10/12/2022
Heracla sospirò: pioveva. Anzi, diluviava a essere precisi. Non bastava il cattivo umore per la discussione avuta la sera prima con quei due, adesso ci si metteva anche la pioggia. E pensare che voleva solo aiutare un “conservus”, un compagno di schiavitù: uno come lui, come loro. Non era compito suo, gli avevano detto quelli, infastiditi da tanta premura e dal pensiero di doversi caricare di lavoro in più per uno che neanche conoscevano. Neanche Heracla lo conosceva in realtà ma lo aveva visto trascinarsi stremato per collocare nella cantina quell’enorme carico di anfore nel più breve tempo possibile e, senza esitare, aveva ottenuto dal suo padrone, Catullus, un liberto di Statilio Tauro, il permesso di sostituirlo, almeno per un giorno. Certo, in quel momento splendeva il sole mentre ora quella pioggia battente rendeva tutto molto diverso. Per un attimo si chiese disperatamente perché mai avesse deciso di intervenire quando sentì delle risatine alle sue spalle: erano loro, che pregustavano il momento in cui lo avrebbero visto arrancare bagnato fradicio. Bastò a rinvigorire il suo proposito: non c'era da pentirsi quando si faceva la cosa giusta. Se lo ripeté mentre il fango rendeva scivoloso il cammino, mentre l’umidità gli entrava nel profondo delle ossa, mentre la pioggia gli impediva di guardare dove metteva i piedi. Fu un attimo: si ritrovò a terra, immerso nel fango, con l’anfora accanto miracolosamente intatta. Si rialzò con fatica quando li sentì: lo avevano visto e ridevano di gusto. Il desidero che capitasse a loro la stessa cosa che avevano augurato a lui fu così forte che gli parve di vederlo e di toccarlo, rosso e ardente, come il fuoco, ma anche ruvido e pungente, come una delle coperte con cui si copriva di notte. Quel pensiero, però, con la sua violenza impetuosa, lo rasserenò all’istante: era una buona idea augurare agli altri ciò che auguravano a lui, in fondo si potevano restituire anche pensieri buoni! Divenne la sua strategia di sopravvivenza al punto da non volervi rinunciare nemmeno per la sua tomba; lo fece incidere in modo chiaro: quel che ciascuno di voi augura a me che sono morto, gli dei glielo rimandino, da vivi e da morti.