19/01/2021
Grazie Francesco Termini TV e Morteza
Qualcosa sta cambiando a Termini, da quando facciamo la distribuzione di cibo sempre più volontari contribuiscono, cucinando, portando vestiti, cercando di aiutare per quel che possono. Ci sono persone che vengono apposta, ci aspettano domenica sera, ovviamente ci sono anche quelli che rompono le p***e, ma la nostra bodyguard Maaty Elsandoubi si assicura che tutto vada per il meglio, come stasera quando ha strigliato nel suo elegante arabo uno che ci provava con le volontarie un po’ troppo pesantemente. Io ero impegnato a fare questo https://youtu.be/zVjKeoQb7oM . Sono gocce nell’oceano di incomunicabilità in cui stiamo annegando, ma ogni tanto viene a galla l’umanità più bella, la ragione per cui facciamo tutto questo, come quando lui nella foto mi chiede di fotografarlo. Io pensavo volesse fare polemica perché stavo filmando, e invece no, voleva davvero che gli facessi una foto. E allora gliene ho fatta una, che darò prima a lui perché è sua, però a quel punto anche Morteza Hosseini ha fatto una domanda semplice, di quella semplicità che appunto fa rima con umanità: “ci facciamo una foto insieme?” Nell’epoca dei selfie e di instagram, I senzatetto rimangono fuori da questa autonarrazione, e per questo non vogliono essere filmati, perché li raccontiamo solo come senzatetto, li usiamo, c’è un termine in inglese che da’ l’idea, poverty p**n. Rifuggire dall’aiutare come modo di sentirsi bravi non è facile, ma questi momenti di purezza aiutano a capire che la strada è quella giusta, che un giornalista prima di raccontare una storia deve capirla, sentirla, e bilanciare in qualche modo L’agire e il raccontare. Insomma, supercazzolone per dire di nuovo grazie a Veronica Paola, Caterina, Sega, Richard e tutti gli amici che mi stanno aiutando grandemente ad avere la fiducia delle persone di cui vorrei raccontare la storia. Stasera è Marco, con una semplice foto che dice tutto e niente, domani sarà Shafiq, afgano, che ha bisogno di aiuto per tornare in Afghanistan e se facciamo gruppo potremo aiutarlo, perché qua la sua vita è ancora più misera che nel suo paese, da cui è scappato perché ateo. O trova un modo per sostentarsi qui, o meglio tornare. Meglio rischiare la vita, ma almeno poter vedere i suoi figli. Tante storie si sono incrociate stasera, spero di riuscire a raccontare almeno un centesimo di quello che ho visto e sentito, mentre il gruppo dava da mangiare cibo buonissimo (c’è gente che ringrazia come davvero avesse mangiato il cibo della nonna). Domani vi posto il video, ma soprattutto grazie, grazie a chi ogni domenica fa questo lavoro cruciale di mantenere un mezzo sorriso sulle facce di chi dorme per strada al freddo di una stazione deserta.