27/03/2020
Alla luce delle tante informazioni, talvolta anche un po’ contrastanti, cerchiamo di fare chiarezza sull’uso e la funzione delle mascherine chirurgiche e dei DPI. ⬇
▪️ Maschere facciali ad uso medico (comunemente dette chirurgiche): devono rispondere allo standard EN 14683. Progettate per proteggere i pazienti da rischi biologici provenienti dal personale sanitario, possono costituire una buona misura di protezione dalla diffusione del virus in una condizione ideale in cui tutti le indossano. Costituiscono in ogni caso una parziale protezione dalla contaminazione esterna.
▪️ Facciali filtranti FFP2/FFP3: devono rispondere allo standard EN 149. Si differenziano tra loro per il grado di protezione che forniscono. Se indossate correttamente (barba e baffi sono elementi che possono pregiudicare tale condizione) garantiscono entrambe la protezione dal virus. Resta inteso che, ai fini di una piena efficacia, devono essere indossate per tutto il turno lavorativo, senza essere rimosse, spostate, portate al collo e re-indossate, etc.
Si tratta di DPI progettati per proteggere i lavoratori da agenti chimici e biologici, pertanto non sono normalmente certificate ai fini dell’effetto inverso (come le chirurgiche). In particolare, quelle con valvola consentono l’emissione verso l’esterno di agenti biologici e dunque la potenziale diffusione del virus. Per una protezione esterno-interno ed interno-esterno dovrebbero possedere entrambe le certificazioni EN149 e EN14683.
▪️ Facciali filtranti FFP1: devono rispondere allo standard EN 149. Pur costituendo una parziale misura di protezione, non sono pienamente efficaci per la protezione dal virus in quanto le maglie non risultano sufficientemente “strette” da trattenerlo completamente.
▪️ Mascherine non marchiate CE (non certificate): vista la situazione di grave carenza di dispositivi, l’articolo 16 del Decreto “Cura Italia” ne consente la produzione in deroga. Ancora in fase di test e non disponibili sul territorio nazionale, non possiamo fare specifiche considerazioni in merito.
▪️ Mascherine “homemade”. Vista l’attuale carenza di disponibilità, è esplosa in rete la diffusione di tutorial che spiegano come autoprodurre un dispositivo di “protezione”. Posto che, in assenza di alternative per i cittadini (ovviamente non potranno mai essere utilizzate sul lavoro) possono forse costituire un parziale freno alla diffusione del virus, non ci può essere, per ovvie ragioni, alcuna evidenza che ne attesti la reale efficacia.
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