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Con il Decreto-legge n. 193 del 23 ottobre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2026 ed entra...
27/10/2026

Con il Decreto-legge n. 193 del 23 ottobre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2026 ed entrato in vigore il 24 ottobre, il Governo interviene sulla disciplina della rendicontazione di sostenibilità introducendo una deroga temporanea agli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 125/2024, che recepisce nell’ordinamento italiano la direttiva europea CSRD. La misura, contenuta nell’articolo 10 del decreto, rappresenta un ulteriore passo verso la semplificazione degli adempimenti amministrativi e organizzativi che gravano sulle imprese, tenendo conto dell’esigenza di concentrare gli obblighi di rendicontazione sulle realtà aziendali di maggiori dimensioni. L’intervento del Governo si inserisce in un percorso volto a rendere il quadro normativo più proporzionato alle effettive caratteristiche delle imprese, favorendo al contempo la competitività del sistema produttivo nazionale.
In questa prospettiva, la semplificazione introdotta dal Governo può contribuire a rendere il percorso verso la sostenibilità più graduale e sostenibile per le imprese, senza rinunciare alla progressiva diffusione di modelli di gestione orientati alla responsabilità ambientale, sociale e di governance e consegnando alle imprese una maggiore elasticità per accedere al mercato del credito agevolato per chi redige i report di sostenibilità ESG.
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Con il Decreto-legge n. 193 del 23 ottobre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2026 ed entrato in vigore il 24 ottobre, il Governo

L’ISCRO, acronimo di Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, rappresenta uno strumento di sostegno...
19/10/2026

L’ISCRO, acronimo di Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, rappresenta uno strumento di sostegno economico destinato ai lavoratori autonomi che attraversano una fase di significativa riduzione del reddito. La misura, resa strutturale dal 1° gennaio 2024, é rivolta ai professionisti titolari di partita IVA iscritti alla Gestione Separata INPS e mira a offrire un supporto temporaneo a chi, pur continuando a svolgere la propria attività, registra una contrazione dei guadagni. Per il 2026 l'indennità può raggiungere un importo massimo di 817,69 euro mensili, con una soglia minima di 255,53 euro, per un periodo di sei mesi consecutivi. Si tratta di un intervento importante per rafforzare le tutele dei lavoratori autonomi, una categoria che spesso non dispone delle stesse garanzie previste per il lavoro subordinato e che risulta particolarmente esposta alle oscillazioni del mercato.
Tra i destinatari della misura rientrano anche i lavoratori sportivi autonomi del settore dilettantistico che esercitano abitualmente la propria attività con partita IVA e sono iscritti esclusivamente alla Gestione Separata INPS, possono quindi presentare domanda, in presenza di tutti i requisiti richiesti, istruttori, allenatori, preparatori atletici e direttori di gara che operano in questo ambito professionale.
Per i lavoratori sportivi autonomi, il messaggio é chiaro ovvero che l'ISCRO può offrire un aiuto concreto in presenza di una significativa riduzione del reddito, mentre i percorsi di aggiornamento possono rappresentare un'occasione per rafforzare le competenze e migliorare le prospettive professionali. Considerata l'imminenza della scadenza del 31 ottobre 2026, é quindi opportuno verificare subito la propria situazione e presentare tempestivamente la domanda, senza attendere gli ultimi giorni disponibili.
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L’ISCRO, acronimo di Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, rappresenta uno strumento di sostegno economico destinato ai lavoratori

Allo stato attuale la pronuncia ci porta a considerare che ristrutturare un'abitazione per trasformarla in un affittacam...
13/10/2026

Allo stato attuale la pronuncia ci porta a considerare che ristrutturare un'abitazione per trasformarla in un affittacamere molto probabilmente comporterà la perdita del bonus ristrutturazioni citato indipendentemente anche dalla eventuale destinazione originaria di accatastamento residenziale.
La pronuncia assume particolare rilievo in un contesto nel quale la diffusione degli affitti brevi e delle locazioni turistiche rappresenta una questione sempre più rilevante per l'equilibrio del mercato immobiliare nelle principali città italiane. La crescente destinazione degli immobili a finalità turistico-ricettive può infatti contribuire a ridurre l'offerta di abitazioni disponibili per le locazioni di lungo periodo, con conseguenze sui canoni richiesti a famiglie, lavoratori e giovani, oltre a determinare condizioni di concorrenza che le strutture alberghiere regolarmente organizzate e autorizzate sono chiamate ad affrontare nel rispetto di obblighi amministrativi, fiscali e gestionali specifici.
In questa prospettiva, il rigoroso rispetto delle condizioni previste per l'accesso alle agevolazioni fiscali costituisce un principio di corretta applicazione della normativa, affinché i benefici riconosciuti dal legislatore non siano estesi a fattispecie che non possiedono i requisiti richiesti. Si tratta di un orientamento che si inserisce nel più ampio dibattito sulla necessità di assicurare regole chiare e condizioni concorrenziali equilibrate tra le diverse forme di offerta ricettiva, tutelando al contempo la disponibilità di alloggi per i residenti.
L'attenzione del mainstream al settore turistico e alla regolamentazione delle locazioni brevi si colloca proprio in questo quadro, nel quale la trasparenza fiscale, il rispetto delle regole e la responsabilizzazione degli operatori rappresentano elementi essenziali per contrastare le distorsioni del mercato. Resta tuttavia necessario distinguere il principio generale affermato dalla pronuncia dal più ampio problema abitativo, poiché il contrasto al caro affitti richiede un insieme coordinato di interventi normativi e politiche abitative.
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Lo scorso 14 maggio con la sentenza n. 431/2026, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Veneto si é espressa respingendo in appello la

La Banca d’Italia nella Nota di stabilità finanziaria e vigilanza n. 52 del 6 ottobre 2026 affronta il tema dei finanzia...
13/10/2026

La Banca d’Italia nella Nota di stabilità finanziaria e vigilanza n. 52 del 6 ottobre 2026 affronta il tema dei finanziamenti verdi e propone una possibile definizione armonizzata a livello europeo, con l’obiettivo di superare le attuali difficoltà applicative e favorire lo sviluppo del credito destinato a sostenere la transizione ecologica. Il documento evidenzia come la mancanza di criteri condivisi per identificare i prestiti sostenibili rappresenti ancora un ostacolo per gli istituti di credito e per le imprese, limitando la comparabilità delle offerte e la possibilità di valutare in maniera omogenea i rischi associati a queste forme di finanziamento.
L’analisi si concentra prevalentemente sul settore immobiliare, caratterizzato da consumi energetici ed emissioni significativi, e sottolinea il ruolo determinante del sistema bancario nel sostenere gli investimenti finalizzati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici. I finanziamenti "green" possono contribuire a ridurre i costi energetici, aumentare il valore degli immobili e contenere i rischi finanziari legati alle oscillazioni dei prezzi dell’energia. Questi benefici possono riflettersi anche sulla qualità dei crediti bancari, poiché una minore esposizione alle spese energetiche può rafforzare la capacità dei debitori di rispettare gli impegni finanziari assunti.
Le considerazioni sviluppate dalla Banca d’Italia sui finanziamenti “green” offrono spunti di riflessione che vanno oltre il settore immobiliare e possono assumere una rilevanza crescente anche per le piccole e medie imprese. Sebbene il documento si concentri principalmente sui prestiti destinati alla costruzione, all’acquisto e alla riqualificazione degli edifici, il suo impianto evidenzia un principio più generale, ovvero l’importanza di disporre di informazioni attendibili, comparabili e verificabili per consentire agli intermediari finanziari di valutare correttamente le caratteristiche delle operazioni e i rischi dei soggetti finanziati.
Le indicazioni della Banca d’Italia confermano quindi l’importanza di sviluppare strumenti di valutazione più semplici, omogenei e concretamente utilizzabili, capaci di valorizzare le caratteristiche delle attività finanziate senza rinunciare alla trasparenza. Lo stesso principio può essere applicato, con gli opportuni adattamenti, alla rendicontazione di sostenibilità delle PMI, per le quali la disponibilità di dati affidabili può diventare un elemento distintivo nei rapporti con il sistema bancario.
Le imprese che inizieranno per tempo a organizzare le proprie informazioni ESG potranno affrontare con maggiore preparazione l’evoluzione delle richieste del mercato e cogliere le opportunità derivanti dalla diffusione della finanza sostenibile. Il bilancio di sostenibilità volontario che primariamente si auspica sarà una garanzia di credito più conveniente, ma potrà rappresentare anche un investimento organizzativo utile per migliorare la trasparenza, rafforzare la reputazione aziendale e favorire, nel tempo, un confronto più consapevole con gli istituti finanziari.
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La Banca d'Italia nella Nota di stabilità finanziaria e vigilanza n. 52 del 6 ottobre 2026 affronta il tema dei finanziamenti "green" e propone una possibile

La disciplina applicabile alle operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2024 prevedeva che le plusvalenze conseguissero...
08/10/2026

La disciplina applicabile alle operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2024 prevedeva che le plusvalenze conseguissero rilevanza fiscale soltanto per la parte eccedente la soglia complessiva di 2.000 euro nel periodo d’imposta. Con le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2025, legge n. 207/2024, il legislatore ha invece previsto un cambiamento significativo, destinato a trovare concreta applicazione proprio nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2025. Come già anticipato lo scorso anno nell’approfondimento dedicato alla tassazione 2026 delle cripto-attività, una delle principali novità da considerare nella compilazione del modello Redditi PF 2026 relativo al 2025 riguarda il trattamento fiscale delle plusvalenze e degli altri proventi derivanti dalle cripto-attività.
Particolare attenzione deve essere prestata alla documentazione del costo sostenuto per l’acquisto delle cripto-attività poiché le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate prevedono che il costo o valore di acquisto deve essere adeguatamente documentato dal contribuente attraverso elementi certi e precisi. In assenza di tale documentazione, il costo viene considerato pari a zero con la conseguenza che l’intero valore rilevante ai fini fiscali andrebbe a concorrere alla determinazione della plusvalenza.
Per chi ha effettuato operazioni in criptovalute e nelle altre cripto-attività durante il 2025, la compilazione del modello Redditi PF 2026 richiede quindi una verifica particolarmente accurata e di certo non é più sufficiente concentrarsi solo sulle operazioni che hanno generato guadagni di importo elevato, poiché l’eliminazione della soglia rende fiscalmente rilevanti anche plusvalenze di importo contenuto. Diventa dunque fondamentale ricostruire correttamente le operazioni effettuate, determinare il costo fiscalmente riconosciuto, conservare la documentazione necessaria e verificare anche l’eventuale presenza di minusvalenze utilizzabili negli anni successivi.
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La disciplina applicabile alle operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2024 prevedeva che le plusvalenze conseguissero rilevanza fiscale soltanto per la

Come stiamo ormai analizzando da mesi su www.StudioMultiservizi.biz/category/articoli/report-di-sostenibilita-esg le rec...
28/09/2026

Come stiamo ormai analizzando da mesi su www.StudioMultiservizi.biz/category/articoli/report-di-sostenibilita-esg le recenti modifiche normative non ridimensionano ma semplificano il ruolo della CSRD riducendo il perimetro degli obblighi ma continuando a rappresentare uno dei principali riferimenti europei in materia di rendicontazione di sostenibilità. Infatti una eventuale uscita dal perimetro della Direttiva non comporta una esclusione dalla crescente richiesta di informazioni ESG ma anzi aiuta le imprese che continuano a confrontarsi con richieste di dati provenienti da banche, investitori, clienti e altri stakeholder, indipendentemente dall’applicazione diretta degli obblighi di rendicontazione previsti dalla normativa. La questione dunque non riguarda più soltanto l’individuazione dei soggetti obbligati, delle tempistiche e delle informazioni da rendicontare, ma riguarda soprattutto il modo in cui i dati e i principi propri del reporting possono essere utilizzati per orientare il business, assumere decisioni più consapevoli e governare i processi di cambiamento. In questa prospettiva, la CSRD può rappresentare uno strumento operativo attraverso cinque direttrici fondamentali che andiamo ad analizzare punto per punto.
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Le direttrici analizzate ovvero materialità (1), strategia (2), credibilità (3), integrazione dei dati (4), cultura organizzativa (5) rappresentano infatti altrettanti punti di collegamento tra sostenibilità e gestione dell’impresa. Attraverso questi elementi, le informazioni ESG possono essere utilizzate per migliorare la gestione dei rischi, sostenere la qualità delle decisioni, favorire l’innovazione e individuare nuove opportunità di mercato e di relazione con clienti, finanziatori e altri stakeholder.

Come stiamo ormai analizzando da mesi (leggi) le recenti modifiche normative non ridimensionano ma semplificano il ruolo della CSRD riducendo il perimetro

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 21 settembre 2026 si conclude il percorso regolame...
23/09/2026

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 21 settembre 2026 si conclude il percorso regolamentare avviato con la direttiva Omnibus I infatti sono stati pubblicati i due atti delegati adottati dalla Commissione Europea il 3 luglio 2026 al termine dello scrutinio da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Il Regolamento delegato (UE) 2026/1563 modifica il Regolamento delegato (UE) 2023/2772, sostituendone integralmente gli allegati I e II e introducendo la versione semplificata degli ESRS - European Sustainability Reporting Standards. Il Regolamento delegato (UE) 2026/1560 integra invece la direttiva contabile 2013/34/UE introducendo lo standard di rendicontazione volontario destinato alle imprese tutelate dal limite applicabile alle informazioni richieste lungo la catena del valore. Per le imprese italiane il nuovo sistema dovrà essere letto in combinato disposto con il decreto legislativo 125/2024 e con il disegno di legge di delegazione europea 2026, che dovrà recepire entro il 19 marzo 2027 le modifiche relative al perimetro di applicazione e alla vigilanza introdotte da Omnibus I.
Il nuovo quadro può quindi essere analizzato in due parti laddove una riguarda le imprese che rimangono soggette all’obbligo di reporting di sostenibilità sulla base degli articoli 19-bis e 29-bis della direttiva contabile, come ridisegnati dalla direttiva (UE) 2026/470, mentre l'altra riguarda invece lo standard volontario destinato alle imprese che non rientrano nel perimetro dell’obbligo. Entrambi i regolamenti sono direttamente applicabili negli Stati membri e pertanto non richiedono un ulteriore recepimento nazionale. L’articolo 3 del Regolamento 2026/1563 stabilisce che le nuove disposizioni entreranno in vigore il 10 novembre 2026, mentre i nuovi principi troveranno applicazione per gli esercizi finanziari aventi inizio il 1° gennaio 2027 o successivamente.
Il nuovo quadro europeo si inserisce quindi in una più ampia evoluzione della disciplina sulla sostenibilità, nella quale la semplificazione degli ESRS rappresenta uno degli interventi più significativi infatti l’obiettivo perseguito dalla Commissione é ridurre gli oneri amministrativi e concentrare la rendicontazione sulle informazioni realmente utili, senza abbandonare il principio della trasparenza nei confronti degli investitori, degli stakeholder e degli altri utilizzatori della dichiarazione di sostenibilità.
Il percorso europeo conferma quindi una progressiva razionalizzazione della disciplina ESG, con l’obiettivo di rendere gli obblighi maggiormente proporzionati alle dimensioni e alle caratteristiche delle imprese. Anche l’azione dell’attuale Governo italiano si inserisce in questa fase di revisione del quadro normativo, con l’esigenza di accompagnare le imprese verso una rendicontazione più sostenibile sotto il profilo degli adempimenti e maggiormente focalizzata sulle informazioni effettivamente rilevanti.
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Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 21 settembre 2026 si conclude il percorso regolamentare avviato con la direttiva Omnibus

É stato pubblicato il decreto del Ministro per lo Sport e i Giovani che individua il primo elenco di attività alle quali...
17/09/2026

É stato pubblicato il decreto del Ministro per lo Sport e i Giovani che individua il primo elenco di attività alle quali viene riconosciuta la natura sportiva ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 39. Si tratta di discipline che, fino a questo momento, non rientravano tra quelle già praticate nell’ambito delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate o degli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI o dal CIP. Otto nuove attività riconosciute come sportive: pubblicato il primo elenco ai sensi del d.lgs. 39/2021.
Il decreto riconosce in particolare otto nuove attività sportive, individuate nel Kurash, nel Gushtingiri, nello Yoga, nei Droni FPV, nel Dodgeball, nello Speed Down, nel Tchoukball e nel Padbol. Clickando sui singoli sport per ciascuna disciplina troverete specifici regolamenti tecnici che sono stati predisposti per definire caratteristiche, modalità di svolgimento e criteri necessari per l'effettivo riconoscimento dell’attività svolta come attività sportiva.
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É stato pubblicato il decreto del Ministro per lo Sport e i Giovani che individua il primo elenco di attività alle quali viene riconosciuta la natura sportiva

Ieri 16 settembre 2026 la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha depositato ben sette ordinanze gemelle, numerate d...
17/09/2026

Ieri 16 settembre 2026 la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha depositato ben sette ordinanze gemelle, numerate da 25377 a 25383, che intervengono su una delle questioni previdenziali piú discusse degli ultimi anni, poiché riguardano la determinazione della contribuzione dovuta dal socio lavoratore di società a responsabilità limitata iscritto alla gestione artigiani o commercianti.
Le sette vicende condividono lo stesso impianto argomentativo e la stessa composizione del collegio, dunque il messaggio che ne esce é particolarmente netto e difficilmente riducibile a una pronuncia isolata. In tutti i giudizi l'INPS aveva calcolato la contribuzione eccedente il minimale sulla totalità del reddito d'impresa dichiarato dalla società ai fini IRES, benché gli utili non fossero mai stati distribuiti, e i giudici di merito avevano escluso la pretesa contributiva sulla parte rimasta nel patrimonio sociale.
Il principio affermato dalla Corte é che il socio deve contribuire soltanto sulla quota di reddito d'impresa a lui imputata ai fini IRPEF, pertanto gli utili accantonati a riserva e non distribuiti restano esclusi dalla base imponibile previdenziale. Il ragionamento muove dall'articolo 3-bis del D.L. 384/1992, il quale àncora la contribuzione alla totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF e valorizza l'autonomia patrimoniale della srl, siccome il reddito prodotto dalla società e rimasto nella società non costituisce reddito IRPEF del socio.
Sul piano dell'efficacia temporale occorre chiarire un equivoco che circola con una certa frequenza, poiché la Cassazione ha introdotto una regola interpretativa che non decorre dalla data di deposito, bensì ha interpretato il significato che la norma già possedeva.
Non si tratta quindi di affermare che dal 16 settembre 2026 gli utili non distribuiti cessano di essere contributivi, bensì di riconoscere che quegli utili non erano soggetti a contribuzione personale del socio neppure negli anni precedenti, sempre che non ricorressero i presupposti di imputazione.
Il principio può pertanto essere invocato anche con riferimento ad annualità anteriori al 2026, purché non siano intervenute decadenze, prescrizioni o altri ostacoli processuali, ma la formula dell'efficacia ex tunc, pertanto, non equivale affatto a un rimborso automatico del passato.
Il riferimento resta la prescrizione quinquennale dei contributi e occorre verificare quando sia sorto il singolo credito vantato dell'INPS e se siano intervenuti atti interruttivi rimanendo pacifico che pro-futuro i contributi previdenziali in oggetto non saranno più dovuti, la procedura operativa da rivedere per ogni singolo contribuente che abbia versato tributi previdenziali deve quindi incentrarsi sulla verifica degli avvisi ricevuti e valutando tempestivamente il riesame in autotutela oppure il ricorso, affinché il nuovo orientamento possa essere fatto valere prima che maturino termini e decadenze.
In un contesto nel quale la riduzione del peso fiscale e contributivo sul lavoro autonomo e sulle piccole imprese é diventata una direttrice riconoscibile dell'azione dell'attuale Governo, non solo si sta lavorando con continuità alla semplificazione degli adempimenti ma anche e forse soprattutto alla ricerca di un rapporto più equilibrato fra contribuente e amministrazione finanziaria. L'intervento della Suprema Corte si inserisce quindi coerentemente in un percorso di maggiore equità del diritto tributario.
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Ieri 16 settembre 2026 la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha depositato ben sette ordinanze gemelle, numerate da 25377 a 25383, che intervengono su

Il 15 settembre 2026 é stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 160/2026, che introduce nel sistema della respon...
16/09/2026

Il 15 settembre 2026 é stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 160/2026, che introduce nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti previsto dal D.Lgs. 231/2001 nuove fattispecie di reato collegate all'utilizzo dell'intelligenza artificiale.
Il provvedimento entrerà in vigore il 30 settembre 2026 e rappresenta un ulteriore intervento del legislatore volto ad adeguare l'ordinamento italiano alla crescente diffusione dei sistemi di IA e ai rischi derivanti da un loro utilizzo non adeguatamente controllato.
Il decreto attua la delega contenuta nella L. 132/2025, con la quale il Governo era stato chiamato ad adeguare la disciplina nazionale alle ipotesi di utilizzo illecito dei sistemi di intelligenza artificiale, tenendo conto anche dell'effettivo livello di controllo che imprese, enti e professionisti possono esercitare sugli strumenti utilizzati. Si tratta di un intervento che si inserisce nel più ampio percorso di aggiornamento della normativa italiana rispetto alla trasformazione digitale e che, anche attraverso l'azione dell'attuale Governo, punta a rafforzare i presidi di sicurezza senza rinunciare alle opportunità offerte dall'innovazione tecnologica.
La nuova disciplina conferma quindi la necessità di affrontare l'intelligenza artificiale non soltanto come uno strumento di innovazione e produttività, ma anche come un ambito nel quale governance, gestione del rischio e responsabilità organizzativa devono procedere insieme.
L'intervento legislativo si inserisce in un processo di progressivo adeguamento dell'ordinamento alle nuove tecnologie e rafforza l'attenzione verso un utilizzo dell'intelligenza artificiale che sia innovativo, ma anche verificabile e responsabile.
Per le imprese il momento é quindi particolarmente importante, poiché l'adeguamento tempestivo dei modelli organizzativi e delle procedure interne può consentire di affrontare in modo strutturato i nuovi obblighi e di trasformare la gestione del rischio legato all'IA in una componente stabile della governance aziendale.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda il rapporto tra Modello 231 e reporting ESG poiché l'adeguamento del Modello 231, delle procedure di controllo e del sistema di gestione dei rischi può fornire evidenze concrete a supporto della rappresentazione della governance aziendale nel report ESG.
Il collegamento più diretto riguarda la governance dell'intelligenza artificiale e la gestione dei rischi tecnologici infatti le nuove responsabilità penali e 231 rendono ancora più importante dimostrare che l'impresa ha adottato procedure per identificare i sistemi di IA utilizzati, valutarne i rischi, assicurare la supervisione umana e documentare i controlli effettuati.
Questo rafforza ulteriormente un principio ormai centrale nel reporting ESG, cioé che la sostenibilità non riguarda soltanto gli impatti ambientali o sociali, ma anche la qualità dei sistemi attraverso i quali l'impresa governa i propri rischi e quindi l'intervento del Governo sull'IA deve essere letto anche come un elemento che rende più concreta e documentabile la componente di governance della sostenibilità aziendale.

Il 15 settembre 2026 é stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. 160/2026, che introduce nel sistema della responsabilità amministrativa degli enti

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