06/11/2021
"Precipitevolissimevolmente / mi sono innamorata di te" cantava Caterina Valente nel 1962. Descritta talvolta come la parola più lunga esistente nella lingua italiana, è in realtà un avverbio coniato per gioco e usato soprattutto in contesti scherzosi come quello della canzone. 💡L'invenzione del termine è però attribuita al letterato del XVII secolo Francesco Moneti, che lo impiegò nelle ottave del suo poema postumo "La Cortona convertita" allo scopo di ottenere un endecasillabo fatto di un'unica parola:
Come gonfio pallon che spesso balza
Quando è caduto, e vien gettato al piano
O che talor verso le stelle incalza
Di esperto giocator possente mano,
E da tal forza spinto assai s'inalza
Verso del cielo, ed il fermarsi è vano,
Perché alla terra alfin torna repente
Precipitevolissimevolmente
Così fa l'uom che a sommi gradi aspira,
E che superbo al merto altrui non cede,
Come s'avanza, incalza, ascende e gira
Con desìo di fermare in alto il piede.
Ma caduto ch'egli è, piange e sospira
Le perdute grandezze, e alfin si vede
In vece di portar corona e scetro
Sotto la più vil veste in un ferètro.
La possiede alcuni codici manoscritti del poema, fra cui il Palatino 1034 che sappiamo essere appartenuto all'erudito fiorentino Domenico Maria Manni (1680-1788), e del quale pubblichiamo la foto della carta corrispondente alla famosa strofa.
Per informazioni sul manoscritto: https://manus.iccu.sbn.it/opac_SchedaScheda.php?ID=283480