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Assicurazioni, la rivolta degli agenti: “Così le compagnie ci impongono di rincarare le polizze”
di Federico Formica

Il sindacato degli agenti ha presentato un esposto all’Ivass per le pressioni esercitate dalle società. E chi non si adegua riceve minacce - più o meno velate - di ritorsioni. Le imprese: “Infondato”

Le compagnie assicurative stanno mettendo pressione agli agenti perché modifichino le polizze in peggio. Come? Aumentando l’importo delle franchigie – portandolo a 2/3000 euro – abbassando i massimali e sfilando alcune garanzie, come quella che copre dagli eventi atmosferici, soprattutto per le polizze salute e casa. In poche parole: agli agenti tocca rendere i contratti meno convenienti per consumatori, imprese e agricoltori, che proprio attraverso il canale dell’agenzia stipulano quasi il 75% delle assicurazioni a livello nazionale. Tutto questo per rispettare “l’equilibrio tecnico ed economico”. Gli agenti, però, non ci stanno a fare la parte del poliziotto cattivo e si stanno ribellando. Intanto con un esposto all’autorità del settore, l’Ivass, presentato già diverse settimane fa.

Negli ultimi mesi la maggior parte degli agenti sta ricevendo, dalle compagnie di cui sono mandatari, lettere dai toni piuttosto netti. Repubblica ha avuto modo di leggerne alcune. Bisogna “riformare le polizze”, “correggere le tariffe”. E chi non si adegua o non lo fa abbastanza rapidamente viene richiamato: il tasso di polizze riformate è “assolutamente insoddisfacente”, bisogna “allinearsi al più presto” al ritmo imposto, altrimenti dalla casa madre si procederà con il blocco di incasso delle quietanze. Che, in altre parole, significa smettere di lavorare con quella società. “Ma non sono mancate neanche le minacce dirette di toglierci il mandato, mettendo in discussione addirittura il rapporto di lavoro” dice Claudio Demozzi, presidente del Sna, il Sindacato nazionale agenti.

L’esposto all’Autorità
Il motivo dell’esposto a Ivass è proprio questo. E - forse - l’iniziativa sta dando i primi frutti: l’autorità ha spiegato a Repubblica di aver “convocato le compagnie per discutere del tema. Valutazioni sono in corso. In base ad alcune evidenze ricevute, alcune compagnie starebbero comunque rivedendo l’approccio”.

Resta l’amarezza degli agenti per un atteggiamento a loro dire inedito. “In sostanza, ci viene chiesto di non tutelare i migliori interessi dei nostri clienti in barba al rapporto di fiducia che abbiamo costruito con loro nel corso di anni” continua Demozzi. E non è solo una questione di deontologia: “La normativa europea e il Codice italiano delle assicurazioni vieta ai distributori di polizze di agire ‘in pregiudizio degli interessi del cliente’. Quello che ci chiedono le compagnie semplicemente non si può fare”.

Se nell’rc auto le società agiscono tutto sommato in trasparenza, alzando il premio annuo (e la tendenza degli ultimi anni è proprio quella del rincaro costante) quando ritengono di dover fare cassa, nelle polizze vita, casa e salute la strategia è più sottile: “Mantenere il premio inalterato, dando quindi la sensazione che nulla sia cambiato, modificando però le altre condizioni contrattuali” spiega Stefano Mannacio, responsabile assicurazioni per Assoutenti. Per gli agenti, del resto, lo spazio di manovra è molto più ridotto di alcuni anni fa: il mercato è sempre più concentrato e spostare il portafoglio clienti da una compagnia all’altra è diventato difficile.

La clausola-trappola
Il presidente del sindacato degli agenti Demozzi parla anche di un’altra novità nei contratti assicurativi più recenti, il cosiddetto “ius variandi”. “Accettando questa clausola, con il semplice pagamento del premio il cliente accetta che la compagnia possa modificare in ogni momento le condizioni contrattuali con una semplice email al cliente”. Le modifiche unilaterali sono una pratica molto comune nel settore bancario e anche nell’energia i fornitori sono diventati dei veri esperti nel cambiare le carte in tavola ma, precisa Mannacio, non in quello assicurativo dove finora non si erano mai viste. Demozzi spiega che nelle polizze salute, questa clausola può avere anche effetti sociali da non sottovalutare: “Immaginiamo un cliente assicurato da vent’anni che decide di non accettare le nuove condizioni. Se pochi mesi dopo si dovesse ammalare, non troverebbe più compagnie disposte ad assicurarlo”.

Perché questa corsa al rincaro?
Secondo gli addetti ai lavori che abbiamo sentito, la preoccupazione delle società assicurative è dovuta soprattutto al cambiamento climatico, che negli ultimi anni ha portato a risarcimenti monstre soprattutto nelle aree colpite da eventi estremi. Grandinate comprese. Ogni anno le società cercano di capire, sulla base degli eventi passati e delle tendenze, cosa succederà in futuro per calcolare il cosiddetto “fabbisogno tariffario”, ovvero quanto far pagare i premi per far sì che i risarcimenti futuri non superino gli introiti. “È una sorta di scommessa dove però il banco vince sempre - precisa Mannacio - perché se le previsioni si rivelano inesatte, basta alzare i premi l’anno successivo per rientrare. Oggi ci troviamo di fronte a compagnie che hanno fatto male i conti e chiedono agli agenti di metterci una pezza. Non alzando i premi, ma peggiorando tutte le altre condizioni”.

La replica
“Si ritiene infondato l’esposto dello Sna, soprattutto nella parte in cui afferma che le clausole in parola siano ‘assolutamente astruse e contraddittorie’, oltre che lesive dei diritti della clientela, e tantomeno che le clausole stesse siano applicate ‘automaticamente e all’insaputa del cliente’" è il commento che proviene da esponenti del settore assicurativo.

“Le imprese assicuratrici, come previsto dalla normativa vigente, sono libere di determinare il contenuto delle clausole contrattuali, che devono anche essere pubblicate sui siti web delle imprese stesse, e sono liberamente consultabili e scaricabili dai potenziali clienti”. “Appare legittimo - spiegano fonti interne all’ambiente - nell’ambito dell’autonomia contrattuale, prevedere meccanismi di adeguamento del premio a scadenza o anche di modifica delle condizioni contrattuali, naturalmente purché ciò avvenga attraverso meccanismi predefiniti dalle polizze e comunicati in maniera trasparente all’assicurato, dandogli la possibilità di scelta, senza penalizzazioni”.

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