25/05/2024
Il mio babbo, quando aveva dodici anni, d’estate, partiva da casa sua, faceva due chilometri a piedi per i campi (a quell’epoca non c’erano le strade asfaltate di oggi), e andava a buttarsi in una risacca sotto alla piccola diga dell’Arno. C’erano i pesci giganti e lui andava giù a due metri per toccar loro la schiena e tentare di pigliarli.
Non c'è mai riuscito.
Però è sempre tornato a casa.
Nonostante i suoi non sospettassero niente.
Era solitario anche da bambino.
Da qualcuno dovrò pur aver preso.
Arrivava all’Arno si toglieva i vestiti, restando in mutande, e si tuffava giù; s’aggrappava ai pietroni giganti dell’argine per non farsi portare via dalla corrente, che comunque in quel punto non era eccessiva. E ogni tanto se ne muoveva una di quelle pietre giganti e cascavano giù.
Mi raccontava anche che quando aveva sete, tornava a riva, scansava i ciottoli dell’Arno, scavava una buchina con le mani nella terra fin quando non affiorava l’acqua terrosa. Lasciava si schiarisse e poi la beveva. Perché l’acqua era trasparente, nel fiume.
Invece ora l’acqua è scura e se scavi una buchina e aspetti si schiarisca, resta comunque grigia.
E a pensarci ora si può dire che l’abbia scampata bella in più di un’occasione, quel bambino che poi è diventato il mio babbo.
E se non fosse andata bene una settantina d'anni fa, oggi non sarei qui ad invitarvi alla presentazione del libro a Figline Valdarno.
Giovedì 6 giugno alle 21.
Che ci avete da fare alle 21 d’un giovedì sera?
Buttarvi in Arno, suppongo di no.
Quindi potreste anche decidere di passare.
A noi farebbe piacere.
"LA SOLITUDINE DEGLI SPAGHETTI" (Navarra Editore)
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Accademia del Buon Talento
Fanin Figline Valdarno
Laura Andreini
Samuele Amidei
Gino Sozzi
Paolo Batistini