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C'è una scelta compositiva, nel Viandante sul mare di nebbia di Friedrich, che al pubblico del 1818 sembrava semplicemen...
13/08/2026

C'è una scelta compositiva, nel Viandante sul mare di nebbia di Friedrich, che al pubblico del 1818 sembrava semplicemente sbagliata. Il protagonista del quadro dà le spalle a chi guarda. Non si volta. Non mostra il volto. Non offre nulla di quello che, all'epoca, ci si aspettava da un ritratto, nessuna espressione, nessuna posa, nessun sguardo verso lo spettatore.

Friedrich la chiamava Rückenfigur, "figura di spalle". Era un'invenzione precisa. Il viandante non voleva farsi guardare. Voleva che chi osservava il quadro guardasse insieme a lui, nella stessa direzione, verso lo stesso panorama, verso lo stesso mare di nebbia.

Cambia completamente il senso del quadro: non è più un ritratto, è un punto di vista da abitare.

Chi lavora nella formazione aziendale conosce bene questa posizione. Le richieste che arrivano sono quasi sempre girate al presente: quali corsi per quest'anno, quali fondi sono aperti adesso, quale piattaforma. Domande legittime, che pretendono risposte veloci.

Il lavoro più difficile è cambiare direzione. Smettere di rispondere e cominciare a guardare dove sta andando l'azienda tra tre anni. Quali competenze scompariranno. Quali stanno diventando centrali. Quali sono ancora nella nebbia.

Friedrich sapeva che la vista utile non è quella in posa. È quella che si conquista salendo su una roccia.

Tu pensa dove vuoi portare le persone. Alla nebbia da attraversare ci pensiamo noi.

🖼 Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818, Hamburger Kunsthalle, Amburgo
📍 Wikimedia Commons (pubblico dominio)

10/08/2026

Ho questa convinzione: nella vita abbiamo circa 100 punti da distribuire.

Nel lavoro.

Nella famiglia.

Nei progetti.

Nelle persone.

Nelle ambizioni.

Nel riposo.

Il problema è che spesso ci comportiamo come se fossero infiniti.

Nel business succede tutti i giorni: nuovi obiettivi, nuovi progetti, nuove urgenze, nuove riunioni.

Tutto importante. Tutto “da fare”.

Poi però le persone si stancano, i team si disperdono e le priorità diventano tutte uguali.

Nel video parlo di equilibrio, attenzione e strategia.

Perché ogni sì consuma qualcosa.

La domanda non è solo: “possiamo farlo?”

La domanda vera è: quanti punti ci costa, e da dove li stiamo togliendo?

Isaac Newton concentratissimo sul suo compasso, traccia figure geometriche su un rotolo di pergamena. N**o, muscoloso, c...
05/08/2026

Isaac Newton concentratissimo sul suo compasso, traccia figure geometriche su un rotolo di pergamena. N**o, muscoloso, curvo su sé stesso. È l'immagine perfetta della ragione al lavoro: precisione, misurazione, controllo assoluto dei numeri.

Ma c'è un dettaglio che Blake ha inserito apposta.

Newton non è in uno studio. Non è in una biblioteca. La roccia su cui è seduto è coperta di alghe. Attorno a lui c'è un'oscurità liquida. È in fondo al mare. E non se ne è accorto.

Blake, che detestava il razionalismo del suo tempo, voleva dirci una cosa precisa: si può essere perfettamente rigorosi e completamente ciechi rispetto a dove ci si trova.

Con i piani formativi succede spesso. Progetti costruiti con precisione tecnica impeccabile, ma che non hanno guardato l'azienda intorno a sé. Non hanno chiesto ai manager cosa sta cambiando davvero. Il compasso disegna cerchi perfetti in fondo al mare.

Un piano funziona quando la precisione tecnica incontra la vista periferica. Quando chi lo progetta non è solo bravo con il compasso, ma alza anche lo sguardo.

Tu pensa a dove vuoi portare l'azienda. A guardarsi intorno prima di misurare, ci pensiamo noi.

🖼 William Blake, Newton, 1795-1805 ca., Tate Britain, Londra
📍 Wikimedia Commons (pubblico dominio)

Lo slittamento nei piani formativi finanziati ha quasi sempre la stessa origine: il bando è stato vinto, il progetto è a...
03/08/2026

Lo slittamento nei piani formativi finanziati ha quasi sempre la stessa origine: il bando è stato vinto, il progetto è approvato, e in quel momento l'attenzione si sposta altrove. Le scadenze intermedie scivolano, la documentazione si accumula, e la rendicontazione finale trova un cantiere aperto invece di un archivio ordinato.

Il nodo non è burocratico, è di governance.

🔍 Un piano formativo finanziato funziona quando ha un presidio chiaro: chi è responsabile di cosa, con quale cadenza si monitora l'avanzamento, come vengono raccolte le evidenze in itinere. Senza questa struttura, anche un progetto ben progettato perde pezzi lungo la strada, e quei pezzi, a rendicontazione aperta, costano.

Lo slittamento più pericoloso non è quello visibile, la scadenza mancata, il corso non erogato. È quello silenzioso: il tracciamento saltato, la firma mancante, il registro non aggiornato. Dettagli che sembrano minori finché non diventano l'unica cosa su cui si concentra l'audit.

📋 Per questo, quando lavoriamo su un percorso finanziato, il piano di governance viene definito prima dell'avvio, non recuperato in corsa. Ownership, milestone, documentazione, monitoraggio: ogni passaggio deve essere disegnato per reggere la verifica, non costruito dopo.

Se stai gestendo un piano formativo finanziato e vuoi capire dove si nascondono i rischi di slittamento, contattaci. 👇

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Turner, 1803. Il Passo del San Gottardo dipinto come nessuno lo aveva mai dipinto prima. 🏔️Niente figure, niente aneddot...
31/07/2026

Turner, 1803. Il Passo del San Gottardo dipinto come nessuno lo aveva mai dipinto prima. 🏔️

Niente figure, niente aneddoto, niente narrazione. Solo una gola strettissima, pareti di roccia che stringono da entrambi i lati, un ponticello sospeso sul vuoto e un lembo di cielo in fondo, come promessa di essere quasi arrivati.

Turner l'aveva attraversato di persona l'anno prima e ne era rimasto ossessionato. Nel suo linguaggio si chiamava "sublime": quella miscela di meraviglia e paura reale che si prova nei passaggi impervi. Non paura simbolica, proprio la paura di scivolare.

Con la rendicontazione dei fondi interprofessionali funziona un po' allo stesso modo. Il paesaggio alle spalle è splendido: corsi progettati, docenti coinvolti, persone formate. Poi arriva il passaggio finale: firme, ore, moduli, portali, scadenze non negoziabili. Un tratto stretto in cui basta un dettaglio fuori posto perché tutto si complichi.

Turner al San Gottardo ci passava con una guida esperta. Non era stupido, era prudente.

Tu pensa alla formazione da progettare. Alla gola finale ti accompagniamo noi.

🖼 J.M.W. Turner, Il Passo del San Gottardo, 1803-1804, Kunsthaus Zürich
📍 Wikimedia Commons (pubblico dominio)

Venezia, primi del Cinquecento. Un ricco collezionista, Gabriele Vendramin, ordina a Giorgione un quadro per il suo stud...
23/07/2026

Venezia, primi del Cinquecento. Un ricco collezionista, Gabriele Vendramin, ordina a Giorgione un quadro per il suo studiolo privato. Cosa esca dallo studio dell'artista è, ancora oggi, un mistero.

Nel dipinto compaiono una donna che allatta, un giovane in piedi che la osserva, una città sullo sfondo attraversata da un fulmine. Fine. Nessuna scritta, nessun santo riconoscibile, nessuna scena mitologica chiara.

Da cinque secoli gli storici dell'arte propongono interpretazioni. Ne hanno contate più di trenta. Nessuna definitiva.

Ogni tanto capita di provare la stessa sensazione leggendo un bando o una circolare del fondo interprofessionale. Testi che sembrano deliberatamente ambigui, aperti a letture opposte a seconda di chi li interpreta.

La differenza è che davanti a Giorgione l'enigma è affascinante. Davanti a un piano formativo da attivare, un po' meno.

Tu pensa alle competenze da sviluppare. A leggere tra le righe ci pensiamo noi.

🖼 Giorgione, La Tempesta, 1506-1508 ca., Gallerie dell'Accademia, Venezia
📍 Wikimedia Commons (pubblico dominio)

20/07/2026

Ho una bimba di quattro anni.

Da quando la guardo imparare, mi faccio molte più domande sul mio lavoro.

Perché i bambini imparano giocando, copiando, sbagliando, cooperando, chiedendo “perché?” dieci volte di fila.

Poi cresciamo. Arrivano i banchi, le risposte giuste, i problemi da risolvere da soli, la paura di sbagliare.

E dopo anni, in azienda, chiediamo agli adulti di essere collaborativi, creativi, flessibili, capaci di gestire l’errore.

Nel video provo a ragionare su questo paradosso: forse una parte della formazione degli adulti serve anche a recuperare qualcosa che da bambini avevamo già.

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17/07/2026

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Quando si parla di fondi per la formazione, l’errore più comune è pensare che sia solo “trovare un bando”.In realtà è un...
15/07/2026

Quando si parla di fondi per la formazione, l’errore più comune è pensare che sia solo “trovare un bando”.
In realtà è un tema di governance: decidere cosa serve, a chi, con quale priorità e come misuro il risultato.

Primo punto: non esiste lo strumento “migliore” in assoluto.
• I Fondi Interprofessionali (Fondir, Fondimpresa, Fondirigenti, Fon.Te, FBA, Fondo Professioni, ecc.) sono una leva continua per pianificare e finanziare percorsi nel tempo.
• Il Fondo Nuove Competenze, invece, segue una logica diversa: rimborsa il costo delle ore di lavoro dedicate alla formazione e nasce per accompagnare transizioni (digitale/green).
Se scelgo lo strumento sbagliato, di solito non “perdo il bando”: perdo tempo e soprattutto coerenza del piano.

Secondo punto: prima ancora di caricare qualsiasi domanda, servono tre mattoni:
analisi dei fabbisogni, assessment delle competenze e progettazione.
È qui che si evita l’effetto “corso a catalogo” e si costruisce un percorso su misura, integrabile anche con formatori già presenti in azienda.

Terzo punto, quello che quasi nessuno racconta: dopo l’approvazione inizia il lavoro vero.
Monitoraggio, tutoraggio, tracciamenti, evidenze, scadenze, documenti: se questa parte non è disegnata bene, la rendicontazione diventa un incubo e il progetto si sgonfia.
E quando parliamo di Fondo Nuove Competenze, anche il tema “ore” non è banale: ci sono indicazioni specifiche su come computarle.

Ultimo pezzo: certificare le competenze.
Perché la formazione “finanziata” non deve solo essere fatta: deve lasciare traccia, diventare patrimonio dell’azienda e della persona.

Indirizzo

Via Ludovisi, 35
Rome
00187

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