05/02/2025
Noi stiamo con il Canapaio Ducale!
Nel parco nazionale della Sila, in Calabria, a 1.300 metri crescono le piante di canapa coltivate da JureFarm, dieci dipendenti per circa 400mila euro di fatturato l’anno. Una scommessa, vincente, iniziata nel 2018 quando le rivendite e i negozi di cannabis light spuntavano un po' dappertutto. Pieno boom. E poi? «Se il decreto sicurezza diventerà legge, così com’è, dovremo chiudere per un periodo o addirittura definitivamente. Perderemo il lavoro, tutto quello che siamo riusciti a realizzare in questi anni» sintetizza Mattia Cusani, tra i fondatori di JureFarm e presidente dell’Associazione Nazionale Canapa Sativa Italia, che rappresenta oltre 240 aziende del settore.
Anche se ancora manca il via libera definitivo, il ddl sicurezza incombe minaccioso sul futuro del settore della canapa industriale, cioè con quantità di Thc, il principio attivo che dà l’effetto stupefacente, inferiore allo 0,2 per cento. La proposta di modifica vuole vietare la coltivazione e la vendita dei fiori di canapa «ad eccezione di alcuni usi industriali». Se l’emendamento passerà, il commercio e la cessione verranno punite con le norme del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti, in sostanza parificando la cannabis light a quella non light e di conseguenza i negozianti a spacciatori.
Che cosa sta succedendo a Parma
Ma la cannabis light è droga oppure o no? Questa è la domanda cruciale del processo del tribunale di Parma a Luca Marola e alla sua EasyJoint, la prima nel 2017 a lanciare nel le “canne legali”. Ieri si è conclusa la fase istruttoria del processo a Parma, con un rinvio al prossimo 29 maggio per l’udienza finale dove si tirerà le file di tutto quello che è successo dopo il maxi-sequestro del luglio 2019, quando tra Canapaio Ducale e magazzini di EasyJoint la Finanza sequestrò oltre 600 chili di canapa per un valore di oltre 2 milioni di euro. La tesi dell’accusa è esattamente quella sostenuta nell’emendamento proposto dal governo. Se nel momento di vendita la destinazione d’uso del prodotto non rispetta una delle sei previste dalla legge, ma è una vendita al dettaglio, allora l’infiorescenza sulla canapa è droga. Insomma a seconda dell’uso, per il ddl sicurezza lo stesso identico prodotto viene considerato droga oppure no. Anche se sta sotto la soglia capace di dare l’effetto drogante.
[[(gele.Finegil.Image2014v1) A Parma si sta decidendo il futuro della cannabis light_photo_5829915950084900467_y]]
«Questo è il processo alla cannabis light per eccellenza, per il peso politico e mediatico dell’esperienza di EasyJoint e di Luca Marola. La canapa industriale è un prodotto agricolo oppure uno stupefacente? Sono gli stessi, identici ragionamenti che si stanno facendo ora con il nuovo codice stradale» ragiona l’avvocato Giacomo Bulleri. «Marola è a processo per cessione di stupefacenti. Volgarmente, per spaccio, di circa 700 chilogrammi e rischia una pena severa – continua Bulleri –. Il nostro obiettivo è un’assoluzione piena. Marola non nasconde né ha mai nascosto di essere un’attivista e vuole dimostrare che vendere i fiori di canapa a basso Thc non è un reato. Con questa strategia il livello di rischio è più alto: o ne esce completamente assolto perché il fatto non sussiste o rischia la condanna».
La tesi della procura: «Con quasi 700 chili si ottengono 100mila dosi»
Il teorema dalle procura di Parma è sempre stato chiaro: le infiorescenze di canapa, a prescindere che sia legale, a prescindere che il Thc sia basso o alto, sono in ogni caso uno stupefacente: dividendo i quasi 700 chili si ottengono quindi quasi 100mila dosi. «Questo non è uno stupefacente, ma un prodotto agricolo. Siamo in sede penale e bisogna capire se c’è la condotta penale. È semplice: se è droga c’è spaccio, altrimenti no – continua Bulleri -. Le analisi dei prodotti sono stati allegate fin dall’inizio del procedimento, ieri sono stati sentiti anche i Ris con una spiegazione delle analisi già fatte. Senza voler anticipare gli atti, si può dire che le analisi hanno dimostrato che quella sequestrata è una canapa riconducibile a destinazione industriale. Questo dato è condiviso anche dall’accusa, che però sostiene che non potevano essere vendute come invece faceva Marola. Ecco perché è un processo alla canapa industriale. Un’assoluzione piena potrebbe avere un peso importante, anche per il dibattito politico in corso sull’interno settore, a rischio bancarotta, della canapa industriale italiana».