10/07/2026
Davanti a me c’è una scultura lignea del Seicento.
Il tempo l’ha consumata, l’ha ferita, le ha lasciato crepe, lacune e una patina che nessun artista avrebbe saputo inventare. Eppure è ancora lì, in piedi, con la stessa dignità con cui nacque quasi quattrocento anni fa.
Proviene dal palazzo dove visse Ugo Foscolo.
Mi piace immaginare che, molto prima del poeta, osservasse entrare nobili e servitori del Seicento, dame con abiti sontuosi, cavalieri avvolti nei loro mantelli, il rumore delle carrozze sul selciato e il profumo della cera che illuminava i grandi saloni.
Poi arrivò il Settecento.
Cambiarono gli abiti, cambiarono le mode, cambiarono le idee. Ma lei rimase immobile, silenziosa, spettatrice di un mondo che continuava a trasformarsi.
Infine arrivò l’Ottocento.
Forse vide rientrare Ugo Foscolo, assorto nei suoi pensieri, mentre attraversava il portone con lo sguardo perso lontano. Chissà quante volte il poeta le passò accanto senza nemmeno accorgersi della sua presenza, portando dentro di sé quei versi che di lì a poco sarebbero diventati poesia.
Mi piace immaginarlo mentre osserva dalla finestra la gente passeggiare lungo Strada Nuova: uomini eleganti con il cappello a cilindro, dame dai lunghi abiti, studenti dell’Università e carrozze che attraversano lentamente la città.
La scultura osservava tutto.
Senza parlare.
Senza giudicare.
Custodiva semplicemente la memoria.
Oggi vive in una casa privata.
Non sente più il rumore degli zoccoli dei cavalli, ma quello delle automobili. Non vede più candele accese, ma schermi luminosi, televisori, telefoni cellulari, internet. Sono cambiate le case, gli abiti, il linguaggio e perfino il modo di incontrarsi.
Lei, invece, è rimasta se stessa.
Consunta dal tempo, ma ancora viva.
Quando ebbi il privilegio di restaurarla, sentii tutto il peso della sua storia. Ogni fibra del legno raccontava il passaggio di generazioni, ogni crepa era una pagina del tempo.
In quel momento compresi che restaurare non significa riportare un’opera a essere nuova.
Significa avere rispetto della sua vita.
Le mie mani non stavano semplicemente ricostruendo un’opera d’arte.
Stavano accarezzando quattro secoli di memoria, perché altri occhi, domani, possano ancora fermarsi davanti a lei e sentire che il tempo passa, gli uomini cambiano… ma la bellezza, quando viene custodita con amore, riesce a sopravvivere persino ai secoli.