06/11/2014
IL CORSO DI CUCINA ... ops, scusate, di MARKETING
Ieri sera, per la prima volta in vita mia, da profano, mi sono recato ad una lezione di un corso di cucina vegetariana.
Va di moda, come il marketing per la farmacia.
Inizio previsto alle 20, slittato causa maltempo, alle 20.30. Termine della prima lezione, dopo aver “cucinato” un antipasto un primo e un secondo, previsto per le 23, slittato quindi alle 23.30.
Alle 21.15 ero già a casa!
Ancor prima di aver terminato l’antipasto di quinoa, che va tanto di moda, come il marketing per la farmacia, ero già in macchina. E ancora nessuno mi aveva detto che cavolo è questa quinoa, come se tutti debbano conoscerla per forza.
Prima eravamo in 30, disposti a ferro di cavallo, con una postazione a testa completa di tutto il necessario: l’acqua già bolliva, i peperoni erano già lavati e scottati e dentro un contenitore, capperi e prezzemolo tagliuzzato, coltelli e altre pentole di vario tipo ecc ecc.
Ripeto di essere un profano che si avvicina per la prima a dei fornelli, come molti farmacisti hanno fatto e fanno verso il marketing.
La Chef parlava una lingua incomprensibile, non solo per il fatto di essere brasiliana, ma per l’uso di termini, (che del resto rappresentano il nome degli strumenti e delle azioni) per me profano, incomprensibili: il minipimer, la mandolina (se non ricordo male), quinoa… come il docente di marketing: cluster, running, top-down, content mkt, inbound, crm, redemption ecc ecc.
Nell’antipasto era previsto tanto aglio, che il mio corpo tollera a fatica. Avrei mille similitudini con la farmacia
Va bè, cerco di farla breve:
che sia di cucina o di marketing, un corso per principianti, deve partire dall’abc. Inoltre stare in 30 porta (e tra questi c’erano persone gia esperte e completi ignoranti come me) necessariamente che le parole trasversali del docente siano utili a qualcuno e meno ad altri. Cucinare qualcosa di imposto, senza imparare a cucinare, o farlo relativamente a quel che bisogna preparare, è diverso dall’avvicinarsi alla cucina e ricevere una preparazione, anche se limitata, utile a lasciarmi poi preparare qualcosa da solo.
Quando un titolare di farmacia mi dice di aver partecipato ad un corso marketing io chiedo cosa è cambiato, concretamente, il giorno seguente in farmacia: di solito la risposta è niente o poco. E magari quello con la farmacia da 1 milione era a fianco di quello con la farmacia da 4 milioni di fatturato. Necessità, punti di partenza, esigenze… diverse.
Ho visto di recente platee intere di farmacisti fare fotografie al maxischermo dove passavano le slides di presentazione di campagne mkt fatte su facebook da alcune farmacie. Io che sono un curioso rompipalle sono subito andato sulla pagina facebook di quelle farmacie usate ad esempio ed ho trovato gli stessi post senza nessun “mi piace”, o pochissimi, e altrettanti commenti, come in tutte le pagine fb delle farmacie. Ma qualcuno che prima spieghi cos’è facebook? E non è cosi banale la risposta.
Serve chi insegni a pescare, non chi porta il pesce.
E poi facebook è nulla, non è argomento che posso prendere in considerazione prima di averne trattati almeno altri 20, più utili e più concreti, sia nell’attuazione che nel ritorno.
Lo stesso per lo scaffale: ultimamente vedo scaffali cosi belli e organizzati che sembrano sorridere e parlare; ma i clienti continuano a stare in fila come per ricevere l’ostia (tutti tranne le solite due categorie) e i collaboratori non ridono e non parlano. risultato: lo stesso dell’anno scorso, forse peggio.
E poi ai corsi parla il consulente, non chi partecipa (si a volte si ha la percezione di essere coinvolti ma fa parte della scaletta, non frega a nessuno del caso singolo in un’aula piena).
Un consulente invece deve chiedere e ascoltare le risposte del farmacista, perché è il titolare ad avere le risposte.
Il consulente deve essere maieutico, offrire un punto di vista non inquinato dalla routine e dal mondo della farmacia. Deve essere schietto e far emergere i punti deboli. Ma soprattutto deve offrire soluzioni attuabili, ad hoc, e misurabili, possibilmente semplici.
Il consulente deve ve**re in farmacia!
Tornando alla cucina: ho detto di essere un profano! Ma cucino, rarissimamente, e la mia compagna e i mie amici apprezzano. Uso i siti internet specializzati e leggo le ricette, cerco su google le parole che non conosco e compro il necessario. Tutto da autodidatta. E personalizzo anche in base a quel che preferisco e che preferisce chi mangia ciò che preparo. Ho fatto pesce, con i video su youtube ho imparato a pulirlo, aprirlo, condirlo e cucinarlo. Ho fatto tartare vegetariane spacciandole per acquistate .
Purtroppo su internet non c’è praticamente nulla che possiate trovare di azioni vere di marketing che calzino con la vostra realtà , ma quel che voglio che sappiate è che già provare a fare qualcosa porta qualcosa in un mondo che è fermo per paura, per pigrizia e che non considera che ciò che fa le cose grandi è l’insieme di piccole cose. Chi sta fermo muore, in farmacia e fuori. Partire dai piccoli progetti con un risultato da ottenere chiaro in mente.
Chi lo fa, si vede, eccome!!!
Magari penserò a fare un sito a riguardo… chissà!
Ricapitolando: la vostra farmacia è unica e servono azioni mirate precise continue realizzate con tutti i crismi, altrimenti il risultato non sarà soddisfacente. gli strumenti che pagate devono essere utilizzati al meglio, a partire dal gestionale.
se leggete il post precedente de LA FARMACIA PERFETTA noterete che lavora e cresce senza robot e monitor per la comunicazione, ma quel che ha lo sfrutta al massimo, anzi, lo sfruttano, tutti!!
la ricetta magica NON ESISTE!!
Buon lavoro!!