20/06/2026
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Ferreri Vini è una realtà siciliana che nasce nel 2003 dalla volontà di tre soci, accomunati dalla passione per la viticoltura tramandata dai padri, viticultori da oltre cinquant'anni. La cantina, originariamente denominata Ferreri & Bianco, si pone fin dall'inizio l'obiettivo di valorizzare la storia, la cultura e i prodotti del territorio, con una costante ricerca della perfezione e la promozione delle eccellenze locali. Radicata nella Sicilia occidentale, l'azienda interpreta la complessità e la ricchezza dei microclimi dell'isola, esaltando nei suoi vini i profumi, le essenze, la solarità e il calore della propria terra. La filosofia produttiva è improntata alla qualità e al rispetto dell'ambiente: la cantina controlla direttamente l'intera filiera, dalla selezione dei terreni e dei vitigni alla raccolta manuale delle uve, e utilizza tecniche di coltivazione naturali e poco invasive, come il sovescio. A testimonianza dell'impegno verso la sostenibilità, l'azienda ha inoltre realizzato un impianto fotovoltaico per un maggiore efficientamento energetico.
L'offerta enologica si articola in diverse linee, che spaziano dai monovitigni, che esprimono il carattere intrinseco della varietà, alle selezioni "cru" affinate in botte, fino a vini di pronta beva e a un Metodo Classico da Catarratto. Un'azienda che guarda al futuro con le radici ben piantate nella tradizione, e che si pone l'eccellenza come traguardo quotidiano. Ho incontrato Rosario Ferreri, titolare dell'azienda, a cui ho posto alcune domande declinate sull'internazionalizzazione.
LUCA MARRUCCHI: In un mercato globale sempre più polarizzato, con un consumatore finale che tende a scegliere tra prodotti di massa ed etichette premium, qual è la strategia di posizionamento internazionale di Ferreri Vini? Come bilanciate la competitività sul prezzo con la valorizzazione di quell'unicità legata ai vitigni autoctoni siciliani e alla storia della vostra cantina?
ROSARIO FERRERI: La complessità e l’evoluzione dei mercati ci ha indicato di mantenere l’autenticità, la tipicità e la rappresentatività del territorio di origine che sosteniamo documentando i nostri prodotti con la storia di tre generazioni rappresentate dalle nostre famiglie che continuano a seguire tutta la filiera “dalla vigna al mercato”. Mantenere inoltre un rapporto qualità/prezzo che ci viene giustificato in ogni presentazione dei nostri vini riconosciuti con delle note attrattive e di grande personalità.
LUCA MARRUCCHI: L'Italia è leader mondiale per biodiversità vitivinicola, ma mentre le grandi denominazioni viaggiano da sole, i vitigni autoctoni "minori" faticano a trovare spazio. Con la vostra scelta di puntare su varietà come il Pignatello o lo Zibibbo, come comunicate e "vendete" storie e identità territoriali complesse a un acquirente internazionale? Avete sviluppato un linguaggio di marketing e una narrazione specifici per trasformare questa complessità in un vantaggio competitivo sui mercati esteri?
ROSARIO FERRERI: Il contesto variegato di tendenze, mode, e talvolta mistificazioni colmate da grandi investimenti in marketing che hanno come sottostante immagine e non qualità, lo affrontiamo con maggiore presenza diretta sui mercati. Sosteniamo i nostri contatti con affiancamenti, masterclass, wine e dine, visite presso i clienti finali ho.re.ca. Tali esperienze ci hanno insegnato che il cliente finale davanti a un corretto abbinamento pasto-vino scopre nuove sensazioni e memorizza che esistono prodotti meno noti ma più autentici e innovativi nonché più genuini. E questo vale su tutte le latitudini del globo, da levante a ponente, da nord a sud.
LUCA MARRUCCHI: L'innovazione tecnologica non è più un'opzione, soprattutto in un'ottica di internazionalizzazione. La ricerca dell'Università di Foggia ha dimostrato come l'adozione dell'Agricoltura 4.0 (dai sensori IoT alla robotica) migliori la capacità delle aziende di posizionarsi nei segmenti premium. Quali tecnologie digitali o di precisione avete adottato in vigna o in cantina per garantire qualità costante e tracciabilità? Come comunicate questa innovazione ai partner esteri e ai consumatori finali?
ROSARIO FERRERI: In vigna adottiamo ancora metodi tradizionali favoriti anche dal posizionamento geografico dei nostri terreni. Utilizzati pochissimi trattamenti che peraltro durante la vegetazione della pianta e la maturazione delle uve bastano semplici passaggi da Rame, zolfo e gesso per contrastare in primis la peronospera e infine l’oidio. Le nostre dimensioni non riescono ancora a giustificare altre innovazioni digitali che richiedono investimenti non sempre facilmente sostenibili.
LUCA MARRUCCHI: Negli ultimi anni, il commercio globale del vino ha visto emergere figure sempre più importanti: i cosiddetti "paesi hub", che importano, riconfezionano e riesportano i vini, svolgendo un ruolo a volte sottovalutato. Avete mai mappato il vostro vino per capire se, e in che misura, viaggi attraverso rotte commerciali "indirette"? Gestite in autonomia la distribuzione nei mercati chiave o vi appoggiate a grandi importatori locali? Qual è, secondo voi, la strategia più efficace per presidiare la catena del valore?
ROSARIO FERRERI: Per le dimensioni della nostra realtà tendiamo ad affidarci a distributori locali mantenendo una figura di Fornitore magari concedendo delle esclusive a garanzia del mandato concesso.
LUCA MARRUCCHI: Guardando al futuro, i mercati emergenti rappresentano un'opportunità concreta di crescita, con l'export del vino italiano verso 13 paesi target in crescita del 4,3% nel 2025. Tuttavia, in molti di questi paesi, il consumo di vino è ancora legato all'esperienza gastronomica, mentre la concorrenza con altri paesi produttori è agguerrita. State valutando l'ingresso in nuovi mercati specifici (come la Polonia, la Corea del Sud o i paesi del Sud-Est asiatico)? Con quale strategia di prodotto e di prezzo pensate di approcciarli per avere successo?
ROSARIO FERRERI: Rimaniamo focalizzati verso i mercati tradizionalmente vocati all’acquisto dei vini: EU, USA, Canada, Giappone. Da tempo attenzioniamo anche i mercati emergenti del Sud est Asiatico, India e quelli de Mercosur che a parte i primi questi ultimi hanno ancora delle limitazioni normative e fiscali che ne rallentano l’evoluzione. Come strategia di prodotto continuiamo con i prodotti identitari del nostro territorio tutti vinificati in purezza e quindi vocati a soddisfare diverse fasce di gusto e palato. Con i prezzi cerchiamo di essere più competitivi valorizzando un margine per l’inserimento e qual apripista.