07/08/2025
“Risolto il caso Asia Cogliandro, e' chiaro ora che occorre unirsi tutti insieme per estendere il diritto alla maternità alle atlete di tutte le federazioni italiane, in modo che Asia possa essere davvero non l'ultima, ma la prima ad inaugurare una nuova era culturale capace di guardare alla maternità in maniera serena e rispettosa, anche nello Sport.
Abbiamo ribadito in tutte le sedi, con Uisp, AICS e AIP - Associazione Italiana Pallavolisti, quanto servano azioni concrete, alcune anche a costo zero. Due di queste:
- un Tavolo Istituzionale presso il Ministero dello Sport con tutte le parti coinvolte e una seria assunzione di responsabilità dello Stato su questi temi. Poi, importantissima, una Commissione dedicata alla maternità e alla parità di genere in ognuna delle 50 Federazioni.
Parlare insieme, in sedi ufficiali, e’ un grande primo passo. Ma evidentemente qualcuno non l’ha mai pensata cosi (e i risultati si sono visti).
Consentitemi di non lasciare cadere le parole e l’atteggiamento del Presidente della Lega Volley Femminile, Mauro Fabris, nel corso della trasmissione TimeLine di SkyTg24, nella quale sono stata invitata due giorni fa. Il presidente ha fatto intendere più volte come la sottoscritta e Assist siano solo in cerca di protagonismo e visibilità.
A parte le imprecisioni (no, Presidente: il tennis non è riconosciuto come sport professionistico per l’ordinamento sportivo italiano), e le parole di pura retorica, noi di Assist avremmo auspicato un atteggiamento collaborativo e rispettoso, invece che, secondo noi, provocatorio e paternalistico. Tra l’altro, per Fabris il caso Cogliandro va derubricato a un semplice malinteso, come se Asia si fosse inventata quanto da lei dichiarato pubblicamente con lucidità e coerenza.
L’accordo raggiunto tra Club e atleta (ovvio, tardivo, doveroso e inevitabile) non cambia ciò che ha causato clamore.
E parla da se’ il fatto che, se Assist denuncia e sottolinea l'inedia e l'immobilismo delle istituzioni sportive e non, venga accusata di protagonismo e si lancino strali con reazioni scomposte.
Pero’, siccome vogliamo restare positive, recuperiamo l'etimo del termine "protagonismo", che richiama l'origine greca ed il significato di “prima lottatrice”.
E allora sì, con fierezza ci prendiamo questo epiteto di "prime lottatrici": siamo orgogliosamente in cerca di quella visibilità che le ingiustizie nei confronti delle atlete DEVONO avere.
Siamo state, uomini e donne di Assist, prime lottatrici e forsennatamente in cerca di attenzione quando già nel 2000 abbiamo iniziato a denunciare le clausole anti-maternità, scritte nero su bianco nelle oscene scritture private delle atlete (me compresa). Clausole adottate in svariate discipline, quando nessuno aveva il coraggio di parlarne e prima che Lara Lugli scoperchiasse il vaso di Pandora.
Siamo state “prime lottatrici” quando i premi differenti tra uomini e donne erano considerati normali, così come le diarie diverse o le borse di studio inferiori per le atlete.
Siamo state e siamo ancora “protagoniste” quando allo sport femminile sono riservati spazi residuali sulla tv pubblica e le gare per i diritti delle nazionali femminili vanno deserte. Ricordo con orgoglio la visibilità ottenuta con la campagna “Azzurre su Rai 1” e quello che le calciatrici hanno ottenuto con merito.
Quindi, orgogliosamente, lo ribadiamo: il nostro impegno è politico e attivista. Serve a fare chiarezza su tematiche poco conosciute e a difendere a gran voce — da protagoniste/i appunto— i diritti, l’equità di trattamento, la verità dello stato dei fatti. Anche per evitare che, come accaduto l’altro giorno a SkyTg24, vengano fornite informazioni inesatte, accompagnate da difese retoriche e da un modo di fare che riteniamo del tutto fuori luogo.
E’ incredibile dover ancora spiegare
quale sia la differenza sostanziale tra l’essere riconosciute atlete professioniste anziché dilettanti! Ed e’ incredibile che nel 2025, in Italia, solo il calcio riconosca questo sacrosanto diritto alle donne. Ripetiamo: per le atlete questo diritto e’ tale SOLO NEL CALCIO.
E se sei un’atleta agonista (o allenatrice o dirigente), retribuita per quell’attività sportiva, essere PRO significa avere contributi pensionistici, TFR, tutela infortunistica e tutela della maternità adeguate ecc. Non sono inezie! Significa avere una vita lavorativa dignitosa e tutelata, come è obbligatorio in ogni altro comparto produttivo.
È evidente che nello sport (come altrove) la maternità venga ancora percepita come un ostacolo, invece che come valore aggiunto e un diritto da garantire senza condizioni. A fronte delle 10 top players mamme, citate da Fabris, ci sono migliaia di atlete meno note e meno tutelate, che posticipano la maternità o che ci rinunciano del tutto. Perché tutte, dalla prima all’ultima, sono perfettamente consapevoli delle conseguenze. Lo abbiamo ricordato con la campagna di Assist , lanciata quattro anni fa. Ma evidentemente c’era chi aveva altro da fare...
Abbiamo ancora tanta strada da percorrere, ma sentiamo di essere sempre più vicine ad un traguardo storico. Lo siamo anche grazie a Lara Lugli, Alice Pignagnoli, Asia Cogliandro atlete e donne coraggiose, ma anche a tutte/i quelli che ci stimano e sostengono.
Ringraziamo ancora una volta SkyTg24 e chiunque vorrà continuare a darci ascolto e spazio, perché la visibilità delle atlete è già lotta politica e culturale. Noi non ci fermeremo, potete giurarci”.
Luisa Garribba Rizzitelli Presidente di Assist