Umberto Moruzzi - Consulente numismatico

Umberto Moruzzi - Consulente numismatico Specializzato in numismatica antica e moderna. Perito. Consulente numismatico della Banca d'Italia.

03/07/2026

Questo solido d’oro di Costantino, coniato ad Antiochia tra il 336 e i primi mesi del 337 d.C., negli ultimi mesi di vita dell’imperatore, rappresenta uno dei momenti più affascinanti della transizione tra il mondo pagano e quello cristiano.

Al rovescio compare la tradizionale Vittoria alata, ma accanto ad essa è presente il cristogramma (Chi-Rho), il monogramma di Cristo. Un dettaglio apparentemente marginale che, in realtà, cambia profondamente il significato dell’immagine.

Nella monetazione del III secolo la Vittoria è ancora la divinità pagana che concede il successo militare. In questa emissione, invece, la sua presenza sembra subordinata al Dio cristiano, diventando quasi l’esecutrice della volontà divina.

Proprio questa trasformazione ha portato numerosi studiosi dell’arte paleocristiana – tra cui André Grabar, Ernst Kitzinger, Richard Krautheimer, Gerhart B. Ladner e Robin Margaret Jensen – a evidenziare come l’angelo cristiano derivi direttamente dall’antica Vittoria alata.

Pochi decenni più tardi, infatti, sulle monete di Teodosio II e soprattutto di Marciano comparirà il vero e proprio angelo: conserverà le ali e l’eleganza della Vittoria, ma sostituirà il trofeo pagano con la croce e il globo crucigero.

Per questo motivo il solido di Costantino può essere interpretato come una delle più antiche testimonianze di una “Vittoria cristianizzata”, forse un vero e proprio “angelo ante litteram”. Dal punto di vista numismatico la figura resta correttamente identificabile come Victoria, ma la sua iconografia sembra già guardare verso il futuro.

È significativo che questa elaborazione provenga proprio dalla zecca di Antiochia, uno dei principali centri del cristianesimo orientale, dove il dialogo tra tradizione classica e nuova cultura cristiana era particolarmente intenso.

Per quanto mi risulta, la letteratura numismatica non ha ancora sviluppato in modo esplicito questa lettura del rovescio. Se tale interpretazione trovasse ulteriori conferme, questa moneta rappresenterebbe una preziosa testimonianza del passaggio dall’iconografia della Vittoria classica a quella dell’angelo nella monetazione romano-bizantina.

Quante cose in una sola moneta…La moneta è databile agli ultimi anni del regno di Costantino, tra il 336 e i primi mesi ...
02/07/2026

Quante cose in una sola moneta…

La moneta è databile agli ultimi anni del regno di Costantino, tra il 336 e i primi mesi del 337 d.C., poco prima della morte dell’imperatore (22 maggio 337), quando il sovrano aveva ormai adottato apertamente il simbolismo cristiano quale elemento fondamentale della propria legittimazione politica e religiosa.

Nel rovescio, la presenza del cristogramma (Chi-Rho) introduce un elemento di straordinario interesse iconografico, poiché invita a rileggere la tradizionale figura della Vittoria alla luce del nuovo programma ideologico cristiano. Nelle emissioni del III secolo, infatti, la Vittoria rappresenta ancora la divinità pagana autonoma che concede il successo militare all’imperatore; in questa emissione, invece, la presenza del monogramma di Cristo suggerisce che essa non agisca più quale divinità indipendente, ma possa essere interpretata come strumento della volontà del Dio cristiano, assumendo così un significato profondamente rinnovato.

Per questo motivo alcuni studiosi dell’arte paleocristiana hanno individuato, nella progressiva trasformazione dell’iconografia della Vittoria alata, una fase intermedia destinata a condurre alla nascita dell’angelo cristiano. Pochi decenni più tardi, infatti, soprattutto a partire dalle emissioni di Teodosio II e quindi con maggiore evidenza sotto Marciano, compare sulle monete l’angelo propriamente detto, il quale conserva numerosi elementi della precedente Vittoria: le ali, la postura avanzante o frontale e l’eleganza della figura, sostituendo tuttavia il trofeo pagano con la croce e il globo crucigero. Cambia dunque il significato religioso dell’immagine, mentre la struttura iconografica rimane sostanzialmente quella elaborata dalla tradizione classica.

Alla luce di tali considerazioni, questa emissione può essere interpretata come una delle più antiche raffigurazioni monetali della cosiddetta “Vittoria cristianizzata”, configurabile come un possibile proto-angelo o, più prudentemente, come un “angelo ante litteram”. Pur rimanendo correttamente identificabile come Victoria secondo la classificazione numismatica tradizionale, la figura appare infatti iconograficamente molto vicina ai futuri angeli della monetazione successiva.

La contemporanea presenza della Vittoria e del cristogramma conferisce inoltre a questo solido un particolare rilievo sotto il profilo della storia dell’arte cristiana, rendendolo, dal punto di vista iconografico, una delle testimonianze più significative dell’evoluzione del linguaggio figurativo costantiniano.

Non appare casuale che questa elaborazione provenga dalla zecca di Antiochia, città inserita in un contesto profondamente cristianizzato e vicina ad alcuni dei principali centri teologici dell’Oriente romano, ambiente particolarmente favorevole allo sviluppo di nuove forme espressive destinate ad accompagnare la progressiva affermazione dell’arte cristiana.

Numerosi studiosi hanno evidenziato come l’iconografia dell’angelo cristiano derivi direttamente dalla Vittoria alata della tradizione classica. Tra i principali si ricordano André Grabar, nei suoi studi sulle origini dell’iconografia cristiana; Ernst Kitzinger, che analizzò il passaggio dalle immagini classiche a quelle cristiane tra IV e V secolo; Richard Krautheimer, che mise in luce la continuità delle forme classiche nell’arte paleocristiana; Gerhart B. Ladner, autore di importanti studi sulla trasformazione delle immagini simboliche nel cristianesimo; e Robin Margaret Jensen, la quale ha ribadito come le prime raffigurazioni degli angeli cristiani adottino modelli figurativi direttamente derivati dalla Vittoria romana.

Per quanto risulta allo stato attuale della bibliografia, non sembra che la letteratura numismatica abbia finora proposto un’interpretazione esplicita di questo rovescio quale possibile raffigurazione di un proto-angelo. In questa prospettiva, il solido costituisce una testimonianza di particolare interesse, poiché documenta uno dei momenti più significativi della transizione dall’iconografia classica della Vittoria alla futura rappresentazione dell’angelo nella monetazione romano-bizantina.

05/06/2026

La raffigurazione della Decursio su questa moneta era una forma di propaganda imperiale che intendeva celebrare la potenza e l'autorità di Nerone come comandante militare, anche se era più noto per le sue doti artistiche e le sue stravaganze che per le sue campagne belliche. La parata a cavallo simboleggiava il potere militare e il comando dell'imperatore sull'esercito, contribuendo a rafforzare la sua immagine pubblica.

https://shop.moruzzi.it/it/nerone-sesterzio-64-d-c-zecca-di-roma-bronzo-spl-r-ric-170-31100.html

01/06/2026

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23/04/2026

Oggi la presentazione del volume di Emanuele Latella “Pecunia non olet” che consiglio vivamente agli appassionanti della numismatica e della storia romana.

Palazzo Esposizioni Roma è il più grande spazio espositivo nel centro della città di Roma. Produce e ospita mostre d’arte e scienza, rassegne cinematografiche, teatro, fotografia, musica, presentazione di libri e laboratori per grandi e bambini.

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17/03/2026
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15/03/2026

Si terrà domani 16 marzo la presentazione della pubblicazione dell’Accademia Numismatica italiana in collaborazione con la N.I.P. e il Comitato Numismatico Italiano, presso la Camera dei Deputati nella sala della Lupa a partire dalle ore 11:00.

SINE IUSSIONEM REGIS,
Aspetti numismatici e risvolti economico-giuridici della falsificazione monetaria nell’Europa occidentale tra medioevo ed età contemporanea.

Interverrò come presidente della N.I.P., e per presentare con i colleghi i miei contributi:
con Andrea Boroni e Alberto D'Andrea,
“Un processo in contumacia nella Venezia del Seicento: Agostino Rivarola e la falsificazione delle monete dei Dogi”

Con i colleghi Giuseppe Condorelli e Giuseppe Magnante,
“Paolo Ciulla, il falsario dei due mondi e la severità della legge. Il caso e la normativa a confronto fra Italia e Argentina”

15/03/2026
Con piacere condivido le idee di questo articolo che rappresenta anche il mio pensiero.➡ https://www.play2000.it/detail/...
23/02/2026

Con piacere condivido le idee di questo articolo che rappresenta anche il mio pensiero.

https://www.play2000.it/detail/10

Quando è che si parla di numismatica in televisione? Di solito in occasione di spoliazioni del patrimonio archeologico da parte dei tombaroli o di furti in qua

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