08/07/2023
Voglio condividere con voi gli argomenti trattati durante la riunione tenutasi presso il ministero.
L'Osservatorio Salute e Sicurezza sul lavoro promosso da Assoprevenzione ed altre associazioni di categoria, ha presentato una relazione che ha come obiettivo di focalizzare l'attenzione sulla situazione italiana e di proporre possibili soluzioni per ridurre il fenomeno infortunistico nel nostro paese.
L'Italia, che conta circa 18.000.000 di lavoratori attivi (dati Istat: 12,5 milioni dipendenti e 5 milioni di altri), non può più sostenere oltre 50.000 malattie professionali e oltre 500.000 infortuni denunciati annualmente (564.089 nel 2021; 697.733 nel 2022; 210.234neiprimi 5mesi dell'anno2023)di cui oltre 1000 mortali (1.361 nel 2021; 1.090 nel 2022 e 232 nei primi 5 mesi dell'anno 2023), circa 13 milioni di giornate di inabilità temporanea assoluta ed un impatto economico "diretto" sul paese che sfiora il 3% del PIL (L'agenzia europea per la sicurezza sul lavoro EU-OSHA ha stimato in passato l'impatto sul nostro paese in circa 45 miliardi di euro).
Per meglio comprendere il fenomeno sociale: ogni anno 550000 cittadini si assenteranno dal lavoro acausa di un "incidente sul lavoro"con altrettanti accessi sanitari (pronto soccorso, assistenza di base o prime cure Inail), 55000cittadini riporteranno una menomazione grave (temporanea o permanente) che per oltre 100 persone si tradurrà in una inabilità definitiva al lavoro. Solo INAIL, nel corso del 2021 ha effettuato 523mila interventi per "prime cure" ed un totale di circa 7milioni di prestazioni sanitarie.
Non è solo una questione morale, li problema è anche socio-economico: li "paese" Italia sopporta un costo superiore ai 45 miliardi di euro legati alla mancata sicurezza (dati EU-OSHA e Inail).
Uno degli argomenti maggiormente importanti trattati nelle varie edizioni del HSE Symposium è stato il tentativo di studiare le cause radici, ovvero le cause profonde, che erano alla base della catena di eventi che hanno poi portato all'evento infortunistico, idati emersi dal confronto fra i vari studi di ricerca presentati si sposano perfettamente con i dati provenienti da altri lavori di letteratura scientifica italiani e stranieri: circa il 50%degli eventi infortunistici ha come causa radice il comportamento di un lavoratore (errori di procedura, uso errato di attrezzature o uso improprio delle attrezzature stesse); circa il 30% degli eventi infortunistici ha come causa radice dei problemi di sicurezza organizzativi ambientali o strutturali (assenza di protezioni, guasti, elementi pericolosi, etc.): circa li 20% degli eventi infortunistici ha cause diverse.
Appare evidente che per contrastare il fenomeno infortunistico bisogna lavorare sulle due cause radice principali: li miglioramento degli ambienti di lavoro (incidenza del 30%) e la formazione di tutte le figure interessate: datori di lavoro, lavoratori, dirigenti e preposti (incidenza del 50%). In questa chiave di lettura si innestaanche il ruolo del medico competente che dovrebbe essere più partecipe alla gestionedella sicurezza
in tutti i suoi aspetti con particolare attenzione alla sensibilizzazione dei lavoratori ed alla promozione della salute mentre oggi è sovente relegato agli aspetti igienico sanitari ed alla sorveglianza sanitaria (limitazione causata dalla scarsità di medici del lavoro e non dalla loro competenza in quanto i medici del lavoro italiano sono di ottimo livello).
Il dato principalmente condiviso è che senza una efficace condivisione sociale dei principi cardini della
prevenzione le forze messe incampo non sortisconorisultati soddisfacenti.
In realtà il mondo della formazione si sta evolvendo in tutti i settori focalizzandosi sempre più sulle competenze acquisite dai formandi che non sui contenuti e sui saperi dei formatori: questa evoluzione è necessaria anche nella formazione relativa alsettore HSE.
In realtà le basi per questa evoluzione sono state già gettate dell'Unione Europea prima e dal Legislatore italiano che le ha inserite nel d. les. 81/08 quando ha introdotto ilconcetto di addestramento ed ha iniziato a parlare del "libretto formativo del cittadino"
La nostra proposta dunque, ni linea con quanto introdotto ormai quasi 15 anni fa, evidenzia la necessità di uscire dai paradigmi della formazione basata su contenuti ed orari prefissati ed entrare in una logica di gestione delle competenze acquisite.
Questo cambiamento "epocale", ma in linea con le indicazioni europee sulla formazione, porterebbe grandi vantaggi in termini di efficacia e funzionalità degli interventi formativi: riducendo il numero di infortuni ed efficientando contemporaneamente la spesa in formazione.
La gestione delle competenze dell’individuo dovrebbe avere inizio già fra i banchi delle scuole (ove il cambio di paradigma è già in corso) e, grazie al libretto formativodel cittadino, eviterebbe l'inutile ripetizione di corsi nel sempre più frequente spostamento dei lavoratori fra le aziende.
La nostra proposta prevede, oltrea d un maggior coinvolgimento delle istituzioni scolastiche nel formare dei cittadini sicuri, riducendo così contestualmente anche il numero di infortuni domestici e stradali, anche un maggior coinvolgimento del mondo delle politiche attive (istituzioni, Inail, associazioni di categoria, organismi paritetici, agenzie per il lavoro, etc.) nel trasferimento ai lavoratori delle competenze trasversali necessarie per l'ingresso e la permanenza in sicurezza nel mondo del lavoro.
La ISSA (International Social SecurityAssociation) nel 2010 ha pubblicato unostudio al fine di calcolare il ROP
(Return on prevention) di 300 aziende di varia nazione e vario settore li cui risultato evidenzia che, in media, per ogni euro investito in sicurezza si determina un ritorno quantificabile in più di 2 euro senza tener conto del ritorno sociale, ovvero del risparmio in termini di previdenza e di sistema sanitario che vanno a comporre una percentuale notevole dei 45 miliardi di euro (costo annuale stimato per mancanza di prevenzione in Italia).
I soli investimenti in repressione, con l'aumento delle sanzioni e del numero di ispettori, non possono risolvere li problema che invece va affrontato sotto i suoi tre aspetti fondamentali: prevenzione, investimento e repressione.
Alla luce della premessa appare evidente che li paese deve spingere su tre grosse leve:
•la formazione dei giovani in età pre-lavoro come investimento nel lungo termine;
garantire un approccio formativo e di sensibilizzazione e non di pura repressione da parte degli Organi di Vigilanza come investimento nel mediotermine;
• lo stimolo all'investimento in prevenzione (strutturale, organizzativa e formativa) per le aziende come investimento nel breve termine;
Per stimolare l'investimento in prevenzione per le aziende italiane la nostra proposta è quella di istituire un sistema di credito di imposta che possa aiutare le aziende a trovare risorse da investire in prevenzione generando un circolo virtuoso che ridurrebbe li numero e la gravità degli incidenti (vantaggio sociale) e contestualmente ridurrebbe i costi della mancata sicurezza generando in breve termine un surplus economico per il paese.
Per ogni euro investito ci sarebbe un beneficio medio di circa 2 euro per le imprese che avranno aderito al credito d'imposta (aumento del PILe dei posti di lavoro) ed un risparmio dello stesso ordine di grandezza per il sistema paese (minor costo sanitario per gli infortuni, minor costo sanitario per le malattie professionali, aumentodelPILedelrelativogettitofiscale,etc.). Lanostrastimaprevedecheconuncreditod'impostapari al 50%dell'investimento effettuato il sistema paese abbia un ROl positivo.
Appare dunque evidente che tale tipologia di investimento in prevenzione permetterà un notevole risparmio economico con effetti benefici sul bilancio dello Stato, con la riduzione dei costidiretti legati agli infortuni ed alle malattie professionali (costi sanitari, costi previdenziali, indennizzi Inail, etc.) ma anche una riduzione dei costi indiretti, a carico dello Stato, legati alla minore occupazione di posti letto negli ospedali, al minor numero di procedimenti giudiziari penali e civili con conseguente minor carico nelle aule di tribunale ed ad un efficientamento dei sistemiassicurativie previdenziali (Inail e Inps): come ulteriore conseguenza positiva sia gli organismi di vigilanza che gli enti preposti potrebbero dedicare le maggiori risorse liberate alla prevenzione generando un ulteriore miglioramento complessivo.
Ai prossimi incontri di settembre analizzeremo le risultanze delle proposte fatte. La cosa importante che è emersa è quella che il Governo ha incrementato e lo sta incrementando le risorse umane (ispettori tecnici e non) deputate al controllo e vigilanza, che dovranno intensificare la fase di controllo e repressione di tutte quelle situazioni che possono generare rischi per i lavoratori.