24/06/2024
DIARIO PALERMITANO DEL 24 GIUGNO: Oggi natività di San Giovanni Battista.
PROVERBIO DEL GIORNO: Pri San Giuvanni Battista lu jornu cchiù longu chi ci sia. (Il giorno di San Giovanni Battista è il più lungo dell’anno). Il giorno di San Giovanni Battista, il giorno dura più degli altri perché è il più vicino al solstizio d’estate.
In realtà il giorno più lungo dell’anno è il 21 Giugno. La festa di San Giovanni Battista, colui che ha battezzato Gesù, cade il 24 Giugno, e si dice che la notte precedente, quella del 23, sia una notte magica, quella in cui tutto può succedere, anche che il bene vinca sul male, che la luce vinca le forze occulte della natura e scacci il malocchio.
TRADIZIONI POPOLARI: IL COMPARATICO (ESSERE COMPARI)
Bisogna considerare che sino a qualche anno fa, in Sicilia il "comparatico" (essere compari) significava stringere un patto in nome di San Giovanni Battista che si credeva fosse il Santo più potente. Era la parentela spirituale più alta e importante.
Per i criminali e malfattori, inoltre, questo connubio raggiungeva i più alti valori cavallereschi, significava fiducia cieca e fedeltà incondizionata, tanto da essere addirittura disposti a morire o farsi incarcerare pur di aiutare il compare.
Ancora oggi, il comparatico si può “stringere” in tre modi:
1) facendo da testimoni alle nozze di amici o parenti; in questo caso si è cumpari o cummari d'aneddu (compari/comari di anello);
2) tenendo a battesimo un figlio di un parente o di un amico/a. In questo caso si diventa cumpari i cuoppula (compare di coppola, dal berrettino del neonato o di San Giovanni;
Essere "Cumpari di San Ciuvanni" (compari di San Giovanni), significava volersi bene persino più degli stessi consanguinei, tuttavia c’erano delle regole che bisognava rispettare.
3) Il terzo modo di stringere un comparatico è caduto in disuso o usato raramente. Avveniva nella notte del 24 Giugno (San Giovanni). Nelle zone delle Madonie si scambiava un garofano rosso e si mangiava insieme dopo aver recitato alcune formule per il comparatico. Nelle zone del Messinese, la cerimonia avveniva attraverso lo scambio di un confetto. Il altre località si usava bere un sorso d'acqua salata o intrecciare i capelli dei compari.
In occasione della festa di San Giovanni (24 Giugno), era usanza consegnare un regalo al compare o alla comare.
Ieri come oggi, tra compari non devono esistere liti o incomprensioni perchè sarebbe un'offesa nei confronti di San Giovanni stesso.
Una caratteristica del “comparatico“, era che i compari, anche se si trattava di familiari, si dessero del “Vui” (Voi).
Il figlioccio diventava come un figlio per il padrino, tanto da credere addirittura si somigliassero nel carattere.
Un antico proverbio siciliano, infatti, recita: "Di lu parrinu si nni pigghia la vina" (del padrino si hanno le vene. Cioè lo stesso sangue). (Santi Gnoffo, Ricerche varie)
TRADIZIONI POPOLARI: IL CA****FO DOMESTICO (CACOCCIULA DOMIESTICA)
La notte di San Giovanni qualche zitella suol mettere nel forno ancor caldo uno di questi carciofi quasi secco, ritenendo che se al mattino si troverà ravvivato, sia per lei certezza che andrà a marito. Analogamente viene adoperato il “Cardo cumune“, sempre alla vigilia di San Giovanni. Si strappa un cardo selvatico e si sotterra. Il dimani all’alba si disotterra, si contunde, e la giovanetta che fa questa operazione, vede bene se la peluria interna è bianca o colorata. Se è bianca addio speranze: la giovinetta rimarrà zitella; se colorata è segno di nozze più o meno vicine, giusta il colore più o meno vivace. (Giuseppe Pitrè)
TRADIZIONI POPOLARI: LA CALATA DI BAIDA
Fu costume di molto lontano tempo quello dei fedeli cittadini palermitani di portarsi alla chiesa in campagna e convento di San Giovanni di Baida dei Frati Minori Osservanti, e farvi la mattina le loro adorazioni e pietose preghiere, allo scendere però che da essa facevasi in tempo notturno dopo la mezzanotte ritornando alle loro case in Palermo o nelle Contrade rusticane si facea festa, che celebravano con canti e balli, nelle quali sempre si frammischiava le superstizioni di portare le donne nubili fardelli di tela e mezzine piene d’acqua in testa, e v’interveniva l’opera delle “lamie“ (secondo mitologia greca, furono figure femminili in parte umane e in parte animali), perciò furono impedite, affatto proibite tali calate dette di Baida per causa e zelo di religione. Fondavano segni e prestigi di loro sorte le donne che portavano quei fardelli e mezzini, quale si presagivano felice nel maritarsi sempre che non cadea ad esse dalla testa quel superstizioso carico, ed infelice nel caso di sbalzare in terra la tela, e la mezzina rovesciar l’acqua. (Villabianca, Opuscoli palermitani)
Tratto da Santi Gnoffo, Diario Palermitano)