Fabio Gori Regional Manager

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PERCHE' UN PORTAFOGLIO A BASSE EMISSIONI (DA SOLO) NON SALVA IL PIANETAInvestire in aziende e attività a bassa impronta ...
30/11/2021

PERCHE' UN PORTAFOGLIO A BASSE EMISSIONI (DA SOLO) NON SALVA IL PIANETA

Investire in aziende e attività a bassa impronta di carbonio non basta, servono anche soluzioni attive e lungimiranti basate anche sulle nuove tecnologie e innovazioni
A sei anni dall'Accordo di Parigi oggi il focus è sulla sua implementazione dell'accordo del 2015 e sulle ambizioni a lungo termine per affrontare l'emergenza climatica. La pandemia ha ridimensionato tutte le altre sfide ma i lockdown hanno avuto anche un risvolto positivo facendo scendere del 6% rispetto al 2019 le emissioni globali di gas serra. Ma per limitare il riscaldamento globale entro 1,5 °C bisogna che le emissioni siano dimezzate entro il 2030, con una riduzione annuale del 7,7%, vale a dire ancora di più di quanto fatto nell’anno del Covid, altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, superando la perdita di vite umane causata dalla pandemia.

SI ALZA LA POSTA IN GIOCO

Identificare le aziende in grado di fornire le soluzioni richiede un approccio agli investimenti basato sui fondamentali, attivo e lungimirante. Le etichette possono trarre in inganno. Creare un portafoglio a basso impatto di carbonio non sembra così difficile in pratica, si possono evitare settori ad alto consumo energetico come le utility, i materiali e l'energia e prediligere allocazioni dove l’impronta di carbonio è relativamente ridotta, come la finanza, le comunicazioni e i prodotti di consumo. Ma questo approccio rischia di lasciarsi sfuggire i settori dove può realizzarsi il maggior cambiamento positivo e dove si trovano alcune delle migliori opportunità.

PUNTARE SU AZIENDE INNOVATIVE

Gli investitori dovrebbero considerare aziende che puntano sull'innovazione, che nel lungo periodo dovrebbe rendere i modelli di business più redditizi, riducendo il costo del capitale, e che possono anche limitare alcuni rischi fisici e di transizione che il cambiamento climatico comporta. Nel tempo, inoltre, la qualità dei dati dovrebbe migliorare, consentendo una misurazione più accurata dell'impatto climatico. Per identificare le opportunità bisogna guardare ai settori che ora stanno contribuendo maggiormente alle emissioni, e che possono essere suddivisi in quattro pilastri: Generazione di energia, Trasporti, Costruzioni e Produzione e impiego.

SOLUZIONI IN EVOLUZIONE

Un altro parametro è la percentuale di ricavi green, anche se fare affidamento solo a questo dato, come fanno molti portafogli passivi, può presentare insidie, perché è un approccio retrospettivo e non prende in considerazione un mix di prodotti mutevole. Molte delle soluzioni necessarie per raggiungere zero emissioni entro il 2050 sono in fase di sviluppo o devono ancora essere inventate, quindi potrebbero rappresentare una porzione molto piccola dei ricavi attuali pur essendo un fattore chiave per la crescita futura. Meglio valutarne la significatività nell'ambito del tema in questione, come la riduzione delle emissioni.

IL CASO DI DSM E LA NUTRIZIONE DEL BESTIAME

Ad esempio il metano, secondo l'UN Economic Commission for Europe, causa da 28 a 34 volte il riscaldamento per particella causato dall'anidride carbonica con le emissioni causate dalla fermentazione enterica del bestiame che corrispondano a circa il 4% delle emissioni globali, contro il 2% del trasporto aereo. Ma Koninklijke DSM, attiva nel settore della nutrizione, ha realizzato un nuovo mangime chiamato Bovaer che può ridurre il metano prodotto dai bovini del 30%, e se venisse usato a livello mondiale potrebbe abbattere le emissioni per l’equivalente di 600 milioni di tonnellate di CO2 l'anno. Oggi il prodotto costituisce solo una piccola parte dei ricavi di DSM, ma si crede possa avereil potenziale per un ruolo importante nella lotta al cambiamento climatico.

RAPPORTO INTERESSANTE RISCHIO-RENDIMENTO

L'esempio di DSM mette in luce quanto sia complesso investire in un'economia a basse emissioni basandosi su parametri specifici, utili ma da affiancare a un'analisi dei fondamentali e a dati previsionali. Questo approccio offre migliori probabilità di identificare aziende con le soluzioni vincenti. Per questo si predilige le soluzioni mirate a settori dell'economia che rappresentano le più grandi fonti di emissioni, e interagendo con loro cerca di capire le prospettive finanziarie future, con l’obiettivo di creare un portafoglio con un'impronta di carbonio netta negativa, e un potenziale rapporto rischio-rendimento interessante.

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LA DECARBONIZZAZIONE E' UNA SFIDA IMMENSA MA NON INSUPERABILE.Non mancano motivi di ottimismo: il ruolo di governi e opi...
25/11/2021

LA DECARBONIZZAZIONE E' UNA SFIDA IMMENSA MA NON INSUPERABILE.

Non mancano motivi di ottimismo: il ruolo di governi e opinione pubblica sarà rilevante, ma il costo finale non sarà insostenibile se gestito con politiche redistributive volte a una transizione equa.
Il cambiamento climatico è un tema di crescente importanza per l’opinione pubblica e i governi di tutto il mondo, ma le azioni strutturali per ridurre le emissioni di gas serra non sono tuttora sufficienti. Le soluzioni però non mancano e risiedono in una combinazione di politiche, fattori economici da governare e avanzamento tecnologico. Il costo delle rinnovabili è calato e il loro sviluppo cresce rapidamente, le tecnologie pulite fanno progressi, dai veicoli elettrici all’idrogeno, ma questo da solo non basta senza adeguati interventi politici, che possono essere la forza trainante insieme alla regolazione internazionale.


BASTONE E CAROTA

Emerge come la decarbonizzazione rappresenti una sfida immensa, ma non insuperabile. Si fornisce una rassegna delle diverse misure ‘bastone e carota’, in grado rispettivamente di penalizzare l’aumento di emissioni e di favorire comportamenti virtuosi di economie, società e consumatori. I cambiamenti in atto comporteranno senza dubbio vincitori e vinti in tutti i settori, mentre gli investitori in primis dovranno mitigare il rischio climatico nei portafogli monitorando il livello di emissioni delle società in cui investono.

UN PREGIUDIZIO DIFFUSO

Si ritiene esista un diffuso pregiudizio secondo cui una rapida decarbonizzazione comporti un peso insostenibile per l’economia globale con un impatto negativo sugli standard di vita. C’è invece evidenza che il costo netto per le società non sarà proibitivo e che potrà essere gestito con politiche redistributive focalizzate su una transizione equa. Chiarire questo aspetto permetterebbe ai governi di avviare un’accelerazione delle politiche volte alla decarbonizzazione, ed è importante che gli investitori comincino a valutarne l’impatto.

AZIONE GLOBALE, DECISIONI LOCALI

Gli interventi devono dovranno necessariamente coordinati a livello globale, un compito arduo per decisori locali e con mandati notoriamente miopi, concentrati sul breve termine limitati. Anche la competitività tra paesi può essere un freno ad adottare misure percepite come punitive o recessive per le varie economie coinvolte. Si ritiene possibile uno scenario in cui la tassazione del carbonio non rappresenti un costo netto significativo per l’economia, se distribuito con dividendi ‘verdi’ o sistemi di scambio di emissioni a somma zero. Le implementazioni già in atto potrebbero dar vita a veri propri ‘climate club’ volti a omogenizzare il prezzo delle emissioni di anidride carbonica nelle diverse aree geografiche, creando un incentivo anche per paesi più piccoli ad aderire per evitare di incorrere in dazi.

CHI SONO I VINCITORI E I VINTI

Ovviamente è un processo che vedrà vincitori e vinti. Tra i secondi gli analisti iscrivono l’industria e l’indotto del carbone, le auto a benzina, produttori di metallo ad alto consumo energetico e nel lungo termine il trasporto aereo e navale tradizionali. Tra i primi invece le energie rinnovabili, i veicoli elettrici e la ristrutturazione e il rinnovamento degli edifici. Per gli investitori, la direzione è chiara: il carbone presto diventerà un fattore chiave nelle analisi societarie, in cui andrà prezzata la sua riduzione con un impatto soprattutto nei settori oil & gas e dei metalli. Inoltre, aumenterà la richiesta di elettricità, a beneficio delle utility più verdi e delle rispettive catene di approvvigionamento.

CHI DECARBONIZZA GUADAGNA QUOTE DI MERCATO

Chi ha già intrapreso il percorso di decarbonizzazione guadagnerà quote di mercato a scapito di chi è rimasto indietro, come nel caso dei veicoli elettrici rispetto a quelli a combustione e l’alluminio prodotto con energia idroelettrica rispetto a quello che usa ancora carbone. Anche i vincitori dovranno comunque poter fare affidamento sul supporto dei regolatori per giustificare valutazioni e attese di utili. Beneficiari saranno anche tutti coloro che offriranno soluzioni di decarbonizzazione in qualsiasi settore.

RAGIONI PER ESSERE OTTIMISTI

Dal punto di vista dei consumi la decarbonizzazione può diventare un driver importante delle decisioni di acquisto e i brand in grado di dimostrare una ‘superiorità carbonica’ saranno vincitori. In conclusione, si ritiene che ci siano ragioni per essere ottimisti: sta emergendo una convergenza tra spinta tecnologica e richiesta di un maggior allineamento internazionale, che può accelerare ancora di fronte al ripetersi di fenomeni metereologici estremi e catastrofici. I recenti impegni presi dall’Amministrazione Biden e dalla Cina vanno in questa direzione. Politiche di bastone e carota possono guadagnare il supporto delle pubbliche opinioni.

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ACCELERARE SULLE RINNOVABILI PER LIMITARE LA CRISI ENERGETICALe aziende che riusciranno in breve ad avviare la transizio...
02/11/2021

ACCELERARE SULLE RINNOVABILI PER LIMITARE LA CRISI ENERGETICA

Le aziende che riusciranno in breve ad avviare la transizione ecologica, investendo in innovazione, avranno un maggior vantaggio competitivo nel settore energetico
C’è grande attesa per la conferenza sui cambiamenti climatici Cop26 organizzata dalle Nazioni Unite, soprattutto in questo momento di aumento dei prezzi dell’energia. I leader internazionali si incontreranno a Glasgow per definire insieme le tappe cruciali della transizione energetica.

IMPENNATA DEI PREZZI DÀ SLANCIO ALLE RINNOVABILI
L’impennata dei prezzi delle materie prime ha aperto il dibattito sulle cause: i sostenitori della brown energy si sono affrettati a dare la colpa a una decarbonizzazione troppo affrettata, dall'altra ha fatto emergere il bisogno di un più rapido dispiegamento di soluzioni di energia rinnovabile, così come lo stoccaggio e l'infrastruttura della rete energetica. Per mitigare gli effetti nefasti sulle catene di approvvigionamento energetico globale, le aziende devono investire nella transizione green attraverso l’innovazione.

RINNOVABILI ANCORA INSUFFICIENTI
Il 2021 ha evidenziato vaste lacune nel mercato globale dell'energia e, come dimostrato dall’Agenzia internazionale dell’energia, le rinnovabili non sono sufficienti a coprire la crescente domanda. Il risultato è che “la produzione di elettricità da carbone è stata utilizzata per colmare il divario di quest'anno, invertendo la sua tendenza al ribasso degli ultimi due anni, dando un colpo agli sforzi di decarbonizzazione su larga scala”.

SPINTA ALL'INNOVAZIONE
Per raggiungere gli obiettivi fissati con l’Accordo di Parigi e arrivare a zero emissioni nette entro la metà del secolo, tutti i settori dell’economia devono fare uno sforzo per decarbonizzare i loro processi. Servono, però, ingenti investimenti. “Secondo l'UNCTAD, gli obiettivi globali net-zero richiedono tra i 5 e i 7 trilioni di dollari di finanziamenti l’anno fino al 2030. Mentre il settore pubblico gioca un ruolo cruciale in questo, non può farcela da solo. L'industria dell'investimento deve contribuire attraverso il debito privato e pubblico, così come il capitale privato e pubblico, con quest'ultimo che aumenta rapidamente di importanza. Investire in aziende quotate in borsa che forniscono prodotti innovativi per le esigenze di transizione dell'energia verde le sostiene nel migliorare i loro prodotti e servizi e nell'investire in R&S”.

ENERGIA SOLARE
L’attuale scarsità di energia ha dato maggiore impulso alle aziende che producono energia solare in quanto, rispetto alle fonti di energia tradizionali come il nucleare e il gas, i pannelli solari sono relativamente facili da installare. L’azienda israeliana Solaredge Technologies è un produttore di inverter solari e un player importante nella corsa alla decarbonizzazione, soprattutto per le applicazioni di pannelli solari residenziali negli Stati Uniti e in Europa. Secondo la nostra analisi, le emissioni potenzialmente evitate (PAE) di Solaredge ammontano ad almeno 1,8 milioni di tonnellate di CO2 in termini assoluti. I suoi clienti utilizzano gli inverter, gli ottimizzatori di potenza e i sistemi di monitoraggio di Solaredge in impianti con una capacità totale di generazione di 6,1GW. I suoi prodotti di ottimizzazione mirano ad aumentare la produzione di energia attraverso l'inseguimento del punto di massima potenza (MPPT) a livello di modulo. L’azienda è anche attiva nelle soluzioni di stoccaggio delle batterie.

ENERGIA EOLICA
Anche l’energia eolica può essere facilmente implementata e presenta ampi margini di sviluppo. Vestas Wind Systems, per esempio è un'azienda play in questo settore con sede in Danimarca. L'azienda è leader del mercato globale nelle turbine eoliche on-shore e ha anche una forte posizione nelle turbine off-shore e quindi è fondamentale per lo sviluppo del settore globale delle energie rinnovabili. Secondo le analisi, le emissioni potenzialmente evitate (PAE) di Vestas sono di circa 150 milioni di tonnellate di CO2. Inoltre, Vestas si è impegnata a raggiungere la propria carbon neutrality entro il 2030 senza compensazioni di carbonio. Sono esempi di aziende che combinano opportunità di crescita strutturale con una strategia chiara e la capacità di guidare l'innovazione che crea un vantaggio competitivo nel settore energetico.

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AL VIA LA RIFORMA FISCALE: ECCO LE NOVITA' SU IRPEF, CATASTO E TASSAZIONE DEL RISPARMIOLa bozza del testo approvato dal ...
06/10/2021

AL VIA LA RIFORMA FISCALE: ECCO LE NOVITA' SU IRPEF, CATASTO E TASSAZIONE DEL RISPARMIO

La bozza del testo approvato dal Consiglio dei ministri traccia le linee della riforma: sul tavolo la revisione Irpef e Iva. Partiti divisi su casa e catasto.
“Un pilastro della riforma fiscale è costituito dagli interventi che si intendono introdurre in tema di Iva e altre imposte indirette”. Per i primi, “particolare attenzione sarà posta alle finalità di semplificazione, e razionalizzazione , di contrasto alla erosione ed evasione e di aumento del grado di efficienza del sistema”, si legge nella relazione illustrativa allegata alla bozza di delega fiscale al vaglio del governo. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, interviene in una conferenza stampa, appena concluso il Cdm, insieme al ministro dell’Economia, Daniele Franco. La bozza del testo discussa in cabina di regia è composta da 10 articoli.

REVISIONE DEL CATASTO AL VIA
La riforma del catasto prevista nella delega fiscale poggia sulla “modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili e revisione del catasto fabbricati”. Si sottolinea la necessità di “porre a disposizione dei comuni e dell’Agenzia delle entrate” strumenti per il corretto classamento di immobili attualmente non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto, la destinazione d’uso ovvero la categoria catastale attribuita; terreni edificabili accatastati come agricoli; immobili abusivi, individuando a tal fine specifici incentivi. Inoltre si intende facilitare la condivisione dei dati e dei documenti tra l’Agenzia delle entrate e i Comuni”. Non dovrebbero però aumentare le tasse sulla casa.

LA SCADENZA DI GENNAIO 2026
Nella relazione illustrativa si legge che il governo è delegato “a integrare le informazioni del Catasto dei fabbricati, da rendere disponibile dal primo gennaio 2026, attribuendo a ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale, il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata ai valori normali espressi dal mercato; prevedendo meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e delle rendite; prevedendo per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico adeguate riduzioni che tengano conto dei gravosi oneri di manutenzione e conservazione; prevedendo che le informazioni rilevate non siano utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali”.

GRADUALE SUPERAMENTO DELL’IRAP
Un graduale superamento dell’Irap è necessario per completare la revisione dell’imposizione sui redditi personali e su quelli d’impresa. Il superamento graduale dell’Irap avverrà però “garantendo in ogni caso il finanziamento del fabbisogno sanitario”, si precisa nella relazione illustrativa delle bozza della delega fiscale.

RIDUZIONE DELLE ALIQUOTE IRPEF
L’intento del governo è quello di intervenire sulle aliquote garantendo però il rispetto del principio di progressività dell’Irpef, “anche al fine di incentivare l’offerta di lavoro e partecipazione al mercato del lavoro, con particolare riferimento ai giovani e ai secondi percettori di reddito, nonché l’attività imprenditoriale e l’emersione degli imponibili”. Garantendo la progressività si deve inoltre puntare anche a ridurre gradualmente “le variazioni eccessive delle aliquote marginali”.

VERSO IL RIORDINO DI DEDUZIONI E DETRAZIONI
Fare un po’ di chiarezza e semplificare le deduzioni dalla base imponibile e delle detrazioni dall’Irpef “tenendo conto della loro finalità e dei loro effetti sull’equità e sull’efficienza dell’imposta”. Tra gli obiettivi dell’esecutivo c’è anche quello di armonizzate la tassazione del risparmio “tenendo conto dell’obiettivo di contenere gli spazi di elusione dell’imposta”.

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Investimenti sostenibili, le 5 lezioni degli obiettivi ONUGli investitori possono comprendere chiaramente come allocare ...
14/09/2021

Investimenti sostenibili, le 5 lezioni degli obiettivi ONU
Gli investitori possono comprendere chiaramente come allocare il capitale nelle aziende che offrono risposte alle sfide della sostenibilità
Opportunità green

Il progresso globale nel raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’ONU non è stato omogeneo, ma molte lezioni sono state tratte dalla loro adozione, prima fra tutte che gli investitori hanno un ruolo essenziale per raggiungerli. Allocare il capitale in aziende che contribuiscono all’agenda globale, evitando di finanziare pratiche o prodotti non allineati, aiuta a garantire il progresso. La natura universale e la rilevanza degli SDG, che delineano dettagliatamente i problemi dello sviluppo sostenibile in un insieme concreto di obiettivi, li rendono un modello utile per gli investimenti e permettono di vedere chiaramente come è allocato il capitale investito in aziende che forniscono soluzioni alle sfide della sostenibilità.

PROGRESSI MA ANCHE SFIDE ALLARMANTI

Ci si chiede cosa abbiano imparato gli investitori dal lancio degli SDG nel 2015 e indica 5 lezioni apprese. La prima è che qualche progresso c’è stato, come l’aumento delle donne elette in parlamento, maggiori consumi energetici da fonti rinnovabili e maggior protezione degli oceani, ma lontano dall’essere sufficiente. Allo stesso tempo, le sfide sono allarmanti. I rapporti sulla prima fase dell’agenda SDG 2015-2020 mostrano che i progressi sono stati lenti in tutte le aree del mondo, mentre la pandemia di Covid-19 ha costituito una sfida sanitaria senza precedenti con conseguenze economiche disastrose.

LA PANDEMIA È STATA UNO STRESS TEST

Il Covid-19 ha messo a n**o la rilevanza e l’importanza degli Obiettivi ONU, mostrandosi un eccellente stress test per l’approccio SDG. L’obiettivo è garantire, ora e in futuro, un’adeguata alimentazione del benessere umano salvaguardando la sostenibilità ambientale ed economica, in cui la probabilità di crisi sia più bassa e la capacità di affrontarle più forte. La Lezione numero 3 è che Gli SDG sono positivi per il business, perché rappresentano l’opportunità di investire nel futuro sostenibile, coprendo una vasta gamma di aree come infrastrutture, abitazioni, alimentazione e sanità, energia rinnovabile, finanziamenti e assicurazioni a chi ne ha bisogno, riduzione dei i rifiuti.

OPPORTUNITÀ PER 12.000 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO

Ci sono stime secondo cui gli SDG presentano opportunità di mercato pari a 12.000 miliardi di dollari all’anno e forniscono anche un mezzo per identificare e mitigare i rischi, come quello di business resi impraticabile dal cambiamento della domanda dei consumatori o dalla regolamentazione. Infatti, la quarta Lezione 4 è che gli SDG hanno bisogno di investitori, che fanno la differenza, in modo concreto, allocando il capitale in aziende che possono aiutare a raggiungerli. Si può investire in obbligazioni di società che contribuiscono a uno o più SDG, evitando di finanziare società non in linea, con strategie appropriate. Gli investitori possono fare la differenza anche con l’azionariato attivo, usando il voto per sostenere i cambiamenti.

DAGLI INPUT ALL’IMPATTO DEL CAPITALE INVESTITO

Bisogna passare dagli input agli impatti, in particolare l’impatto del capitale investito, quantificando il valore degli investimenti per determinare l’impatto sugli SDG, e guardando anche oltre per valutare se migliorano la vita e promuovono la sostenibilità ambientale. Si cita il fatto che l’impronta di carbonio per ogni 100 milioni di euro investiti nella strategia Global SDG Credit è significativamente inferiore a quella di un investimento analogo nell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Corporate Bond. Si stima una differenza è equivalente alle emissioni annuali di CO2 prodotte da 1.513 automobili

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Valute digitali delle banche centrali, un passo verso l’helicopter money?Le valute digitali possono permettere alle banc...
06/09/2021

Valute digitali delle banche centrali, un passo verso l’helicopter money?

Le valute digitali possono permettere alle banche centrali di stimolare l’attività economica in tempi di crisi trasferendo fondi direttamente nei conti correnti delle persone dal proprio bilancio.
Le valute digitali delle banche centrali rappresentano la prossima grande evoluzione del sistema dei pagamenti. Oltre ad affrontare i problemi tradizionali del sistema delle valute fiat e a promuovere l’inclusione finanziaria, le CBDC (Central Bank Digital Currencies) potranno aiutare ad ampliare il quadro degli strumenti delle politiche monetarie delle banche centrali.

Le CBDC potrebbero portare a nuovi strumenti di politica nelle economie avanzate
A partire dalla crisi finanziaria globale, i tassi di interesse delle economie dei paesi G-7 sono oscillati intorno ai loro limiti inferiori effettivi. Le banche centrali hanno risposto implementando strumenti di politica monetaria alternativi come il quantitative easing (QE) e politiche sulla gestione della liquidità, al fine di stimolare i prestiti bancari.

L’introduzione delle valute digitali potrebbe permettere alle banche centrali di utilizzare alcuni di questi strumenti in modo più efficace. Anche se il concetto di banche centrali che offrono alcuni servizi bancari per la clientela non è nuovo (la Banca d’Inghilterra ha permesso ai cittadini del settore pubblico di detenere presso l’istituto conti bancari a partire dal 1800 fino all’inizio degli anni 2000), i conti di deposito dei clienti non sono stati utilizzati in passato per scopi di politica monetaria.

Se introdotte, le valute digitali delle banche centrali cambieranno questa situazione permettendo alle banche centrali di stimolare l’attività economica in tempi di crisi trasferendo fondi direttamente nei conti correnti delle persone dal proprio bilancio, in modo simile all’helicopter money

Inoltre, le banche centrali potrebbero anche effettuare trasferimenti specifici finalizzati ad aiutare specifici settori dell’economia durante una crisi.
Stampare e redistribuire denaro attraverso il bilancio di una banca centrale probabilmente potrebbe essere problematico da un punto di vista politico.

Ma vi sono almeno tre modi attraverso i quali una banca centrale indipendente potrebbe traferire fondi ai correntisti senza stampare nuova moneta: primo, potrebbe accreditare il signoraggio (il profitto ottenuto da un governo dall’emissione di moneta) direttamente in conti bancari detenuti presso la banca centrale; secondo, potrebbe usare la valuta digitale depositata per acquistare obbligazioni con rendimento positivo e trasferire parte del tasso di interesse positivo ai titolari dei depositi; infine, in periodi in cui i tassi di interesse sono negativi, la banca potrebbe redistribuire le commissioni applicate sui depositi dalle banche commerciali ai titolari di conti correnti.

Stimiamo che lo stimolo macroeconomico derivante da queste misure sarebbe tra lo 0,5% e l’1,5% del PIL, sufficiente per contrastare recessioni di piccole e medie dimensioni. Tuttavia, questi trasferimenti non stimoleranno la domanda se le famiglie e le imprese decidono di risparmiare invece di spendere.

Le caratteristiche programmabili delle valute digitali potrebbero permettere alla banca centrale di fissare condizioni sulle CBDC, come per esempio, un tasso di interesse negativo o una data di scadenza sui fondi trasferiti, per incentivare gli individui ad anticipare i consumi e gli investimenti.

Le CBDC potrebbero rendere gli attuali strumenti di politica monetaria più efficaci
Il pesante ricorso al QE da parte delle banche centrali è stato principalmente dovuto alla presenza di un limite effettivo inferiore per i tassi di interesse, che in molti paesi è pari a zero.

Le preoccupazioni di arrivare al tasso di inversione – sotto il quale i tagli ai tassi diventano controproduttivi – significa che i movimenti in territorio negativo dei tassi di interesse sono rimasti moderati fino a questo momento. Nei moderni sistemi bancari, le banche detengono la maggior parte delle riserve, le quali sono rimborsate al tasso di interesse di riferimento.

La pressione di tassi negativi e/o bassi sui margini di profitto delle banche sarebbe minore se le banche dovessero detenere meno riserve. Oggi la ragione principale del detenere grandi quantità di riserve è dovuta al fatto che gli acquisti di asset devono essere finanziati con una quantità equivalente di riserve. Se tali acquisti fossero finanziati dall’emissione di CBDC direttamente ai clienti invece, ci sarebbero meno riserve da detenere per le banche centrali e di conseguenza meno pressione sui margini di profitto delle banche private.

Nel medio periodo, l’introduzione delle CBDC potrebbe anche aumentare la resilienza delle banche. Attualmente, i grandi depositi dei clienti detenuti dalle banche commerciali, le rendono eccessivamente importanti dal punto di vista sistemico per rischiare un loro fallimento. Spostare una quota significativa dei depositi dei clienti verso i bilanci delle banche centrali probabilmente potrebbe ridurre l’importanza sistemica delle banche commerciali.

Incentivare aziende e famiglie a utilizzare le CBDC
Le argomentazioni esposte si basano sul presupposto che le famiglie e le imprese sarebbero disposte a detenere le valute digitali delle banche centrali, ma queste avranno bisogno di un incentivo per decidere di detenerle.

Per motivi di sicurezza, le aziende sarebbero fortemente incentivate a scegliere la prima opzione. Per quanto riguarda le famiglie, le CBDC dovrebbero offrire benefici che compensino lo svantaggio di bassi tassi di interesse, come per esempio una maggiore sicurezza e minori costi di transazione.
In particolare, molti piccoli esercizi commerciali potrebbero consentire di effettuare solo piccole transazioni in CBDC poiché le transazioni potrebbero risultare poco convenienti se si utilizzasse la più costosa rete di pagamento retail.

Implicazioni per gli investitori in valute e in obbligazioni
Qualunque siano le strade delle politiche perseguite dalle banche centrali attraverso le CBDC, gli investitori nel mercato obbligazionario e valutario devono capire i cambiamenti che questi nuovi strumenti porteranno, se implementati. Con tassi di inversione più bassi, le banche centrali avranno una maggiore credibilità quando discuteranno le prospettive di riduzione dei tassi di interesse, il che avrà conseguenze negative sulle valute.

Dall’altra parte, la facilità nell’attuazione dell'”helicopter money” potrebbe anche significare che le curve dei rendimenti si irrigidiscano in una prima fase della recessione rispetto al passato.

Infine, la persistente detenzione di grandi quantità di titoli di Stato come controparte alle passività delle CBDC, probabilmente abbasserà il premio a termine, il che significa che i tassi di interesse di lungo periodo saranno probabilmente più bassi, a parità di altre condizioni.

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CON L'AGGIORNAMENTO DEL CATASTO IMU PIU' CARA SULLA CASAIl Mef diffonde un documento che riapre il dibattito sulla rifor...
31/08/2021

CON L'AGGIORNAMENTO DEL CATASTO IMU PIU' CARA SULLA CASA

Il Mef diffonde un documento che riapre il dibattito sulla riforma del catasto. Le informazioni saranno incrociate con la dichiarazione redditi.
La casa è sempre stata al centro delle attenzioni del Fisco. E non è certo per caso. Secondo un rapporto pubblicato dalla Banca d’Italia, i proprietari di immobili in Italia sono 25.500.000. La percentuale di proprietari di case è pari a quasi il 73% (dati Mef); solo il 51,9% dei tedeschi abita in casa di proprietà, la quota in Francia arriva al 63,5%. Supera il valore italiano la Spagna, dove il 78,2% della persone possiede un immobile. Casa spesso fa rima con tassa.

IL DOCUMENTO DEL MEF
La casa e il catasto sono tornati sotto la lente dopo che il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha inviato alle Agenzie fiscali (Entrate, Riscossione, Demanio e Dogane) l’Atto di indirizzo 2021-2023, in cui si raccomanda di “presidiare la qualità e la completezza delle banche dati catastali”, con un “costante aggiornamento dell’Anagrafe immobiliare integrata”.

LOTTA ALL’EVASIONE
Il fine è quello di attribuire ad ogni immobile caratteristiche corrette, verificando dimensioni, posizione geografica, quotazioni di riferimento, titolari di diritti e quote. Le informazioni vanno usate, si legge sempre nel documento del Mef, “integrando le banche dati immobiliari con le informazioni desunte dalla dichiarazione dei redditi, anche nell’ottica di una più equa imposizione fiscale”. Detto in altre parole, lo sforzo è sempre lo stesso: ridurre l’evasione fiscale, con l’intento di fare emergere gli immobili non denunciati.

LA REVISIONE DELLE RENDITE
L’invio del documento del Mef ha riportato sotto i riflettori l’annosa questione che riguarda la revisione delle rendite. Bisogna tenere presente l’invito fatto dalla Commissione europea, che ha chiesto all’Italia un riequilibrio dei carichi fiscali con l’alleggerimento dell’imposizione sul lavoro e la riforma dei valori catastali non aggiornati. La riforma del catasto è un argomento di cui si parla dal 2015, quando fu proprio stoppata una revisione che pareva imminente e che riguardava, tra l’altro, i metri quadri e non più i vani. Il ragionamento è piuttosto semplice: se aumentano le rendite, cresceranno anche le imposte, a partire dall’Imu. A meno che non siano riviste, al ribasso, le aliquote.

LA RIFORMA DEL CATASTO
Il documento del Mef è un invito, non certo una presa di posizione vincolante. Ma il rischio, per i proprietari da casa, è che questo “possa fungere da indirizzo politico al governo per la predisposizione della legge delega sulla riforma fiscale”. La riforma del Fisco che è allo studio del governo Draghi, al momento, non riguarda anche il catasto.

RISCHIO IMU PIÙ SALATA
La questione resta aperta. Se il governo si interesserà della riforma del catasto, il valore fiscale degli immobili dovrebbe adeguarsi a quello di mercato. Per una tassazione più equa. Diversamente accade che nelle città in cui il valore catastale supera quello di mercato, il proprietario si trova a sborsare una tassa sulla casa in proporzione più salata, a parità di aliquota, con un imponibile Imu in media superiore al prezzo di mercato. Succede più di frequente in piccole città o in periferia. All’opposto, ci sono poi capoluoghi – questo è anche il caso di grandi città come Milano e Venezia – dove nonostante l’impatto della crisi da Covid-19, il valore di mercato è superiore a quello catastale. Ecco perché una razionalizzazione dei registri sarebbe auspicabile. I proprietari, però, sperano senza dover mettere mano al portafoglio.

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