18/06/2026
Ci sono vestiti che non hanno bisogno di presentazioni. Come queste salopette stese al sole, uguali nella forma ma diverse nelle misure, che raccontano una storia di incastri, di attese e di cura.
Da piú di 10 anni cammino nel mondo della relazione d'aiuto portando con me le mie competenze. Oggi, però, sento il desiderio e la maturità di fare un passo in più: aprirmi a voi con tutta me stessa. Come counselor, certo, ma prima ancora come Marina, come donna, come mamma.
Voglio mettere questa interezza al servizio di un viaggio delicato e potente: quello di chi desidera diventare genitore, e in particolare di chi sceglie la strada dell'adozione.
L'iter adottivo è spesso fatto di tappe istituzionali, di valutazioni psicosociali necessarie, in cui ci si sente giustamente sotto la lente di ingrandimento. È un percorso che valuta l'idoneità. Ma prima di accogliere l'altro, c'è un viaggio altrettanto fondamentale che va fatto dentro se stessi.
Il mio obiettivo non è giudicare, ma accompagnare.
Aiutare la coppia, o la persona, a guardarsi dentro per capire come funziona. Esplorare i propri vissuti, la propria stabilità, e far maturare quella "parte adulta" indispensabile per la genitorialità. Prima di fare spazio a un figlio, serve fare chiarezza nello spazio che siamo.
C’è una magia profonda nei legami adottivi che ha a che fare con l’attaccamento e il rispecchiamento. Spesso si pensa che la somiglianza sia solo una questione di DNA. Non è così. È vero che all'inizio non ci si somiglia, ma si arriva ad assomigliarsi. Ci si specchia gli uni negli altri, giorno dopo giorno, finché quei vestiti stesi al sole non parlano la stessa identica lingua.
Se sei dentro questo viaggio, o desideri iniziarlo, io ci sono. Con tutto il mio studio, ma soprattutto con tutto il mio cuore.
Se ti ritrovi in queste parole, scrivimi nei commenti o in DM, mi farà piacere ascoltare la tua storia 🤎