22/03/2013
Oncologia, Scanni: “Parlare di più e meglio con i malati”.
“Comunicare ad un malato la sua diagnosi o le cure a cui si deve sottoporre è un atto delicato. Significa rispettare le sue attese di informazione, vuol dire non prevaricarlo, lavorando per quella alleanza terapeutica di cui tanto si parla nei convegni, ma che spesso nella prassi viene dimenticata”. Così Alberto Scanni, primario emerito di Oncologia Ospedale Fatebenefratelli-Oftalmico di Milano e presidente Associazione Progetto Oncologia Umana, intervenendo al congresso “Il potere dell’ascolto nella relazione di cura in oncologia”, che si è svolto oggi presso l’Auditorium Gennaro Paone di Lanciano. “E’ vero - ha aggiunto Scanni - nei nostri ospedali si è strozzati dalla routine, dai carichi di lavoro, dai budget, dai direttori generali che vogliono produttività, dagli obiettivi e dalle regole regionali ma, anche se i tempi sono ristretti, bisogna sforzarsi di usare bene le parole. La disponibilità del medico in tal senso è fondamentale e, indipendentemente dalle carenze del sistema, molto dipende da lui. Colloquio in ambiente idoneo, evidente disponibilità all’ascolto (quante telefonate mentre si parla coi malati), approfondimento di quanto il paziente conosce e vuole conoscere della sua malattia, costruzione di un percorso condiviso, presentazione positiva dei trattamenti che si andranno a fare, atteggiamento ottimistico per la strada che si dovrà percorrere sono tutti elementi indispensabili per ‘prendersi cura’ bene del malato.
Da evitare dunque atteggiamenti duri, asserzioni ex cathedra, silenzi destabilizzanti, supponenza verso le richieste dei malati, pronunciamenti tecnici dogmatici: essere bravi tecnici non basta per essere bravi medici”. Per Scanni “la politica purtroppo non aiuta: per decidere quanti medici o infermieri si devono assumere negli ospedali stabilisce che ad ogni malato deve essere riservato un certo numero di minuti di assistenza, che si esauriscono quasi totalmente nel gesto tecnico (visite, esami…) e poco o niente nel ‘parlare’. Malgrado i proclami sulla centralità del paziente, dedicare tempo alla persona nella sua totalità non sembrerebbe determinante. Al contrario - ha concluso il primario oncologo del Fatebenefratelli - se si vuole veramente stare dalla parte dei malati, non solo i medici, ma anche i politici devono fare la loro parte, rivedendo norme obsolete e sottoscrivendo accordi che permettano al personale sanitario di ‘parlare’ di più e meglio con i malati”.
L’Associazione Progetto Oncologia Umana nasce nel 1991 presso la Divisione di Oncologia Medica e Chemioterapia dell’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, con l’obiettivo di offrire al malato un’assistenza per una migliore qualità di vita: quindi non solo curare, ma “prendersi cura” del paziente attraverso la realizzazione di progetti finalizzati. I suoi volontari affiancano il personale medico ed infermieristico e assistono i malati e le loro famiglie nei diversi momenti della terapia in ambulatorio, in day-hospital e in degenza.