Elena Zanella, Agenzia Integrata per il Sociale - Fundraising Academy

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Elena Zanella, Agenzia Integrata per il Sociale - Fundraising Academy Educare, formare e fare cultura sul Fundraising e il sociale in Italia. Società di consulenza, formazione ed editoria per lo sviluppo del sociale.

Hank Rosso, considerato il padre del fundraising professionale, elencava già decenni fa gli errori più comuni nella racc...
18/06/2026

Hank Rosso, considerato il padre del fundraising professionale, elencava già decenni fa gli errori più comuni nella raccolta fondi. Io li ripeto da vent'anni in aula e con i clienti.
E ogni volta, parlando con le organizzazioni, mi accorgo che ci ricaschiamo. Cambiano le persone, cambiano i contesti, ma i trabocchetti restano gli stessi.

Ne ho raccolti 12 nell'articolo di questa settimana, dal mito dell'automatismo allo snobbare le piccole donazioni passando per il navigare a vista.

Come diceva Hank Rosso: evitare questi errori non garantisce il successo. Ma continuare a commetterli garantisce il fallimento.

Prima di leggerlo, fai un piccolo test: aspettate più di una settimana per ringraziare un donatore? Il vostro board sa che dovrebbe donare in prima persona? Non avete un piano scritto e andate a sensazione?
Se hai risposto sì anche a una sola domanda, l'articolo è per te.

🔗 Link in bio.

Ha preso il via la campagna di raccolta fondi straordinaria di Giuste Terre: Una storia vera merita una seconda occasion...
16/06/2026

Ha preso il via la campagna di raccolta fondi straordinaria di Giuste Terre: Una storia vera merita una seconda occasione.

Tra i protagonisti del commercio equo e solidale in Italia, Giuste Terre nasce a Milano nel 1990 con l’obiettivo di promuovere un modello di economia più giusta, etica e responsabile, che rispetti le persone e tuteli l'ambiente.

🫱🏼‍🫲🏻 DONA ORA 🫱🏼‍🫲🏻
Per contribuire vai al link: https://giusteterre.console.zelania.it/campagne/una-storia-vera-merita-una-seconda-occasione/

16/06/2026

Per anni nel fundraising abbiamo studiato i donatori osservando i loro comportamenti. Oggi dobbiamo fare qualcosa di più.
Dobbiamo osservare le generazioni. Perché ogni generazione cresce in un contesto diverso, sviluppa linguaggi diversi, costruisce relazioni diverse e, inevitabilmente, vive il dono in modo diverso.
La Generazione Z ci sta già dando un’indicazione molto chiara. Non si accontenta delle dichiarazioni di intenti. Vuole vedere risultati, coerenza, impatto concreto. Per chi si occupa di fundraising questo non è un dettaglio.
È uno degli esercizi strategici più importanti che possiamo fare oggi. Perché i donatori di domani si stanno formando adesso.
Sul mio blog trovi un approfondimento dedicato alle diverse generazioni e al loro rapporto con il dono. Quale generazione pensi rappresenti oggi la sfida più grande per il fundraising?

09/06/2026

L’innovazione non riguarda semplicemente l’introduzione di un nuovo strumento. Non riguarda un software, una piattaforma o un pulsante “Dona Ora”.

Riguarda la capacità di costruire un’esperienza di dono più semplice, più accessibile e più coerente con le aspettative delle persone.

I donatori cambiano. Cambiano le loro abitudini. Cambiano i loro linguaggi. Cambiano i loro strumenti.

E le organizzazioni che vogliono continuare a costruire relazioni solide devono imparare a cambiare con loro.

È proprio di questo che parlo in “I come Innovazione”, il settimo fascicolo di Fundraiser. L’Alfabeto del Dono.

Perché innovare non significa inseguire il futuro.
Significa essere pronti a costruirlo.

Il fascicolo è disponibile su elenazanella.it.

Qual è oggi la più grande innovazione che la tua organizzazione dovrebbe introdurre per migliorare la relazione con i propri donatori?

[email protected]
02 930 2505

04/06/2026

Oggi, 4 giugno, esce il 7 fascicolo della collana “Fundraiser. L’alfabeto del dono”.

L’innovazione non è una questione di strumenti.
È una questione di mentalità.

Nel Terzo Settore si parla spesso di digitale come se fosse qualcosa da aggiungere: un nuovo software, un nuovo CRM, una nuova piattaforma, un nuovo canale social.

In realtà il punto è un altro: il donatore è già digitale.
Le sue abitudini sono cambiate. Le sue aspettative sono cambiate. Il modo in cui cerca informazioni, si informa, si fida e decide di sostenere una causa è cambiato.

La domanda allora non è più se innovare. La domanda è: la tua organizzazione è pronta ad accompagnare questo cambiamento?

In questo nuovo volume dell’Alfabeto del Dono ho raccolto riflessioni, strumenti e indicazioni pratiche per comprendere come il digitale possa aiutare le organizzazioni non profit a costruire relazioni più solide, migliorare i processi, valorizzare i dati e rendere il fundraising più sostenibile nel tempo.

Qual è oggi la più grande sfida digitale che la tua organizzazione sta affrontando?
Parliamone nei commenti.

Se vuoi approfondire, lo trovi su www.elenazanella.it.

Puoi contattarmi scrivendo a:

[email protected]
02 930 2505

29/05/2026

Nel fundraising esiste una complessità che spesso viene sottovalutata.

Il compito del fundraiser è molto delicato:
costruire fiducia attorno a una causa che, nella maggior parte dei casi, non riguarda direttamente il donatore.

Per questo il fundraiser non può essere lasciato solo. Non può portare da solo il peso della sostenibilità economica di un’organizzazione, delle relazioni con i donatori, delle strategie e degli obiettivi.

Ha bisogno di un’organizzazione che lo accompagni. Di colleghi che collaborino.
Di un direttivo che creda davvero nel fundraising e che sia disposto a investire.

La tua organizzazione sostiene davvero il fundraiser nelle sue scelte... oppure gli chiede solo risultati?
Se vuoi confrontarti su questo tema, sai dove trovarmi:

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Quello che vedo nella Gen Z non è il disimpegno che molti raccontano.I dati lo confermano. Mentre le generazioni più anz...
28/05/2026

Quello che vedo nella Gen Z non è il disimpegno che molti raccontano.
I dati lo confermano. Mentre le generazioni più anziane calano nella propensione al dono, Gen Z e Millennials tengono. La percentuale di adolescenti che fanno volontariato è quasi raddoppiata dal 2021 ad oggi. E il crowdfunding, trasparente, visivo, partecipativo, è diventato il loro strumento preferito: a vent'anni non vogliono firmare un bollettino, vogliono vedere dove vanno i loro soldi.
C'è però un elemento che poche ricerche sul fundraising nominano, e che è invece centrale: l'ansia. Donare, attivarsi, fare volontariato non è generosità astratta, è il loro modo di riprendere il controllo su un mondo che sentono fuori controllo. Non stai chiedendo sostegno a qualcuno che vuole sentirsi buono. Stai offrendo a una persona ansiosa la possibilità di fare qualcosa di concreto.
Non scelgono l'organizzazione: scelgono la causa. La fedeltà è ai valori. Se smetti di dimostrare i tuoi, sei fuori. E il silenzio, per questa generazione, non è neutrale.

Ho scritto un articolo su tutto questo, dati italiani, eco-ansia, volontariato in crescita e cosa funziona davvero nel fundraising con la Gen Z.

🔗 Lo trovi in bio.
— Hai già lavorato con volontari o donatori Gen Z? Cosa hai scoperto?

26/05/2026

C’è un momento che molte organizzazioni continuano a rimandare.

È quello in cui capiscono che non possono più gestire relazioni, donatori e comunicazione come facevano anni prima.

Perché finché i numeri sono piccoli, un file Excel può anche sembrare sufficiente, ma quando un’organizzazione cresce, cresce anche la complessità delle relazioni.

Ed è proprio qui che entra in gioco il CRM: non come semplice database, ma come strumento di crescita e professionalizzazione dell’organizzazione.

Il problema è che spesso questi sistemi fanno paura. Sembrano difficili, distanti, troppo complessi.
Ma la tecnologia dovrebbe fare esattamente il contrario: semplificare.

Ed è anche da questa esigenza che nasce Zelania.

Se vuoi capire come integrare un CRM nella tua organizzazione in modo semplice e sostenibile, scrivimi oppure contatta la segreteria su:

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C'è un ciclo che ogni organizzazione nonprofit attraversa. Che lo sappia o no.Nasce con il fuoco, quei primi mesi in cui...
21/05/2026

C'è un ciclo che ogni organizzazione nonprofit attraversa. Che lo sappia o no.

Nasce con il fuoco, quei primi mesi in cui tutti lavorano il doppio senza accorgersene, in cui i problemi si risolvono con una telefonata, in cui la missione è così viva che nessuno vuole andare a casa dopo le riunioni.
Poi si struttura. Arrivano le procedure, i ruoli, gli organigrammi. È necessario. Ma insieme alle regole arriva qualcos'altro: la routine, il "si è sempre fatto così", il fuoco che si spegne lentamente, così lentamente che quasi nessuno se ne accorge.

E poi arriva il terremoto. Il fondatore che se ne va. La crisi di fondi. Il cambio generazionale. Qualcosa che costringe a guardarsi in faccia.
A quel punto restano due strade: trasformarsi davvero, o diventare irrilevanti continuando a esistere per inerzia.

Ho scritto un pezzo su questo, su come anticipare il ciclo, leggere i segnali, e non farsi trovare impreparati quando il momento arriva.

🔗 Lo trovi in bio.

La tua organizzazione, oggi, dove si trova in questo ciclo? È una domanda che vale la pena farsi, meglio in anticipo che durante il terremoto.

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