12/08/2025
«Il lutto non è una strada diritta»
Non esiste un modo giusto di soffrire.
Non esiste un tempo esatto per stare male né un confine netto tra ieri e domani.
Le famose cinque fasi del lutto possono aiutare a dare un nome a ciò che si sente, ma non sono una ricetta o una scala da salire gradino per gradino.
Ognuno di noi attraversa il dolore con le scarpe che ha, inciampando, tornando indietro, sostando più a lungo dove serve.
Nei primi giorni il dolore è spesso un urto, uno shock che sembra non avere parole. È qui che serve più cura: a volte un gesto, uno spazio sicuro, una voce calma che non giudica.
Un sostegno professionale può aiutare a mettere ordine tra le macerie emotive, a proteggere quel dolore senza cercare di scacciarlo goffamente.
E poi arriva quella strana colpa: sentirsi in difetto se si ride di nuovo, se la ferita si chiude un po’.
Come se stare meglio fosse un tradimento ma il legame non svanisce perché si smette di piangere.
Il legame resta, si trasforma. Diventa ricordo, presenza intima, qualcosa che non muore mai davvero.
Quando il dolore fa meno rumore, restano le domande: come si va avanti?
Forse non si va avanti, si va insieme a ciò che manca.
Si impara a portarlo. A volte con rabbia, a volte con amore, a volte con entrambe le mani occupate a tenere insieme i pezzi.
Ci si arrabbia con chi riteniamo colpevole, con la vita stessa, ma anche questa rabbia chiede di essere guardata in faccia, capita, non soffocata.
Qualcuno diceva che la nostalgia è la prova provata che qualcosa di bello sia esistito davvero.
Forse la cura, alla fine, è tutta qui: dare al dolore uno spazio dove esistere, senza però inglobare tutto il resto, perché continui a dare posto a chi abbiamo amato e poi perduto.
➡️Assisto non va in vacanza, non tutto il team perlomeno. Siamo qui, sempre al vostro fianco, per potere essere presenti quando ce n'è più bisogno.
Con questa occasione vi auguriamo di cuore di potere trovare in questi giorni feriali un po' di pace e di serenità, ovunque voi siate!