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Bellissima giornata, ascoltare medici specialisti confrontarsi e discutere su nuove prospettive e problematiche su alcun...
30/09/2018

Bellissima giornata, ascoltare medici specialisti confrontarsi e discutere su nuove prospettive e problematiche su alcune patologie come diabete e obesità fa riflettere.
La“diabesitá” appunto riguarda ormai due milioni di Italiani, prevalentemente colpiti da diabete di tipo 2. Un numero preoccupante se si fa riferimento al rilievo Istat 2016 che stima in tre milioni e duecentomila le diagnosi accertate di diabete nel nostro Pease.

Nonostante numerose evidenze scientifiche provino che uno stile di vita attivo è condizione essenziale per prevenire e ritardare l’insorgenza di malattie croniche come il diabete, permane la prevalente diffusione di uno stile di vita sedentario o non sufficientemente attivo. Fino a che punto riusciremo a farci male mangiando ? 🤔 🍔🍟🍰🎂

30/05/2018

L'osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Quanto ne sai ? 🤔👨🏼‍⚕️

La nostra azienda augura una felice festa della mamma, a tutte quelle mamme che ogni giorno vivono intensamente per rius...
13/05/2018

La nostra azienda augura una felice festa della mamma, a tutte quelle mamme che ogni giorno vivono intensamente per riuscire a regalare sorrisi ai loro bimbi. Voi siete i veri e unici eroi di questo mondo ❤️

Protesi ginocchio monocompartimentale VS totale: le differenze 👨‍⚕️Quanti di voi che soffrono di artrosi ginocchio inval...
11/05/2018

Protesi ginocchio monocompartimentale VS totale: le differenze 👨‍⚕️

Quanti di voi che soffrono di artrosi ginocchio invalidante (meglio conosciuta come gonartrosi, hanno mai sentito parlare di protesi ginocchio monocompartimentale?

In riferimento all’artrosi ginocchio, poter scegliere tra protesi totale e parziale (detta anche monocompartimentale) può fare la differenza. Vi spiegheremo perché non senza prima avervi fornito qualche dato importante sulla patologia di cui soffrono molti italiani.

Vediamo prima che cos’è l’artrosi ginocchio?

L’artrosi ginocchio è la patologia che colpisce le articolazioni più diffusa e comune, soprattutto nei pazienti tra i 70 ed i 79 anni. La degenerazione della cartilagine e/o dell’osso subcondrale è la causa principale in età avanzata: limita pesantemente i movimenti e provoca forti dolori. Il dolore non proviene dalla cartilagine ma dall’osso subcondrale che, consumandosi, può causare lesioni del menisco, infiammazione della membrana sinoviale, danni periostali.
L’artrosi può colpire uno o più compartimenti del ginocchio che sono, complessivamente, tre:
* femoro-tibiale mediale (zona interna);
* laterale (esterna);
* femoro-rotuleo (tra femore e rotula).
Nell’88% dei casi, il terzo è il più colpito.
Oltre alla degenerazione di osso e cartilagine in età avanzata, le cause possono essere lesioni articolari provocate da attività sportive o incidenti stradali, obesità, alterazioni dell’asse della gamba (ginocchio valgo, varo e flesso)

Chi soffre di una qualsiasi patologia ha il diritto di essere informato, di scegliere la strada migliore solo dopo essere venuto a conoscenza dei pro e contro che ogni terapia (farmacologica o chirurgica) comporta. Questo vale anche e, soprattutto, nel caso di una patologia importante come l’artrosi.
Il chirurgo ortopedico specialista valuterà la possibilità di impiantare una protesi ginocchio compartimentale o totale in caso di artrosi avanzata, quando l’esercizio fisico oppure i rimedi farmacologici (paracetamolo, FANS, infiltrazioni di corticosteroidi o di acido ialuronico, condroprotettori) non bastano più neanche per alleviare il dolore.
Protesi ginocchio monocompartimentale: la chance per i più fortunati
Danno strutturale, consumo eccessivo di osso e cartilagine, limitazione dell’articolazione compromessa e rigidità invalidante. Queste conseguenze estreme dell’artrosi ginocchio rendono necessario l’intervento più risolutivo attualmente esistente: l’impianto di una protesi ginocchio monocompartimentale che andrà a sostituire osso e cartilagine consumati ripristinando, così, la corretta funzionalità delle articolazioni compromesse e riducendo il dolore.

Solo i più fortunati possono scegliere tra protesi mini invasiva totale e parziale (monocompartimentale): potranno optare per la seconda chance se è danneggiato soltanto un compartimento del ginocchio (mediale, laterale o femoro-rotuleo). Se il danno è generale, sarà invece necessaria la protesi totale che riveste e ricostruisce tutto il ginocchio.
Se rispetto alla chirurgia tradizionale quella mini invasiva è meno aggressiva e traumatica, ha massimo rispetto per il corpo umano e presenta grandi vantaggi (tempi ridotti di intervento, riabilitazione e recupero, minore incisione e quindi perdita ematica, meno traumi come dolore e gonfiore, risparmio osseo e muscolare, ecc.), con la protesi monocompartimentale del ginocchio (rispetto a quella totale) i vantaggi aumentano. Ci spieghiamo meglio.

Protesi ginocchio monocompartimentale VS totale: le differenze

Il fortunato che ha necessità di una ricostruzione parziale, con la protesi ginocchio monocompartimentale realizzata in titanio, ceramica e polietilene potrà farsi sostituire uno dei 3 compartimenti del ginocchio e fin qui ci siamo. Questo vuol dire che osso e cartilagine della zona sana verranno risparmiati mentre, nell’area compromessa, i componenti in metallo verranno fissati all’osso con cemento speciale e l’inserto in plastica sarà inserito tra le due parti metalliche allo scopo di rendere liscia la superficie di scorrimento.

Confrontata con la totale, la protesi parziale presenta diversi vantaggi:
* Possibilità di impiantare componenti più piccole in minor tempo (40-60 minuti);
* Riduzione dell’incisione chirurgica (circa 8 cm)
* Legamenti crociati anteriore e posteriore preservati (se risultano sani);
* La perdita di sangue durante e dopo l’operazione si riduce;
* E’ meno traumatica (dolore, gonfiore);
* Il recupero è più rapido.

Può sottoporsi a questo tipo di intervento chi ha legamenti sani, non affetti da osteoporosi, artrite reumatoide oppure accentuate deviazioni assiali (ginocchio valgo o varo).
Dopo il recupero, il movimento del ginocchio risulterà fisiologico, più naturale rispetto a chi ha una protesi totale.
Il paziente, dopo l’intervento, riprende le normali attività quotidiane in 6 settimane.
La protesi parziale (come quella totale) può durare dai 20 ai 25 anni.

Una volta consumato l’inserto in polietilene (l’unico elemento soggetto ad usura), l’intervento per la sostituzione presenta meno rischi ed è più semplice da eseguire rispetto alla protesi totale.

Interventi del genere si rivelano di sicuro successo soltanto se il paziente si affida ad uno specialista del settore.

Che cos’è la fasciate plantare ? 👨‍⚕️La fascite plantare è un'infiammazione della fascia plantare, detta anche legamento...
05/05/2018

Che cos’è la fasciate plantare ? 👨‍⚕️
La fascite plantare è un'infiammazione della fascia plantare, detta anche legamento arcuato o aponeurosi plantare: si tratta di una robusta fascia fibrosa che collega la zona mediale del calcagno con la radice delle dita del piede e che riveste un ruolo fondamentale nella trasmissione delle forze del tricipite surale (il muscolo del polpaccio) alle dita. Le sue particolari caratteristiche visco-elastiche consentono, infatti, di trasmettere in modo più omogeneo l'energia derivante dall'esecuzione dei passi o dei salti fornendo una spinta propulsiva.

La fascite plantare è la prima causa di dolore al tallone ed è una delle patologie di più frequente riscontro negli studi di medici fisiatri e ortopedici. Si stima che tra il 4% e il 7% della popolazione è affetto da un dolore al tallone, e, tra questi, circa l'80% sono dovuti alla fascite plantare. Circa il 10% delle persone ne sono colpite durante il corso della loro vita.

Esistono 2 tipologie di fasciate plantare, la fasciate plantare prossimale, oppure, più anteriormente a livello del mediopiede e in questo caso si parla di fascite plantare distale. In genere il dolore insorge a livello del calcagno e, in assenza di trattamento, può estendersi prossimalmente migrando lungo l'avampiede fino a interessare tutta la pianta del piede, col risparmio delle sole falangi distali (le punta delle dita).

Cause
Molteplici cause in genere contribuiscono all'insorgenza della fascite plantare.
1. particolari conformazioni anatomiche del piede: piede piatto o piede cavo. Avere un piede piatto o cavo altera l'equilibrio delle forze fisiologiche che agiscono durante il cammino. Questo può accentuare le sollecitazioni sull'aponeurosi plantare;
2. calzature inadeguate: indossare scarpe troppo larghe o troppo strette; eccessivamente morbide o rigide;
3. sovrappeso e obesità: statisticamente le persone in sovrappeso o obese sono più soggette perché il piede deve sostenere l'intero corpo e questo aumenta le sollecitazioni sulla fascia plantare. Ad aumentare ancora di più i rischi è l'aumento di peso in breve tempo. Anche le donne in gravidanza sono soggette a questa patologia.
4. sesso: statisticamente essere donna comporta un rischio maggiore; durante la gravidanza è più frequente sperimentare episodi di dolore acuto;
5. attività fisica troppo intensa, sproporzionata o eccessiva rispetto al carico di allenamento abituale: una categoria a rischio sono gli sportivi che percorrono lunghe distanze di corsa o svolgono movimenti che sollecitano molto la fascia plantare come salti o scatti. Anche chi svolge lavori molto attivi o che prevedono di rimanere a lungo in piedi possono essere colpiti da questo disturbo.
6. ipostenia (debolezza) dei muscoli della gamba: se i muscoli lavorano poco e male, il legamento arcuato sarà maggiormente sollecitato!

Meccanismo lesivo: abbiamo visto come i sintomi tipici della fascite plantare siano causati dalla ripetizione continua di microtraumi che si ripercuotono sulla fascia "sfibrandola" poco a poco. Alla base di questa degenerazione vi è la perdita di elasticità del legamento associata ad un suo eccessivo accorciamento. Ogni volta che estendiamo dorsalmente il nostro piede sollevandoci sulle punte l'aponeurosi plantare viene stirata. L'entità di questo stiramento è tanto maggiore quanto più lo stacco è vigoroso.
Le lesioni ligamentose sono tanto più probabili quanto più velocemente viene applicata la forza di trazione. Per questo motivo in seguito ad una forte azione di spinta sull'avampiede può verificarsi una rottura di alcune fibre che formano la fascia (a causa dell'eccessivo allungamento). Queste lesioni solitamente sono impercettibili e per nulla gravi ma necessitano di tempi piuttosto lunghi per essere riparate. A questo punto appare piuttosto evidente come la ripetizione continua di microtraumi causi a lungo andare una degenerazione del legamento dando origine alla fascite plantare. Il punto più sensibile a questo tipo di lesioni è l'inserzione calcaneare dell'aponeurosi che dopo la degenerazione tende ad infiammarsi causando il caratteristico dolore nella regione mediale (interna) del calcagno.
Durante il riposo notturno si verifica la situazione opposta: le punte dei piedi sono rilassate e tendono a guardare verso il basso. Di conseguenza il legamento arcuato tende ad accorciarsi. Al mattino, non appena ci si alza dal letto i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento del tessuto fibroso che tende tuttavia a rimanere contratto causando dolore. Lo stesso movimento piano piano stimola l'allungamento dell'aponeurosi plantare favorendo la regressione del dolore

Complicanze: fascite plantare cronica
Generalmente si inizia a parlare di fascite plantare cronica se, a 6-12 mesi dall'inizio delle terapie conservative, non si riscontrano dei miglioramenti nei sintomi. Se si ignora la patologia, il dolore può diventare cronico; questo può determinare modificazioni nel modo di camminare e ripercussioni funzionali a livello di:
* gambe
* ginocchia
* anche
* colonna vertebrale
L'infiammazione della fascia plantare può determinare, inoltre, la formazione della spina calcaneare o sperone calcaneare: essa è una patologia a carattere degenerativo dovuta all'artrosi o alla cronicizzazione della fascite. E' una esostosi che si forma in genere a livello dell'inserzione della fascia sul tallone ed è dal deposito di sali di calcio che viene sostenuto dal processo infiammatorio.

I tempi di recupero per una fascite plantare solitamente lunghi anche in funzione del fatto che la parte anatomica interessata viene continuamente sollecitata nella quotidianità. Alcuni fattori che possono incidere sui tempi di recupero sono:
* Tempistiche di inizio del trattamento; trattare la patologia precocemente permette di accorciare i tempi di recupero e evitare la cronicizzazione della patologia
* Gravità della patologia
* Affidarsi a specialisti; la diagnosi e il trattamento devono essere eseguite da uno specialista che valuterà la gravità della patologia e proporrà il piano terapeutico adeguato
* Trattamenti inadeguati; sottoporsi a trattamenti non idonei non farà altro che allungare i tempi di recupero
* Calzature adeguate; l'utilizzo di calzature che danno un buon sostegno al piede e riducono lo stress sulla fascia plantare porta a ridurre i tempi di recupero

22/02/2018

Impossible is possible. Welcome 🤞🏻

30/01/2018

Impingement (Sindrome da conflitto sub-acromiale)

È un po’ di tempo che, davanti a un dolore alla spalla che non passa con le medicine, molti ortopedici propongono una terapia d’urto: con le stesse onde co

Perdita della fisiologica lordosi significa che la porzione cervicale della colonna non ha piú la sua normale curvatura ...
24/10/2017

Perdita della fisiologica lordosi significa che la porzione cervicale della colonna non ha piú la sua normale curvatura in avanti nella statica, perciò non ha più la sua normale funzione nella dinamica.
Il rachide può essere rettilineizzato per vari motivi: traumi, vizi di posture cronici come la testa in avanti quando si sta sedute in macchina, al computer, quando usiamo il nostro smartphone, o semplicemente l’abitudine di dormire prono, sono alcune cause comune.
Trascurare una rettilineizzazione del tratto cervicale, porterà alla comparsa di una cervicalgia che porterà limitazione funzionale, e dolore del tratto stesso che aumenterà sempre di più, con cefalee e cervicobrachialgia (dolore lungo l'arto superiore) Con il passare del tempo una rettilineizzazione causerà una neuropatia cervicale la quale avrà ancora maggiori conseguenza.

17/09/2017

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia da “intrappolamento”, dovuta alla compressione del nervo mediano al suo passaggio all’interno del tunnel carpale, un canale delimitato dalle ossa del polso e da tessuto connettivale (legamento trasverso del carpo)
I sintomi presentano una a prima fase, algico-irritativa, si manifesta con un dolore pungente, soprattutto di notte, a livello del lato palmare delle prime tre dita della mano. In seguito subentra una fase definita compressiva, nella quale il dolore diviene più intenso e può manifestarsi anche nelle ore diurne, associandosi a formicolii e ad alterazioni della sensibilità delle dita. La conseguenza è un peggioramento notevole della qualità della vita, per la difficoltà a compiere numerosi movimenti e per i frequenti risvegli notturni. L’evoluzione finale della sindrome, assolutamente da evitare, è definita atrofica-paralitica, in quanto subentra un deficit di conduzione nervosa, con conseguente riduzione della funzionalità della mano e della capacità di presa degli oggetti.

31/03/2017

L'aumento della rigidità degli hamstrings potrebbe essere un possibile fattore di rischio che contribuisce alla comparsa di infortuni o les...

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