Studio di Geologia Tecnica

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DAI PIANI DI BACINO AI PIANI STRALCIO, QUANDO METTEREMO IN SICUREZZA IL TERRITORIO DAL  RISCHIO IDROGEOLOGICO ???È stata...
10/05/2026

DAI PIANI DI BACINO AI PIANI STRALCIO, QUANDO METTEREMO IN SICUREZZA IL TERRITORIO DAL RISCHIO IDROGEOLOGICO ???

È stata definita l'assegnazione di oltre 1,26 miliardi di euro per la messa in sicurezza di edifici, strade, ponti e territorio a rischio idrogeologico, con priorità alle scuole. Le domande per l'annualità 2026 sono state presentate entro il 15 settembre 2025 sulla piattaforma GLF (Contributi 2026-2028 (DL 14/07/2025):….
Se si segue questa strada, non si metterà mai in sicurezza il territorio e le aree a rischio idrogeoilogico elevato e molto elevato ( R3- R4) e alta e media pericolosità idraulica (P2-P3).
Il problema della messa in sicurezza del territorio dai rischi naturali non si risolve con la distribuzione a pioggia di contributi che servono solo per sistemare qualche strada, scuole, ponti e viadotti e… Il contrasto al dissesto idrogeologico è un’altra cosa; da 60 anni si propongono interventi generali su singoli bacini idrografici, ma si continua con la stessa logica di distribuire risorse senza una visione complessiva del problema. Questo modo di operare non funziona e da decenni non si riesce a modificare.
Si preferisce l’intervento post evento e non la prevenzione.
Negli ultimi dieci anni si sono spesi più di 20 miliardi per riparare i danni subiti da frane e alluvioni, nel solo 2025, la cifra ha superato i 4 miliardi di euro.
La commissione De Marchi del 1967, la legge sulla difesa del suolo del 1989, i Piani di Bacino del 2000, auspicavano interventi generali a livello di singolo bacino idrografico per contrastare il dissesto idrogeologico, evitando interventi a pioggia, parziali e post evento. Se le opere progettate e realizzate non sono ben monitorate e costantemente controllate rischiano, spesso, di non risolvere i problemi, ma di aggravarli.
Dopo sessant'anni si continua a sperperare danaro pubblico finanziando interventi sulla predisposizione di progetti di fattibilità tecnica su quadri economici e studi geologici e ambientali di larga massima. La Commissione De Marchi( 1967), evidenziava la necessità di una pianificazione basata sui bacini idrogragici e il rimboschimento, dopo tutti questi anni siamo ancora al terzo piano stralcio per il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni e del Piano per l'Assetto Idrogeologico.
La messa in sicurezza del territorio, su studi su singolo bacino idrografico, è ancora un traguardo lontano e difficile da raggiungere .....
eraldo rizzuti

DECRETO E DISTRIBUZIONE DEI FONDI.
"Fondi per dissesto, strade e scuole: alla Calabria oltre 244 milioni, l’elenco di tutti i 183 Comuni beneficiari
Il decreto del ministero dell’Interno, di concerto con il Mef, assegna risorse per 271 interventi. Cosenza intercetta la quota più alta, seguita da Reggio, Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone. Le schede con tutti gli importi assegnati
Quasi un quarto di miliardo di euro destinato a 183 Comuni calabresi per un totale di 271 interventi. È questa la quota assegnata alla Calabria dal decreto del ministero dell’Interno, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, per opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Le risorse ammontano complessivamente a 244.791.432,49 euro e sono radicate nel “passato”. Si tratta infatti dei fondi stanziati con la legge di bilancio del 2018 (n.145), che al comma 139 dell’articolo 1 prevede stanziamenti progressivi a favore dei Comuni nel periodo 2021-2030, per investimenti relativi a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio.
I fondi a disposizione nelle 5 provincie calabresi
L’ultimo decreto riguarda, dunque, la tranche relativa alle annualità 2026-2027-2028, per un plafond complessivo a livello nazionale di un miliardo e 384 milioni di euro. Alla Calabria va dunque una quota rilevante, distribuita tra tutte e cinque le province. La parte più consistente riguarda la provincia di Cosenza, con 96.856.202 euro per 74 Comuni e 95 interventi. Seguono Reggio Calabria con 59.580.000 euro, Catanzaro con 37.590.699,69 euro, Vibo Valentia con 27.268.549,60 euro e Crotone con 23.495.981,20 euro.
Come accennato, si tratta di contributi destinati a investimenti per la messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico, di strade, ponti e viadotti, oltre che degli edifici pubblici, con precedenza per quelli scolastici. Le istanze ammesse riguardano quindi opere di consolidamento, sistemazione della viabilità, interventi su versanti franosi e strutture comunali, adeguamenti e lavori per ridurre situazioni di rischio.
Reggio Calabria unico capoluogo calabrese finanziato
Tra i casi più significativi c’è Reggio Calabria, unico capoluogo presente nell’elenco calabrese con un finanziamento da 5 milioni di euro. La stessa cifra viene assegnata a Rende, nel Cosentino, attraverso due interventi. Numerosi Comuni raggiungono invece quota 2,5 milioni di euro, tra cui Acri, Amantea, Bisignano, Crosia, Fuscaldo, Luzzi, Montalto Uffugo, Scalea e Spezzano Albanese nel Cosentino; Bagnara Calabra, Caulonia, Cinquefrondi, Gioia Tauro, Gioiosa Ionica, Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Motta San Giovanni, Rizziconi, Rosarno e Siderno nel Reggino; Chiaravalle Centrale, Montepaone e Soverato nel Catanzarese; Mileto, Nicotera e Ricadi nel Vibonese; Cirò Marina, Cotronei, Isola di Capo Rizzuto, Petilia Policastro, Rocca di Neto e Strongoli nel Crotonese.
Non mancano alcune singolarità. Nel Reggino, Caulonia e Rizziconi risultano beneficiari con quattro interventi ciascuno. Nel Cosentino, più Comuni ottengono tre interventi, tra cui Bisignano, Cariati e San Lucido. In provincia di Catanzaro, tra gli enti con tre interventi figurano Borgia, Chiaravalle Centrale, Magisano, Platania, Soverato e Soveria Simeri. Nel Vibonese, Mileto e Nicotera contano tre interventi ciascuno, mentre nel Crotonese arrivano a tre Carfizzi, Pallagorio, Rocca di Neto, Scandale e Strongoli.
Occhio ai tempi per non perdere i fondi
I finanziamenti non sono somme già liquidate, ma vanno “conquistati” rispettando la tempistica prevista dal decreto. L’erogazione, infatti, avverrà per stati di avanzamento: una prima quota del 20 per cento a titolo di acconto, un ulteriore 10 per cento dopo la verifica dell’aggiudicazione, il 60 per cento sulla base dei giustificativi di spesa e il restante 10 per cento dopo il collaudo o il certificato di regolare esecuzione.
I Comuni beneficiari dovranno rispettare anche tempi precisi per arrivare all’aggiudicazione dei lavori. Il termine è di nove mesi per le opere fino a 100mila euro, tredici mesi per quelle tra 100.001 e 750mila euro, diciotto mesi per quelle tra 750.001 e 2,5 milioni, ventitré mesi per quelle tra 2,5 e 5 milioni. La conclusione dei lavori dovrà poi avvenire entro ventiquattro mesi dall’aggiudicazione. Il monitoraggio e la rendicontazione passeranno attraverso il sistema ReGiS.
Le schede dei finanziamenti provincia per provincia
Di seguito il quadro completo dei Comuni calabresi beneficiari, organizzato per provincia. Per gli enti con più interventi, l’importo indicato corrisponde alla somma complessiva assegnata.
Tutti i fondi destinati alla Calabria
Provincia Comuni beneficiari Interventi Totale assegnato
Cosenza 74 95 96.856.202,00 euro
Reggio Calabria 38 62 59.580.000,00 euro
Catanzaro 33 50 37.590.699,69 euro
Vibo Valentia 23 34 27.268.549,60 euro
Crotone 15 30 23.495.981,20 euro
Calabria 183 271 244.791.432,49 euro

L’Italia è uno dei territori più complessi e affascinanti al mondo dal punto di vista geologico.
18/04/2026

L’Italia è uno dei territori più complessi e affascinanti al mondo dal punto di vista geologico.

04/04/2026
01/04/2026
Frana a Diamante: 4 famiglie evacuate, le villette rischiano di crollare. Quattro famiglie sono state evacuate oggi dall...
06/02/2026

Frana a Diamante: 4 famiglie evacuate, le villette rischiano di crollare.

Quattro famiglie sono state evacuate oggi dalle loro abitazioni in località Torricelle di Diamante sull’Alto Tirreno Cosentino a causa di una frana causata da uno smottamento di terreno. Il movimento franoso ha generato il crollo di recinzioni e parti dei giardini di alcune villette private. Secondo i primi rilievi tecnici, le intense piogge degli ultimi giorni avrebbero saturato il terreno, compromettendone la tenuta fino al crollo. Il versante risulta instabile, con grave pericolo per l’incolumità delle persone.
Ma è possibele che nessuno si rende conto che bisogna avere un approccio diverso per mettere in sicurezza il territorio?
I processi naturali ci sono sempre stati e l’uomo non può fermarli o adeguarli alle sue esigenze, ma se abbiamo abbandonato il territorio;
se continua a costruire dove non si dovrebbe;
se le istituzioni non conoscono la “prevenzione”;
se lo Stato ha delegato tutte le sue funzioni alle associazioni di volontariato;
se la stagione dei piani strutturali non ha lasciato nessuna traccia positiva;
se i comuni non hanno piani territoriali aggionati alle nuove normative nè uffici tecnici efficienti;
se la regione non ha nessuna banca dati e un dipartimento di difesa del suolo e salvaguardia del territorio dai rischi naturali;
se si utilizzano neolaureati, liceali, e si affidano settori di responsabilità di alta valenza professionale a persone con scarse competenze tecniche, di chi è la colpa?
Basta ,ma non lo volete capire che il territorio va custodito, protetto e salvaguardato?
Un Paese che non conosce la prevenzione è destinato a vivere sempre nella “paura”.
6.02.2026 eraldo rizzuti

DALLA DIAGNOSI ALLA CURACi sarà  anche bisogno di una cartografia geologica aggiornata per le aree sprovviste, ma in Ita...
28/01/2026

DALLA DIAGNOSI ALLA CURA
Ci sarà anche bisogno di una cartografia geologica aggiornata per le aree sprovviste, ma in Italia, dal 2000 con i Piani Stralcio per l'assetto Idrogeologico regionale e oggi i distretti, sono state censite e cartografate 650.000 frane, realizzati progetti per 30 miliardi di euro e dopo la frana di Niscemi, conosciuta e monitorata, si mette al primo posto l'aggiornamento della cartografia?
Sono indignato, anzi arrabbiato, per tanta superficialità e incompetenza.
Invece di finanziare la progettazione per 30 miliardi di euro, perché non si sono utilizzate queste risorse, per mettere in sicurezza le aree più esposte a rischio R4? Anche perchè sicuramente tutti questi progetti, dovranno essere rivisti e aggiornati.
Oggi abbiamo depositato progetti per 30 miliardi di euro, ma senza nessun intervento realizzato.
Se consideriamo che: le regioni non hanno strutture tecniche con professionisti "liberi", competenti, qualificati e di comprovata esperienza pratica; se dopo 40 anni dell'approvazione dei piani dell'assetto idrogeologico dei bacini, siamo ancora agli "stralci"; se i comuni non hanno una pianificazione territoriale aggioranta; se dopo 25 anni dall'inizio della stagione urbanistica dei P.S.C. solo il 20% dei Comuni in Calabria hanno in parte completato l'iter; se ci sono amministratori pubblici che ancora non hanno ben chiara la differenza tra i PRG, i PdF e i Psc e rilasciano permessi edificatori, senza aver aggiornato i vincoli ambientali; se in Calabria i vincoli ambientali regionali contrastano con quelli nazionali; se vengono nominati dirigenti, consulenti, commissari, presidenti di strutture tecniche, di studio e programmazione inesperti, con scarse competenze professionali, che rispondono di più a logiche politiche che tecniche. Di chi è la colpa di tutto questo?
Se non siamo in grado di passare dalla teoria alla pratica, dalla diagnosi alla cura del territorio, tra 10-20 anni racconteremo sempre di frane, dissesti idrogeologici, di disastri e di “cambiamenti climatici”.

Le variazioni della linea di costa  sono caratterizzate da una forte erosione, causata da  urbanizzazione, opere e azion...
22/01/2026

Le variazioni della linea di costa sono caratterizzate da una forte erosione, causata da urbanizzazione, opere e azioni dell'uomo, barriere, strade e costruzioni che riducono l'apporto di sedimenti naturali, con un conseguente arretramento della spiaggia.
Questi fenomeni sono aggravati dall'innalzamento del livello del mare e dalle dinamiche naturali, con un impatto significativo sulla fascia costiera, che mostra appunto segni di arretramento progressivo.
L' erosione viene accelerata
dall'intervento antropico: costruzione di porti, villaggi, case, strade e opere a difesa della costa che bloccano il trasporto naturale di sabbia, causando erosione a monte e a valle.
L' Arginatura dei fiumi Impedisce il normale apporto di materiale sedimentario al mare, privando la costa di "riserve" di sabbia.
L'Innalzamento del livello del mare è un fattore globale che amplifica i processi erosivi.
L'urbanizzazione accelerata nella fascia costiera altera gli equilibri naturali. Troppo spesso dimentichiamo che
la natura è stata creata con ordine e quando l'uomo modifica questo ordine, reagisce ristabilendo l'ordine e l'equilibrio originario.
L'UOMO deve intervenire con soluzioni che devono salvaguardare questi equilibri come:
piani strutturali definitivi che affrontino interi tratti di costa, superando la frammentazione dei finanziamenti.
Interventi integrati che considerino il complesso sistema costiero, anziché soluzioni locali e temporanee.
Non ci vuole uno scienziato per capire che se si costruiscono barriere lungo le coste si protegge quella zona, ma a monte e a valle si provoca un pericoloso e devastante innalzamento del livello del mare...
Gli interventi di ripristino degli ecosistemi marini costieri sono processi molto complessi e articolati che devono consentire, innanzitutto, al mare di "respirare ".
Per la messa in sicurezza delle coste non servono
soluzioni temporanee che non affrontano la causa prima del problema. Non passeremo mai dagli eventi eccezionali a quelli naturali, senza una struttura tecnica di studio e programmazione a livello regionale e provinciale che analizza i dati scientifici e tecnici delle istituzioni, il problema non si risolverà mai
se continueremo ad intervenire solo con le emergenze... aspettando seduti, in una sala operativa o in riva al mare, il prossimo evento...
eraldo rizzuti geologo
Libertà é Democrazia
vice presidente nazionale

20/01/2026
Evento sismico nel Mar Ionio, ML 5.1, 10 gennaio 202610 Gennaio 2026Un terremoto di magnitudo ML 5.1 è stato localizzato...
10/01/2026

Evento sismico nel Mar Ionio, ML 5.1, 10 gennaio 2026

10 Gennaio 2026

Un terremoto di magnitudo ML 5.1 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale alle ore 05:53 italiane del 10 gennaio 2026 al largo della costa ionica calabra, ad una profondità di 65 Km. Va notato che per eventi lontani dalla costa, e quindi dalla rete sismica, la profondità ipocentrale è un parametro di difficile determinazione, per cui la stima potrebbe essere rivista con analisi successive.
La zona interessata dal terremoto odierno è prossima alla regione calabro-sicula caratterizzata da pericolosità sismica alta, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.
I dati storici disponibili per l’area ci indicano che in particolare l’epicentro del terremoto è localizzato in un’area dove sono riportati diversi eventi di magnitudo inferiore a 5.5. Le aree sismiche più rilevanti sono quelle della Calabria meridionale e dello Stretto di Messina e della Sicilia orientale, poste a 50-100 chilometri di distanza, per le quali sono riportati numerosi eventi di elevata intensità, tra i quali quelli del 1783 in Calabria, del 1908 nella zona dello Stretto e del 1693 in Sicilia sudorientale.

La sismicità più recente dal 1985 in poi, ci mostra come l’area sia stata interessata da un’attività sismica diffusa. I terremoti più rilevanti sono avvenuti nell’entroterra siculo e calabrese, in particolare nella Calabria meridionale. Si ricorda l’evento del 16 aprile 2025 di ML 4.8 che ha interessato la stessa zona lo scorso anno.

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP) dell’evento di oggi, calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra livelli di scuotimento stimati fino al IV grado MCS su un area molto estesa. L’evento sismico è stato ampiamente risentito in Sicilia orientale, in Calabria meridionale ed in Puglia come conferma la mappa dei risentimenti macrosismici ricavata dai numerosi questionari inviati al sito www.hsit.it.

....I fenomeni naturali diventano elementi di rischio quando non si mettono in sicurezza i beni esposti....A che serve e...
04/01/2026

....I fenomeni naturali diventano elementi di rischio quando non si mettono in sicurezza i beni esposti....
A che serve emettere "allerte meteo" quando non si prendono precauzioni adeguate per proteggere beni e persone dai rischi associati ai fenomeni naturali?
Senza misure di sicurezza adeguate, i danni possono essere significativi e sempre più frequenti..
eraldo rizzuti geologo
Libertà è Democrazia

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