10/03/2026
UN PANDA ANNOIATO
Nel 2009 Tomas Banišauskas era uno studente di economia a Vilnius, in Lituania. Non aveva investitori, non aveva un team, non aveva neanche un vero piano editoriale. Aveva soltanto una curiosità: raccontare storie che trovava interessanti. Storie strane, successi improbabili, piccole meraviglie quotidiane che spesso passano inosservate. Il blog si chiamava Bored Panda e, per molto tempo, è stato esattamente questo: il progetto personale di una sola persona che faceva tutto — scriveva gli articoli, programmava il sito, sceglieva le immagini, gestiva il server. Un lavoro quasi artigianale, fatto più di pazienza che di strategia.
La parte interessante non è che sia cresciuto. Internet è pieno di progetti che crescono. La parte interessante è come. In un’intervista raccontata durante l’evento Vilnius TechFusion, Banišauskas spiegò il principio che aveva guidato il progetto fin dall’inizio: fare dieci volte meno, ma dieci volte meglio dei concorrenti. Nel 2017 Bored Panda diventò il sito più condiviso su Facebook. Pubblicava circa sei articoli al giorno. Altri siti ne pubblicavano migliaia. Sei contro migliaia. E funzionava. Oggi l’azienda conta centinaia di collaboratori distribuiti in decine di paesi, è rimasta indipendente, ha rifiutato offerte di acquisizione molto generose e continua a crescere senza aver mai tradito quell’intuizione iniziale.
Ma ciò che colpisce davvero non sono i numeri. È la scelta. Bored Panda ha deciso di non competere sul volume. Ha scelto la cura, la community, la creatività condivisa. In un ecosistema digitale costruito sull’indignazione, sul clickbait e sulla velocità, ha provato a costruire uno spazio diverso. Un luogo dove fotografi, illustratori e artisti possono trovare visibilità senza dover urlare più forte degli altri. Qualche anno fa Wired lo descrisse come un ritorno a quando internet era meno dipendenza e più scoperta.
Forse è proprio qui la parte più interessante della storia. Viviamo in un’economia dell’attenzione in cui quasi tutti producono di più per contare di meno. Il rumore è diventato strategia, la velocità una misura di valore. Eppure ogni tanto una storia come questa ricorda qualcosa di semplice. La qualità non è un lusso. È una posizione. E forse il vero vantaggio competitivo oggi non è fare di più, ma avere il coraggio — molto più difficile — di fare molto, molto meno.
Un panda annoiato, buona lettura www.boredpanda.com