04/09/2018
La scorsa settimana, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto una revisione della cooperazione di Difesa nell’Unione Europea - sostenendo che l'UE non può più fare affidamento sugli Stati Uniti per la sua sicurezza. Contemporaneamente, ha esplicitamente sfidato Ungheria, Italia e i crescenti “populismi”, stigmatizzati come un pericolo per la sua visione "progressista”, da lui incensata come il futuro dell'UE. Alla ricerca di consensi ed ulteriore supporto, Macron ha addolcito la sua posizione su Brexit, fino a quel momento assai dura.
Tutte cose collegate, evidenza di un’accelerazione del protagonismo e assertività francese, come e più dell’era Sarkozy (e relativi disastri), dopo la parentesi flaccida di Hollande.
Tutte cose che suggeriscono almeno un paio di domande:
Per quali fini? L’Europa si deve affidare e fidare di Macron?
Se guardiamo alla lezione della Storia, solo gli sciocchi e gli incompetenti possono credere alla Francia come campione dell'integrazione europea.
Già dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Francia fu tra i critici più recalcitranti dell'integrazione, nel senso comune e condiviso del termine. La Francia, allora come oggi, parla di l'integrazione non come funzionale a una cooperazione paritetica, ma come e solo con se stessa in ruolo dominante. Alla fine della guerra la Francia voleva smembrare la Germania e impadronirsi delle sue risorse, soprattutto il carbone. L'obiettivo era duplice: impedire a Berlino di rappresentare una minaccia per la Francia e ricostruire l'economia francese con risorse tedesche. Un’occasione per superare i “limiti” del Trattato di Versailles del ’19. Infatti, furono solo le pressioni di Stati Uniti e Regno Unito, con la riabilitazione della Germania occidentale come democrazia liberale nel un nuovo ordine internazionale, a convincere (= costringere) la Francia come co-fondatore della CECA (Comunità Europea carbone e Acciaio) - la nonna della UE. D’altronde, La Francia la Francia sedeva tra i vincitori più per una questione di etichetta e opportunità che di sostanza: tutti sapevano che non era la Francia che aveva sconfitto la Germania nazista e l'Impero Giapponese. I veri vincitori le avevano chiarito che la sconfitta della Germania non significava che alla Francia sarebbe stato concesso di prendere il suo posto come stato egemone in Europa.
Da allora la grande strategia francese, a parte la prosopopea tipicamente transalpina, è stata più o meno bloccata: I'economia francese aveva bisogno di un accesso privilegiato alle importazioni tedesche per riprendersi dopo la guerra e la sicurezza francese dipendeva dalle garanzie britanniche e americane contro il revanscismo tedesco e ambizioni sovietiche, per non parlare del supporto materiale alle avventure pseudo-militari in Indocina e Algeria.
Se la Francia avesse potuto distruggere la Germania, lo avrebbe fatto. Non potendo, ha ripiegato cercando di integrare la Germania in Europa alle condizioni della Francia.
E così è iniziata la leggenda della Francia come stimolo e campione dell’Europa unita.
Ora, Emmanuel Macron è la personificazione di questa linea di pensiero strategico. Macron definisce il suo sostegno all'UE integrazione come "progressismo" innovativo e moderno, una formula semantica che puzza di presunzione.
Nonostante i sorrisi e gli ammiccamenti, i francesi mal sopportano che la Germania sia diventata il centro di gravità dell'Europa. E’ vero che, ultimamente, la Germania merkeliana ha perso parte della sua credibilità a causa del suo sostegno all'austerità e migrazione; ma anche così, quello che è iniziato come un progetto francese per controllare la Germania si è evoluto in un progetto tedesco per prosperare grazie agli europei. Non dimentichiamo che la Germania, riunificata nel 1990, ha un'economia quasi 40% più grande di quella francese. In un'epoca quando gli euro, non i carri armati, definiscono il potere in Europa, Parigi si è ritrovata numero due, constatazione indigesta per i galletti.
L'Unione europea è stata sottoposta a forti pressioni dalla crisi finanziaria del 2008, pressioni che hanno dato luogo a evoluzioni sociali non viste dagli sprovveduti e dagli economisti col paraocchi. La rigidità e il dirigismo, delle élite e della burocrazia UE, la loro scellerata politica sul fenomeno migratorio, hanno fatto il resto. Ora non solo la fronda del Gruppo di Visegrad è sempre più forte. Ora ci sono i Salvini a mettere la strategia e gli interessi francesi! Per la Francia, tutto ciò significa che l'UE ha bisogno di una seria riforma. Politica prima che economica.
La Germania è sospettosa nei confronti degli sforzi di riforma della Francia perché la Germania vuole preservare lo status quo. Gli “integrazionisti” hanno fatto bene il loro lavoro: la Germania è militarmente irrilevante (non in senso assoluto, ma nel senso relativo di volontà di usare lo strumento militare) ma economicamente prospera, e pensa principalmente in termini economici. Per la Germania, questo significa mantenere l’eurozona insieme in modo che più paesi europei possano acquistare beni tedeschi.
E significa garantire che la Germania possa fare ciò che vuole con il suo massiccio surplus.
Al contrario, per la Francia, la questione non è tanto mantenere l'eurozona insieme quanto mantenere la Germania legata a un quadro istituzionale che la rende più debole e dipendente dalla Francia. Per realizzare ciò, Macron sta facendo ciò che tutti coloro che aspirano a dominare fanno: sta tentando di plasmare potenziali partner e istituzioni a sua immagine. In Europa come sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Magari creando le condizioni per subentrare ad altri (leggi Italia) nel controllo e usufrutto delle fonti energetiche fossili in nordAfrica. Cercando contemporaneamente di creare problemi e difficoltà a tutti gli altri, ai “ribelli” come Salvini e agli amici traballanti come Merkel.
In questo senso, Parigi può usare Brexit a proprio vantaggio, perché significa una voce meno potente con cui lottare definire il futuro dell'UE. Ed ecco perché Parigi spinge per un EU-16 più integrato in cui la Francia ha una posizione dominante serve la Francia interessi strategici meglio di un diffuso UE-27 - finché la Germania rimane nel blocco.
De Gaulle e vari presidenti dopo di lui, sia di destra che di sinistra, pur riempiendosi la bocca di grandeur, dovevano abbozzare e dimostrare pragmatismo.
Ora non più: Macron vede (crede di vedere) una congiuntura globale e temporale favorevole, pensando di aver individuato un relativo disinteresse trumpiano per le vicende europee. Ora Macron sogna una grandeur europea a guida francese come naturale evoluzione di quella originale gollista. Gli obiettivi sono gli stessi: la neutralizzazione della Germania come minaccia, il disaccoppiamento della politica estera francese dagli Stati Uniti e una dominante posizione per la Francia nel continente europeo, in proiezione africana e mediorientale.
Ma sono cambiati idee e modi su come raggiungere questi obiettivi: una UE fortemente francesizzata.
E’ per questo che si sta impegnando in una guerra (per ora solo di parole) di parole con Salvini e Orban, visti come minaccia mortale alle aspirazioni “imperiali” francesi.
Quanto è accettabile, per tutti noi, il modo con cui la Francia sta perseguendo i suoi fini strategici? Una domanda che gli europei dei primi anni ’50 si sono chiesti. Una domanda che dovremmo chiederci di nuovo. La guerra è appena iniziata…..