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La devastante frana e la conseguente alluvione lampo al confine tra il Nepal settentrionale e il Tibet hanno causato, se...
27/08/2026

La devastante frana e la conseguente alluvione lampo al confine tra il Nepal settentrionale e il Tibet hanno causato, secondo i bilanci ufficiali del 27 agosto 2026, almeno 270 morti e oltre 1.300 persone disperse. Il disastro si è verificato nella mattinata di mercoledì 26 agosto 2026 nel distretto di Rasuwa, vicino alla frontiera di Gyirong, dove il crollo di un ghiacciaio e un'imponente valanga di roccia e fango hanno ostruito e fatto esondare violentemente il fiume Bhote Koshi. L'energia sprigionata dal crollo della frana è stata talmente massiccia da essere registrata dai sismografi con la potenza equivalente a un terremoto di magnitudo 5.2

L'ITALIA AFFOGA NELLA BUROCRAZIA E NELL'ACQUA, I FONDI CI SONO MA IL TERRITORIO FRANA E VA IN FUMO.Allarme Corte dei Con...
28/07/2026

L'ITALIA AFFOGA NELLA BUROCRAZIA E NELL'ACQUA, I FONDI CI SONO MA IL TERRITORIO FRANA E VA IN FUMO.
Allarme Corte dei Conti:

La magistratura contabile denuncia la frammentazione delle competenze e la lentezza della macchina pubblica: speso meno del 45% delle risorse disponibili.

Il nuovo referto della Corte dei Conti evidenzia come l'eccessiva burocrazia e la frammentazione delle competenze stiano bloccando la messa in sicurezza del territorio italiano, rendendo inefficaci i fondi stanziati. Nonostante l'aumento delle risorse, solo il 27% degli interventi risulta concluso, con un'alta percentuale di fondi PNRR ancora non erogata e la metà dei Comuni a rischio idrogeologico.

Il problema principale non è trovare le risorse economiche, ma riuscire a trasformarle in opere concrete. È questo il messaggio centrale del nuovo Referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico, approvato dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei conti (deliberazione n. 14/SEZAUT/2026/FRG). Il documento fotografa un sistema che, pur avendo beneficiato di un forte aumento di stanziamenti e strumenti normativi, continua a scontrarsi con un apparato amministrativo complesso e frammentato, che paralizza la realizzazione dei lavori.
Secondo la magistratura contabile, il vero nodo è la difficoltà di governare una macchina decisionale bloccata da troppi soggetti, procedure articolate e livelli istituzionali sovrapposti. Questa filiera infinita rallenta l'arrivo dei fondi ai territori e compromette la messa in sicurezza delle aree più esposte.
Una governance frammentata frena gli investimenti
Nel corso degli anni il legislatore ha ampliato i fondi per la prevenzione del rischio idrogeologico, senza però ottenere un reale incremento delle opere portate a termine.
La Corte dei conti individua il punto debole proprio nella governance.
Attorno alla mitigazione del rischio orbitano troppe amministrazioni con competenze sovrapposte, autonomie di spesa e poteri decisionali propri.
Il Dipartimento Casa Italia, che dovrebbe coordinare la regia, deve interfacciarsi con una rete troppo estesa: Ministero dell’Ambiente, Ministero dell’Interno, Ministero dell’Agricoltura, Regioni, Commissari straordinari, Autorità di bacino ed enti locali.
Una frammentazione che rende impossibile assumere decisioni rapide e uniformi.
La palude dei tavoli di concertazione
Ad aggravare il quadro si aggiungono i numerosi tavoli di confronto istituzionale obbligatori per legge. Conferenze Stato-Regioni, Conferenze Stato-Città, organismi delle Autorità di bacino e tavoli per la ricostruzione rappresentano passaggi burocratici che allungano a dismisura i tempi per l'approvazione definitiva, impedendo alla programmazione di trasformarsi rapidamente in cantieri attivi.
Alle criticità organizzative si somma la debolezza amministrativa degli enti attuatori.
Spesso manca personale tecnico qualificato, compromettendo la qualità e la cantierabilità dei progetti.
I professionisti esterni di supporto sono stati scelti su logiche di spartizione e/o di occupazione giovanile e non su una comprovata esperienza tecnica e professionale sul campo.
Il sistema finisce così per inseguire le emergenze anziché attuare una pianificazione ordinaria.
I continui eventi calamitosi costringono a continui spostamenti di risorse sull'urgenza del momento, sacrificando le strategie a lungo termine.
A pesare è anche una normativa stratificata nel tempo, composta da troppi fondi e strumenti contabili diversi.
La geografia del rischio e la convivenza tra frane e alluvioni è stata eseguita
incrociando i dati della piattaforma IdroGEO e del Rapporto ISPRA 2024.
Il quadro è preoccupante perché oltre la metà dei Comuni italiani è colpita contemporaneamente sia dal rischio idraulico che da quello da frana.
Il rischio idraulico si concentra nelle pianure e nei grandi bacini fluviali, mentre le frane colpiscono le aree montane e l'Appennino.
Nel Centro-Sud le due minacce tendono a sovrapporsi. La Corte evidenzia che il parametro fondamentale per orientare i fondi deve essere l'intensità dell'esposizione, calcolata su popolazione, edifici, imprese e patrimonio culturale a rischio.
Tanti progetti finanziati, pochissimi conclusi
Analizzando la banca dati nazionale ReNDiS, emergono forti limiti anche nel monitoraggio dei 28.276 interventi censiti. Per oltre 9.100 opere (il 27% del totale) la tipologia di dissesto è classificata come "non definita".
Inoltre, un terzo delle opere non è ancora partito o manca di dati aggiornati, mentre solo il 27% dei lavori risulta concluso.
Nonostante l'impennata di progetti finanziati dal 2019 con il Piano ProteggItalia e il PNRR, la maggior parte degli interventi è ancora ferma alle fasi preliminari o in corso di esecuzione.
Spesa a rilento rispetto ai finanziamenti
I dati della banca dati BDAP-MOP confermano il blocco finanziario. Su opere dal valore complessivo di oltre 3,17 miliardi di euro, le risorse effettivamente liquidate sono pari a 1,31 miliardi (il 41,3% del totale). Gli interventi contro alluvioni e frane, che assorbono il 60% dei fondi totali, registrano i ritardi più gravi.
L'enigma PNRR: impegni alti, pagamenti minimi
Un focus specifico è stato dedicato al PNRR, con un'analisi su circa 1.350 progetti dal valore di 1,89 miliardi di euro.
Sebbene il Mezzogiorno assorba più della metà delle risorse, la capacità di attuazione concreta è frammentata.
Sotto il profilo economico lo scarto è evidente: a fronte di impegni amministrativi presi per il 79% delle risorse, i pagamenti effettivi si fermano al 44,4%.
Per non bloccare i cantieri, gli enti locali hanno dovuto anticipare fondi propri per circa 298 milioni di euro.
La Corte rileva come l'avanzamento burocratico dichiarato non corrisponda al reale stato di avanzamento dei lavori.
Semplificare la macchina pubblica per salvare il territorio
La relazione della Corte dei conti lancia un monito chiaro: per ba***re il dissesto idrogeologico serve efficienza, non solo denaro.
Diventa prioritario azzerare i conflitti di competenza, potenziare gli uffici tecnici degli enti locali e unificare le banche dati di monitoraggio. Solo semplificando la macchina pubblica gli investimenti miliardari potranno trasformarsi in opere concrete per la sicurezza del Paese.
a cura di eraldo rizzuti
geologo

I SOLDI CI SONO, I CANTIERI NO: LO SCHIAFFO DELLA CORTE DEI CONTI AL GOVERNO SUL DISSESTO IDROGEOLOGICOMentre l’Italia c...
25/07/2026

I SOLDI CI SONO, I CANTIERI NO: LO SCHIAFFO DELLA CORTE DEI CONTI AL GOVERNO SUL DISSESTO IDROGEOLOGICO

Mentre l’Italia continua a franare e ad allagarsi alla prima pioggia, l’esecutivo resta paralizzato dalla burocrazia. L'ultimo referto della magistratura contabile scoperchia il fallimento della macchina pubblica: spesi solo il 41% dei miliardi stanziati.
Un Paese che affonda (ma con la cassa piena)
L’allarme non arriva dalle opposizioni, ma dai magistrati della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti. La Delibera n. 14/SEZAUT/23 luglio 2026/FRG sul contrasto al dissesto idrogeologico mette nero su bianco una realtà imbarazzante:
i fondi ci sono, ma lo Stato non sa spenderli.
Su un totale di ben 31,7 miliardi di euro stanziati per proteggere il territorio, i pagamenti effettivi sono inchiodati a un misero 41%. Più della metà delle risorse giace inutilizzata nei cassetti ministeriali, mentre i cittadini pagano il conto del dissesto idrogeologico in termini di danni e vite umane.
La catena di comando è infinita e un labirinto dove muoiono le opere
Il dito della Corte è puntato direttamente contro il modello di gestione centralizzato ed elefantiaco difeso dal Governo.
I magistrati denunciano esplicitamente una "catena di comando troppo lunga" e una "eccessiva frammentazione delle competenze".
Troppi livelli decisionali intermedi.
Flussi finanziari rallentati da passaggi inutili.
Mancanza cronica di supporto tecnico agli enti locali.
Il risultato? Le opere urgenti rimangono sulla carta per anni. Quando va bene, si scontrano con banche dati di monitoraggio lacunose e non coordinate, che rendono impossibile persino capire a che punto sia un progetto.
Prevenzione? No, si preferisce l'emergenza
La condanna politica che emerge dal documento è totale. L'azione pubblica in Italia non fa prevenzione: gestisce solo le macerie. Il sistema pubblico attuale, si legge nei commenti al referto riportati da testate come L'Ente Pubblico e Italia Oggi, si dimostra strutturalmente incapace di trasformare i flussi di cassa in cantieri concreti in tempi compatibili con le emergenze dei territori.
Non è una questione di "mancanza di risorse", la scusa preferita da ogni ministro. È pura incompetenza organizzativa. Mentre Palazzo Chigi si loda per i miliardi teoricamente a bilancio, la Corte dei conti svela il bluff: quei miliardi, fermi al palo, non proteggono nessuno. Per mettere in sicurezza l'Italia serve efficienza, non annunci. E questo referto ne certifica la totale assenza.
Dott. Prof. eraldo rizzuti
geologo

DAI PIANI DI BACINO AI PIANI STRALCIO, QUANDO METTEREMO IN SICUREZZA IL TERRITORIO DAL  RISCHIO IDROGEOLOGICO ???È stata...
10/05/2026

DAI PIANI DI BACINO AI PIANI STRALCIO, QUANDO METTEREMO IN SICUREZZA IL TERRITORIO DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO ???

È stata definita l'assegnazione di oltre 1,26 miliardi di euro per la messa in sicurezza di edifici, strade, ponti e territorio a rischio idrogeologico, con priorità alle scuole. Le domande per l'annualità 2026 sono state presentate entro il 15 settembre 2025 sulla piattaforma GLF (Contributi 2026-2028 (DL 14/07/2025):….
Se si segue questa strada, non si metterà mai in sicurezza il territorio e le aree a rischio idrogeoilogico elevato e molto elevato ( R3- R4) e alta e media pericolosità idraulica (P2-P3).
Il problema della messa in sicurezza del territorio dai rischi naturali non si risolve con la distribuzione a pioggia di contributi che servono solo per sistemare qualche strada, scuole, ponti e viadotti e… Il contrasto al dissesto idrogeologico è un’altra cosa; da 60 anni si propongono interventi generali su singoli bacini idrografici, ma si continua con la stessa logica di distribuire risorse senza una visione complessiva del problema. Questo modo di operare non funziona e da decenni non si riesce a modificare.
Si preferisce l’intervento post evento e non la prevenzione.
Negli ultimi dieci anni si sono spesi più di 20 miliardi per riparare i danni subiti da frane e alluvioni, nel solo 2025, la cifra ha superato i 4 miliardi di euro.
La commissione De Marchi del 1967, la legge sulla difesa del suolo del 1989, i Piani di Bacino del 2000, auspicavano interventi generali a livello di singolo bacino idrografico per contrastare il dissesto idrogeologico, evitando interventi a pioggia, parziali e post evento. Se le opere progettate e realizzate non sono ben monitorate e costantemente controllate rischiano, spesso, di non risolvere i problemi, ma di aggravarli.
Dopo sessant'anni si continua a sperperare danaro pubblico finanziando interventi sulla predisposizione di progetti di fattibilità tecnica su quadri economici e studi geologici e ambientali di larga massima. La Commissione De Marchi( 1967), evidenziava la necessità di una pianificazione basata sui bacini idrogragici e il rimboschimento, dopo tutti questi anni siamo ancora al terzo piano stralcio per il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni e del Piano per l'Assetto Idrogeologico.
La messa in sicurezza del territorio, su studi su singolo bacino idrografico, è ancora un traguardo lontano e difficile da raggiungere .....
eraldo rizzuti

DECRETO E DISTRIBUZIONE DEI FONDI.
"Fondi per dissesto, strade e scuole: alla Calabria oltre 244 milioni, l’elenco di tutti i 183 Comuni beneficiari
Il decreto del ministero dell’Interno, di concerto con il Mef, assegna risorse per 271 interventi. Cosenza intercetta la quota più alta, seguita da Reggio, Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone. Le schede con tutti gli importi assegnati
Quasi un quarto di miliardo di euro destinato a 183 Comuni calabresi per un totale di 271 interventi. È questa la quota assegnata alla Calabria dal decreto del ministero dell’Interno, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, per opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Le risorse ammontano complessivamente a 244.791.432,49 euro e sono radicate nel “passato”. Si tratta infatti dei fondi stanziati con la legge di bilancio del 2018 (n.145), che al comma 139 dell’articolo 1 prevede stanziamenti progressivi a favore dei Comuni nel periodo 2021-2030, per investimenti relativi a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio.
I fondi a disposizione nelle 5 provincie calabresi
L’ultimo decreto riguarda, dunque, la tranche relativa alle annualità 2026-2027-2028, per un plafond complessivo a livello nazionale di un miliardo e 384 milioni di euro. Alla Calabria va dunque una quota rilevante, distribuita tra tutte e cinque le province. La parte più consistente riguarda la provincia di Cosenza, con 96.856.202 euro per 74 Comuni e 95 interventi. Seguono Reggio Calabria con 59.580.000 euro, Catanzaro con 37.590.699,69 euro, Vibo Valentia con 27.268.549,60 euro e Crotone con 23.495.981,20 euro.
Come accennato, si tratta di contributi destinati a investimenti per la messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico, di strade, ponti e viadotti, oltre che degli edifici pubblici, con precedenza per quelli scolastici. Le istanze ammesse riguardano quindi opere di consolidamento, sistemazione della viabilità, interventi su versanti franosi e strutture comunali, adeguamenti e lavori per ridurre situazioni di rischio.
Reggio Calabria unico capoluogo calabrese finanziato
Tra i casi più significativi c’è Reggio Calabria, unico capoluogo presente nell’elenco calabrese con un finanziamento da 5 milioni di euro. La stessa cifra viene assegnata a Rende, nel Cosentino, attraverso due interventi. Numerosi Comuni raggiungono invece quota 2,5 milioni di euro, tra cui Acri, Amantea, Bisignano, Crosia, Fuscaldo, Luzzi, Montalto Uffugo, Scalea e Spezzano Albanese nel Cosentino; Bagnara Calabra, Caulonia, Cinquefrondi, Gioia Tauro, Gioiosa Ionica, Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Motta San Giovanni, Rizziconi, Rosarno e Siderno nel Reggino; Chiaravalle Centrale, Montepaone e Soverato nel Catanzarese; Mileto, Nicotera e Ricadi nel Vibonese; Cirò Marina, Cotronei, Isola di Capo Rizzuto, Petilia Policastro, Rocca di Neto e Strongoli nel Crotonese.
Non mancano alcune singolarità. Nel Reggino, Caulonia e Rizziconi risultano beneficiari con quattro interventi ciascuno. Nel Cosentino, più Comuni ottengono tre interventi, tra cui Bisignano, Cariati e San Lucido. In provincia di Catanzaro, tra gli enti con tre interventi figurano Borgia, Chiaravalle Centrale, Magisano, Platania, Soverato e Soveria Simeri. Nel Vibonese, Mileto e Nicotera contano tre interventi ciascuno, mentre nel Crotonese arrivano a tre Carfizzi, Pallagorio, Rocca di Neto, Scandale e Strongoli.
Occhio ai tempi per non perdere i fondi
I finanziamenti non sono somme già liquidate, ma vanno “conquistati” rispettando la tempistica prevista dal decreto. L’erogazione, infatti, avverrà per stati di avanzamento: una prima quota del 20 per cento a titolo di acconto, un ulteriore 10 per cento dopo la verifica dell’aggiudicazione, il 60 per cento sulla base dei giustificativi di spesa e il restante 10 per cento dopo il collaudo o il certificato di regolare esecuzione.
I Comuni beneficiari dovranno rispettare anche tempi precisi per arrivare all’aggiudicazione dei lavori. Il termine è di nove mesi per le opere fino a 100mila euro, tredici mesi per quelle tra 100.001 e 750mila euro, diciotto mesi per quelle tra 750.001 e 2,5 milioni, ventitré mesi per quelle tra 2,5 e 5 milioni. La conclusione dei lavori dovrà poi avvenire entro ventiquattro mesi dall’aggiudicazione. Il monitoraggio e la rendicontazione passeranno attraverso il sistema ReGiS.
Le schede dei finanziamenti provincia per provincia
Di seguito il quadro completo dei Comuni calabresi beneficiari, organizzato per provincia. Per gli enti con più interventi, l’importo indicato corrisponde alla somma complessiva assegnata.
Tutti i fondi destinati alla Calabria
Provincia Comuni beneficiari Interventi Totale assegnato
Cosenza 74 95 96.856.202,00 euro
Reggio Calabria 38 62 59.580.000,00 euro
Catanzaro 33 50 37.590.699,69 euro
Vibo Valentia 23 34 27.268.549,60 euro
Crotone 15 30 23.495.981,20 euro
Calabria 183 271 244.791.432,49 euro

L’Italia è uno dei territori più complessi e affascinanti al mondo dal punto di vista geologico.
18/04/2026

L’Italia è uno dei territori più complessi e affascinanti al mondo dal punto di vista geologico.

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