31/05/2013
MI HANNO RUBATO LA MACCHINA
di Patrizio D'Amico
Torno verso la mia panda 4x4 comprata di terza mano sei anni fa da un contadino.
Mi blocco un attimo prima di aprirla. Ho una sensazione strana ma dopo tutto quello che ho bevuto e fumato stasera… poche paranoie e tornare a casa. Stop.
Entro. Metto in moto. Mi giro per fare retromarcia.
Shhh. sento da dietro il mio sedile, e poi sbucano due tizi.
Rimango con la marcia ingranata girato verso di loro. Il cuore salta un battito.
Sono due zingarelli. Avranno qualche anno meno di me. Fanno facce cattive ma un attimo dopo sembrano impauriti.
Ma chi c***o siete?
Stai zitto p***a troja e… zitto. Mi fa quello di destra avvicinandosi molto col viso e colpendomi con tre bollicine di saliva.
Ok sto zitto però spiegatemi perché!? Che volete da me? Cioè, ho una macchina che vale zero, sto fumato e ubriaco e a tre curve da casa mia. Ma cosa mi volete rubare? gli dico d’un fiato.
I due mi guardano e poi si guardano e poi si riguardano e tornano a guardarmi e io intreccio le loro due facce per colpa del vino.
Senti zio non ti vogliamo rubare un c***o. dice uno dei due con tono deciso, che quasi mi mette timore. Io sto così rilassato che lo guardo e gli sorrido.
Senti zio, esordisce l’altro nello stesso modo del primo, devi portarci un po’ in giro anzi devi portarci in un posto. dice duro.
E allora qui mi rilasso, mi rilasso proprio. Gli dico: Ma certo ragazzi, andiamo dove volete. e continuo felice: Io domattina dovevo andare al mare e magari ci vado lo stesso perché non ho un orario preciso, e mi va anche di guidare. Dai, anche se farò più tardi del previsto andiamo in questo posto che dite voi, vi accompagno volentieri c***o dai, mi prende bene, sì. Bello.
E intanto ho: re-ingranato la retromarcia, poggiato il braccio sul sedile di fianco, uscito accelerando abbastanza dalla stradina in cui ero parcheggiato. Rapido con la mano destra ho pigiato il tasto della radio che è partita con volume bassino e con un ritmo latino, ho sorriso ai ragazzi dietro mentre gli parlavo, ho controsterzato sulla ghiaia con la facilità di chi ha il servosterzo ma io non ce l’ho, poi ho messo la prima e sono partito.
Ci divertiremo. dico di nuovo.
Ma sei deficiente! Non stiamo andando a fare una gita. Non ti devi divertire. mi dicono alternandosi.
E io allora rimango un attimo zitto. Ingrano la seconda e poi la terza e poi la quarta prendendo velocità, se quella del pandino 4x4 si può definire velocità. Comunque accelero, tanto per due chilometri è sempre dritta fino all’uscita del quartiere, e
Cioè, sentite un po’. gli dico abbastanza serio. Mo ragazzi, parliamoci chiaro, io non è che sono contento di quello che fate eh. Ma non vi dico un c***o, mica faccio il poliziotto io.
Stanno zitti, il ritmo latino di sottofondo è diventato rap francese, forse sto su radio onda rossa, e continuo a dirgli: Siete fatti così dovete rubare, ok, che due p***e, però finché non fate male a nessuno fate come c***o volete. Ora, mi beccate tranquillo, vi dico che v’accompagno, e fate anche i sostenuti? Cioè, fatemi almeno divertire, sennò chiamo la polizia e vi faccio arrestare c***o, nooo!
Ma che polizia figlio di t***a. mi fa il primo mentre il secondo fa spuntare qualcosa di metallico e appuntito di fianco alla mia visuale. Riconosco subito che è un cacciavite, usato forse per aprirmi la macchina. Non sto più tanto tranquillo, anche se comunque non è una pi***la – che mi avrebbe provocato un principio di infarto – e non è neanche un vero coltello affilato o che può far male, ma solamente un c***o di cacciavite, che comunque è un’arma ma magari non l’hanno mai usata come arma. Insomma, io anche ho aperto qualche macchina col cacciavite, per scherzare, tipo quelle del nonno che erano anni che stavano nel vecchio garage e andavo li a cazzegiare e
Oh! mi fa il secondo dandomi un colpo con la mano sulla testa. Ma la smetti di parlare? ’c***o mi frega a me di tuo nonno. Dice.
Pensavo di stare pensando, e invece parlavo ad alta voce. Sto veramente fuso, forse neanche potrei guidare per come sto sfatto. Il palato ha il sapore delle bottiglie di San Giovese bevute a casa degli amici.
Ma che avete combinato per ritrovarvi così? Dico. Cioè. continuo a dirgli. Siete ladri giusto? Avete appena fatto un colpo? Magari c’è anche un bottino, che so, uno zaino pieno di soldi, qualche gioiello e magari un ipad. Vi porto dove volete, però dividiamo no?
Vabbè ma questo è proprio scemo! dice il primo.
Buttiamolo giù e prendiamoci la macchina. dice l’altro.
E mi dà un pugno in testa rinforzato dal ma**co del cacciavite e c***o che male. Chiudo gli occhi mi porto le mani alla testa, guardo in basso lascio il volante. Da dietro loro ci si avventano, insieme. Rialzo la testa e vedo un albero: accelero, gli vado sotto e i fari lo illuminano e gli stiamo finendo addosso, col 4x4 lanciato in quarta a quattro chilometri da casa mia.
Contro l’albero. Bella botta.
Osservo la macchina da fuori l’abitacolo. Sono illeso c***o, sono illeso. I due tipi dentro si lamentano, uno sta più fuori che dentro: ha sfondato il parabrezza. L’altro accasciato sui sedili posteriori mugugna una lingua sua. Chi c***o ti capisce. Afferro uno zaino invicta nero con le cuciture giallo fluo che è sbalzato fuori dalla macchina dopo l’incidente. Mi incammino, con passo svelto. Qualcuno li vedrà, chiamerà l’ambulanza, poi la polizia: capiranno che la macchina è stata rubata mentre io sarò già nel letto.