25/03/2019
Pmi e mercati internazionali: una sfida obbligata per le imprese italiane
Articolo scritto da: Dott. Filippo Invitti
articolo completo al link http://www.extero.it/2019/02/26/pmi-e-mercati-internazionali-una-sfida-obbligata-per-le-imprese-italiane/
La parola d’ordine è internazionalizzare. Termine ormai diffusamente utilizzato da ogni esponente della comunità
economica che a vario titolo intende dissertare sulle modalità per rilanciare l’attività produttiva del nostro paese,
schiacciato dalla morsa di una crisi atavica dovuta certamente a fattori molteplici ma senza dubbio innegabilmente legata
anche allo schema di sviluppo che da sempre ha caratterizzato la realtà imprenditoriale italiana.
La struttura produttiva dell’Italia è, come noto, costituita prevalentemente da piccole e medie imprese. In quest’epoca di
globalizzazione dei mercati, le predette imprese si sono trovate ad affrontare nuove sfide che hanno comportato la
necessità di riorganizzare il processo produttivo e commerciale, secondo una logica di filiera che ottimizzi i vantaggi
comparati ottenibili su diversi mercati.
L’obiettivo è costituito dall’aumento delle esportazioni che compensi la tendenza ad una certa regressione dei fatturati
nazionali dovuta a circostanze diverse, non sempre dipendenti dalle modalità di gestione interna delle aziende.
Non è un caso se proprio in quest’ultimo periodo storico si è assistito al particolare incremento delle iniziative volte a
favorire i processi di internazionalizzazione delle pmi da parte delle istituzioni nazionali, che vedono lo sviluppo delle
piccole e medie imprese come un fenomeno imprescindibile per il rilancio generale della nostra economia.
Per quanto attiene alla distribuzione geografica dei mercati esteri ai quali le PMI hanno rivolto la propria attenzione e
quindi le proprie strategie commerciali, non vi è dubbio che il primo posto è ormai ampiamente occupato dagli stati del
cosiddetto Far East, con la Cina al vertice seguiti dell’emergente Middle East con gli Emirati Arabi Uniti e gli altri
Paesi del Golfo cui mercati sommano insieme oltre due miliardi di persone. Mai come in questo particolare momento
storico, l’immagine della Cina rappresenta la proiezione del futuro e la prospettiva di sviluppo delle economie del
ventunesimo secolo.
Tra le prime venti città che nei prossimi cinque anni supereranno i dieci milioni di abitanti oltre la metà sono appartenenti
alla Repubblica Popolare Cinese; anche il prodotto interno lordo del più grande stato del continente asiatico si attesta
ormai da anni su valori sempre significativi .
Grazie al suo incredibile contributo offerto al commercio internazionale, la Cina si colloca ai vertici nella graduatoria
mondiale dei paesi con capacità di attrarre le esportazioni dall’estero e in questo contesto e per le ragioni sopra esposte
negli ultimi 3 – 4 anni si è visto un deciso interesse da parte di piccole e medie aziende italiane ad aprire in Cina Uffici di
rappresentanza e società di trading che favoriscano l’export dei prodotti della cd. “eccellenza italiana”.
Un celebre economista inglese David Ricardo asseriva che in un sistema di completa libertà di commercio ogni paese
consacra il suo capitale e la sua industria a ciò che gli pare più utile. Il punto di vista dell’interesse individuale s’accorda
perfettamente col bene universale di tutti.
Il fenomeno della globalizzazione dei mercati parte certamente dal presupposto che ogni nazione promuove la propria
economia verso l’esterno nell’intento di migliorare la propria condizione interna, così come ogni impresa sviluppa la
propria iniziativa verso i bisogni della collettività alla quale essa si rivolge auspicando un ritorno di profitto da destinare al
proprio autosostentamento.
Il mercato oggi più che mai è da considerarsi non più protetto dai limiti geografici di un territorio o da quelli politici di un
paese ma al contrario sempre più aperto e vocato ad una osmosi di esperienze, condizioni e fattori diversi che lo
rendono un unico indistinto contesto all’interno del quale si muovono continuamente gli equilibri tra domanda ed offerta.
L’imprenditore ha quindi maturato una nuova esigenza, quella di affrontare uno scenario che evolve inarrestabile verso
direzioni non sempre prevedibili ma in ordine alle quali diventa imprescindibile porre attenzione per non rischiare di
vedere preclusa la prospettiva di sviluppo dei progetti dell’impresa stessa.
Un’altra area di crescita del commercio internazionale è costituita dal Middle East o meglio conosciuta come la regione
dei paesi del golfo che vede in Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la città certamente più nota ai più. Gli Emirati sono un
hub logistico e finanziario di alto livello, e rappresentano un mercato potenziale di circa due miliardi di persone con la
presenza di aziende di tutto il mondo. Sono uno dei centri commerciali di maggiore interesse considerata la presenza di
fiere e sedi di società internazionali. Vantano una delle economie più sviluppate del pianeta, che si riflette nel PIL sempre
più ai vertici nella classifica mondiale L’assenza di tasse e un’ottima qualificazione delle condizioni di vita sono chiari
incentivi per gli investitori. La crescita delle compagnie aeree come la Emirates e la Ethiad è certamente un interessante
incentivo alla crescita del traffico passeggeri e delle merci.
Riguardo invece gli aspetti attinenti la struttura patrimoniale dell’impresa, è necessario che l’imprenditore verifichi la
sussistenza di un valido piano economico-finanziario, eventualmente avvalendosi, oltre che dei mezzi propri dell’impresa
stessa, anche di programmi di sostegno all’internazionalizzazione previsti dalle istituzioni nazionali; un esempio in tal
senso è rappresentato dai programmi di finanziamento agevolati del Gruppo SACE – SIMEST che con l’obiettivo di
mettere a disposizione sempre nuovi strumenti che possano facilitare i processi di internazionalizzazione delle nostre
PMI rappresesenta un eccellente sistema di supporto finanziario per le imprese che intendono crescere sui mercati
internazionali.