivo: i soggetti si sentono svuotati ed esausti, sovraccarichi, stanchi e tristi. Spesso associano problemi fisici come dolori di stomaco e difficoltà digestive.
- Alienazione lavorativa: i soggetti trovano il proprio lavoro sempre più negativo e frustrante. Possono sviluppare un atteggiamento cinico verso il loro ambiente lavorativo e i loro colleghi.
- Prestazioni ridotte: il burnout colpisce soprattutto le attività quotidiane sia sul posto di lavoro che a casa, comportando difficoltà di concentrazione, apatia e mancanza di creatività.
Il coaching offre strumenti preziosi, consentendo al coachee di depotenziare le fonti di stress, riconsiderare gli schemi mentali che rafforzano le rappresentazioni negative della realtà lavorativa, ritrovare il senso del proprio agire e la soddisfazione per il proprio operato.