12/06/2026
Dal 7 giugno 2026 le imprese devono indicare la retribuzione iniziale o la relativa fascia retributiva già nella fase di selezione, non possono più chiedere ai candidati informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti rapporti di lavoro e devono garantire criteri retributivi trasparenti e neutrali rispetto al genere.
Le novità derivano dal D.Lgs. 7 maggio 2026 n. 96, pubblicato nella G.U. n. 125 del 1° giugno 2026, che recepisce la Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva e il rafforzamento del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.
𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲?
Già dalla fase di selezione dovranno essere indicati la retribuzione iniziale o il relativo range retributivo e non sarà più possibile richiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite nei precedenti rapporti di lavoro.
I lavoratori potranno richiedere informazioni sul proprio livello retributivo e sui livelli retributivi medi, distinti per genere, relativi a lavoratori che svolgono attività comparabili. Il datore di lavoro dovrà rispondere entro due mesi.
Le aziende dovranno inoltre predisporre criteri retributivi oggettivi, documentabili e neutrali rispetto al genere, rivedendo sistemi di inquadramento, job description e politiche salariali.
𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗵𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝗻𝗴 𝘀𝘂𝗹 𝗴𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿 𝗽𝗮𝘆 𝗴𝗮𝗽:
entro il 7 giugno 2027 per le aziende con almeno 250 dipendenti (cadenza annuale);
entro il 7 giugno 2027 per quelle tra 150 e 249 dipendenti (cadenza triennale);
entro il 7 giugno 2031 per quelle tra 100 e 149 dipendenti (cadenza triennale).
Le nuove regole richiedono alle imprese di verificare processi di selezione, sistemi di inquadramento, criteri di crescita professionale e politiche retributive, assicurando che le differenze salariali siano fondate su parametri oggettivi, documentabili e verificabili.
Seguici per restare aggiornato sulle novità che interessano imprese, professionisti e organizzazioni.