28/08/2026
Oggi Confapi Nazionale ha presentato l’Indagine congiunturale sul primo semestre 2026 e le aspettative per il secondo semestre, illustrata dal Presidente nazionale Cristian Camisa. Un quadro che racconta bene la condizione delle nostre PMI industriali: imprese che resistono, mantengono e , ma che chiedono condizioni migliori per poter tornare a investire e crescere. La conferenza stampa di oggi è annunciata anche sul sito ufficiale Confapi. �
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Come Presidente di Confapi Sicilia, credo che alcuni dati meritino particolare attenzione.
Il primo riguarda il lavoro. Nonostante un contesto geopolitico ed economico complesso, nel primo semestre il 68,04% delle imprese ha mantenuto stabile l’organico e il 22,04% lo ha incrementato: significa che circa 9 PMI su 10 hanno mantenuto o aumentato l’occupazione. Ma c’è un dato che deve farci riflettere: per il 69,93% delle imprese l’aumento del costo del personale non è stato compensato da un aumento della produttività.
C’è poi il tema del . Il 66,46% delle imprese non ha richiesto nuovi e il 56,33% finanzia l’operatività corrente con risorse proprie. Tra le ragioni che tengono le PMI lontane dalle banche pesano l’attesa di una valutazione negativa, indicata dal 34,62%, i tassi troppo elevati, 30,77%, e le garanzie richieste, 26,92%. È un segnale che non possiamo sottovalutare: senza credito accessibile, gli investimenti rallentano e con essi la crescita.
Allo stesso tempo, le nostre imprese continuano a guardare oltre i confini nazionali. La propensione all’export sale dal 55% del 2025 al 58,3% nel primo semestre 2026. È la dimostrazione che accompagnare le sui mercati internazionali produce risultati e che questa strada va rafforzata.
Sul fronte dell’innovazione emerge un dato altrettanto significativo. Il 23,28% delle imprese prevede investimenti in Intelligenza Artificiale, percentuale che sale al 43,75% considerando gli investimenti immateriali. E chi investe nell’IA ha una priorità molto chiara: nel 90,16% dei casi punta all’ottimizzazione dei processi produttivi. L’ , quindi, non è più un tema del futuro: è già uno strumento concreto di competitività industriale.
Più debole, invece, la risposta agli incentivi per 5.0: nel primo semestre solo l’8,3% delle imprese dichiara di aver realizzato investimenti in questo ambito. Un dato che ci dice quanto sia necessario costruire strumenti più semplici, accessibili e realmente aderenti alle esigenze delle PMI.
Interessante anche il segnale proveniente dalle : tra le imprese che hanno investito, il 93,33% ha scelto impianti destinati all’autoconsumo e il 40% sistemi di accumulo. Le imprese vogliono ridurre i costi energetici e aumentare la propria autonomia: dobbiamo metterle nelle condizioni di farlo.
Per il secondo semestre prevale la prudenza: produzione, fatturato e ordini sono previsti stabili o in diminuzione rispettivamente dal 75,77%, dal 72,85% e dal 71% delle PMI.
Sono numeri che consegnano un messaggio preciso: le PMI italiane non si stanno fermando, ma non possiamo chiedere loro di affrontare da sole credito costoso, aumento dei costi, transizione energetica, innovazione tecnologica e instabilità internazionale.
Per la e per tutto il questa sfida è ancora più importante. Dobbiamo trasformare innovazione, Intelligenza Artificiale, energia, internazionalizzazione e accesso al credito in vere leve di crescita, creando le condizioni perché le nostre imprese possano competere ad armi pari.
Le PMI hanno dimostrato ancora una volta di saper resistere. Adesso dobbiamo metterle nelle condizioni di crescere.
È questa la sfida sulla quale, come Confapi Sicilia, continueremo a lavorare con determinazione, portando la voce degli imprenditori siciliani nel sistema Confapi - Confederazione italiana della piccola e media industria e nei luoghi in cui si decidono le politiche per lo sviluppo.